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Tornerò, forse tornerò (3° Episodio)

Zakopane Soffuso, JO 2007

Non c’è due senza tre, dicevano gli antichi. Io invece parlo tris di cuori, anche se non ho idea di cosa sia il poker o la scalaquaranta. Tra una manciata di ore parto, stavolta in solitaria, per la Germania Orientale (ex-DDR). L’unica cosa che so, adesso, è che non so dove sarò tra tre giorni.  Non so dove dormirò, nè chi incontrerò, nè se sarò preso da euforia o mestizia. So che sarò libero, questo sì, da pensieri nemici e zavorre spirituali. Me lo sono imposto, come mi sono imposto di ridurre il peso dello zaino. Dopo due anni di esperienza non posso  permettermi di superare i 12 chilogrammi. Un paio di provvedimenti che ho deciso di prendere: sostituisco il sacco a pelo col sacco lenzuolo (il fuoco interiore mi riscalderà) e porto un asciugamano in microfibra (che occupa la metà della metà di quello normale). Tuttavia ad alzare il peso dello zainone ci sarà il chilogrammo di libri che ho deciso di leggere sulla strada. Due libri di carattere storico-politico sulla DDR e “Walden, ovvero vita nei boschi” di  Thoreau. La mia mente è feconda, pronta a farsi contaminare da luoghi ed emozioni. Credo nel viaggio come la più proficua occasione di crescita e apertura mentale. Conoscerò volti liberi, sarò l’uomo più contento del mondo ad ascoltare le storie di chi mi si porrà davanti. D’altronde sto già lì. Ad osservare la gente che corre per le stazioni, i backpackers ovunque negli ostelli, i giapponesi che esplorano con la costanza delle formiche, la coppia rastafari che non manca mai e i clochard che si dividono tra un marciapiede e un treno merci. Sto già ad immaginarmi Wagner, Nietzsche, Engels, Schopenhauer, Goethe, Mozart, ahimè Hitler e Mengele e le SS e la Gestapo, e tutti i personaggi  e le entità che orbitano attorno alla mia microsfera culturale sotto la voce Germania. Respirerò la loro aria, ci pensate? Tappe obbligate: Weimar (dove fu fondata la famosa repubblica), Norimberga (raduno, processo), Potsdam (conferenza), Dachau (lager), Bamberg e Dresda. Dell’Ovest visiterò Monaco, Amburgo e la Foresta Nera. Questo l’itinerario di massima. Non so se lo rispetterò e in quale ordine, lascerò fluire il viaggio come un lungo torrente di sogni. Tornerò anche a Berlino, e alloggerò rigorosamente nella parte Est. Ne rimasi folgorato due anni fa: l’atmosfera così malinconicamente umana, la storia promanata dai palazzoni stile sovietico, le strade e le piazze enormi. Camminarò dalle parti di Alexander Platz con Yann Tiersen in cuffia. Nulla di più ispirante. L’ultima volta ci andai in inverno, mi ricordo i faccioni congelati di Marx ed Engels e gli amici del liceo e le pallate di neve a lunga distanza: un altro motivo di commozione e trasporto. Ci torno: romantico, libero, sognante, felice.
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: la Foresta Nera merita un capitolo a parte…


La Sospensione dell’Attimo

Spighe di graminacee
Imbevute di rugiada —
Molotov al vento.


Immaginarci tra le montagne

Immaginarci tra le montagne, su, tra le foreste che respirano, donando alle nostre aspre anime l’ossigeno più puro di sempre.
A regnare su noi un cielo di cristallo con stelle brillanti, a rappresentare desidèri espressi chissà quando ed esauditi chissà come. Come sottofondo il piano minimalista di Ludovico Einaudi, e in cerchio discorsi sull’amore per la vita, per la Natura, sulle cortesie del vento, sulla pace dei sensi, sulla benvoluta eternità degli attimi. Stati di gioia assaporati col sorriso, nella loro totalità. E le brune colline che nascondono la luce dell’alba, ci osservano con lo stupore di un hobbit. Siamo un tuttuno col mistero e ce ne compiacciamo. La serenità dei campi di grano, le tane dei grilli compositori, l’ancestrale maternità della Luna. Madre Natura ha scolpito per noi la cornice per i momenti più belli della nostra vita. Dio, sei il nostro respiro. Degustiamo il tuo candore e la tua perfezione, quassù dove non c’è né tempo, né spazio, né scelta. Un incantesimo di positività e calma interiore. Tutto è vita. Intrinsechi all’armonia, come la linfa che scorre nelle piante, o l’acqua che lentamente si insinua negli antri profondi del suolo e va a nutrire una radice. Parte di essa, e co-autori. Tutto è Dio quassù, e anche noi lo siamo, come divengono luce i prismi che ricevono e dividono e diffondono i raggi astrali, che vanno a posarsi sul bosco come fosse un abito di seta sull’esile corpo di una regina elfica. L’argenteo velo di Dio ci coglie, ci scalda, ci perde, ci ritrova. Nell’assoluto.La foresta di notte

* photo by David@Flickr



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