E’ fine luglio quando andai alla ricerca di un libro da portarmi in viaggio. Noto con distacco una serie di libri di ogni categoria e spessore, finquando l’occhio non cade su “LATINOAMERICANA: diario di un viaggio in motocicletta“, di Ernesto Guevara de la Serna.
Non avevo mai approfondito né sul film di cui conoscevo solo il titolo, “I diari della motocicletta”, tantomeno sul Che in sé. L’ho sempre tenuto da parte nella mia mente con un certo scetticismo: la mia idea del Che come idolo di massa, come effige da stampare sulle maglie di giovani che si autopercepiscono comunisti ribelli mi scatenava un’irritante allergia.
Sarà stato quindi il desiderio di esorcizzare le mia chiusura, o forse l’ipotesi che la scoperta di un personaggio che ha provocato tanto scalpore possa essere affascinante, che decido di investire 5€ sulle 128 pagine edite da Feltrinelli. Tornato a casa lo chiudo in zaino, per dimenticarlo.Sono seduto su un pulcioso sedile di un treno che percorre le vaste lande scandinave, quando il dolce far niente si tramuta in noia morbosa e mi attiva il meccanismo di ricerca di una possibile attività ludica. La lampadina si accende, ricordo di aver con me il libro chiuso nello zaino.
Lo apro, lo inizio, e lo finisco nel giro di 3 giorni.
Il diario, si sa, è la forma narrativa più intima, più vera, più vicina all’autore. Il quale si cimenta in un dialogo con sé stesso riflettendo la realtà che lo circonda dandone sfumature personali, filtrandone i particolari che lo eccitano o lo rallentano. Il tutto in piena sincerità e senza censure. LATINOAMERICANA consiste proprio negli appunti di viaggio di Ernesto Guevara, rielaborati da sé stesso in forma narrativa di diario.
Detto ciò, che il viaggio è un’esperienza che incide sull’io interiore Ernesto lo prova e lo dimostra non solo attraverso la curiosa cronaca delle avventure trascorse sulle strade e sui mari del Sud America, ma soprattutto con le numerose riflessioni e i brillanti approfondimenti socio-culturali. Nei meandri di popolazioni per lo più dimenticate e calpestate, Ernesto trova la materia prima per soddisfare la sua avida sete di ricerca.
Assieme ad Alberto Granado, suo amico biochimico e anche lui squattrinato, il Che in un anno e mezzo (da dicembre del 1951 a luglio 1952) tocca Argentina, Cile, Perù, Colombia, Venezuela e USA. Un itinerario fantasmagorico, percorso praticamente senza equipaggiamento (l’unica differenza tra ‘abbigliamento da notte e da giorno erano le scarpe: quando dormiva si toglievano), né soldi (i due si ingegnano per trovare stratagemmi per farsi offrire un letto, scroccare un pasto o qualche bicchiere di pisco!). Le passano di tutti i colori, utilizzano ogni mezzo possibile (partono con la mitica moto Poderosa II ma poi si rompe e quindi le provano tutte: a piedi, in zattera, in nave, in autostop…) e vivono la vita alla giornata. All’avventura.
Se infatti l’obiettivo iniziale era quello di visitare il lebbrosario di San Pablo, in Perù, i due giovani sognatori parallelamente viaggiano per vivere le culture indigene, riscoprendo con i popoli le antiche radici. Non manca quindi il monito costante ai governi filo-occidentali, che seguendo le orme dei cosidetti Conquistadores, continuano a denigrare coloro che son rimasti legati alle proprie origini.
Nel protagonista si percepisce il cambiamento, la crescita.
Lui stesso afferma: «Il personaggio che ha scritto questi appunti è morto quando è tornato a posare i piedi sulla terra d’Argentina, e colui che li riordina e li ripulisce, io, non sono più io; per lo meno, non si tratta dello stesso io interiore. Quel vagare senza meta per la nostra “Maiuscola America” mi ha cambiato più quanto credessi».
Un’evoluzione che il Che ha assaporato giorno dopo giorno, grazie alla quale è riuscito a superare i numerosi momenti di dubbio e di difficoltà estrema. Non sono mancati gli istanti in cui Ernesto si sia chiesto: “Ne è valsa la pena di far tutto ciò?”… quando ripensa alla ragazza, scaricata a malincuore in Argentina («Se mi vuole bene mi aspetta»), oppure quando soffre l’escursione termica delle pampas o le zanzare del Rio delle Amazzoni. O quando lo sfruttano in nave per pulire i bagni… Un’infinità di eventi che fungono da rito d’iniziazione per la vita del futuro rivoluzionario.
Detto ciò, credo che sia meglio smetterla di comprare i gadgets più o meno Made in China del Che. Se realmente lo ritenete un eroe, un modello o una divinità, per onorarlo leggete i suoi libri, anche se forse nemmeno questo basta.
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recensione a cura di: Jacopo O.