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	<title>Questa Vita &#187; episodi</title>
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	<description>Di cosa parliamo quando parliamo d&#039;amore</description>
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		<title>Ma È Successo Qualcosa Alla Ragazza?</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Nov 2009 22:22:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Jacopo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Investigazioni]]></category>
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		<description><![CDATA[MIRIAM &#8212; Sul 38 ci salgo dopo una serata di cammino e sopra chi ci trovo? Un autista che cerca suggerimenti dai passeggeri su dove recarsi per la prossima fermata perché è la prima volta, un indiano con il volto cianotico che spruzza aglio dappertutto e osserva fuori e ogni tanto lancia occhiate dentro, un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>MIRIAM</strong> &#8212; Sul 38 ci salgo dopo una serata di cammino e sopra chi ci trovo? Un autista che cerca suggerimenti dai passeggeri su dove recarsi per la prossima fermata perché<em> è la prima volta</em>, un indiano con il volto cianotico che spruzza aglio dappertutto e osserva fuori e ogni tanto lancia occhiate dentro, un altro tipo (l&#8217;attuale copilota) con una mostruosa voglia sulla tempia che non dice nulla di interessante ma anzi elude le mie domande sul perché MIRIAM, che mi è di fianco, sia così agitata e tremante e frenetica con quel suo specchio a guardarsi i graffi sul volto. Miriam è una ragazza sui 17 grassa, grassissima, e indossa un tubino attillato nero. Ha il culo che sembra una mongolfiera e due tette grosse come due teste di palombaro. Sta sempre a sistemarsi la maglietta perché parti del suo corpo cercano disperatamente di evadere. Dal mucchio nero della sua persona risaltano due cose: la borsetta bianca <span style="text-decoration: underline;">piccolissima</span> imbottita di cianfrusaglie e lo sguardo a metà tra il mesto e l&#8217;adirato.  È evidentemente agitata e io prima guardo l&#8217;indiano e poi domando al tipo con la voglia,<em> Ma È Successo Qualcosa Alla Ragazza?</em> &#8211; &#8220;Ehm no&#8221; &#8211; tentenna &#8211; &#8220;È solo che ha incontrato una persona prima&#8230; con problemi&#8230;&#8221;, e io insisto:<em> &#8220;ah sì? cioè?&#8221;</em>, &#8220;eh no niente, prima, un problema&#8230;&#8221;,  sorride e distoglie lo sguardo, come imbarazzato. Scenderà poco dopo insieme all&#8217;indiano, che ci lascerà per ricordo la sua aroma. Miriam si alza e va dall&#8217;autista a fargli da navigatore. Insieme farfugliano e io mi incuriosisco e mi metto ad origliare e capisco che stanno commentando <em>l&#8217;accaduto</em>. Fuori le luci della metropoli strisciano nel freddo, fendendo l&#8217;umidità fluttuante del Tevere e lanciando messaggi Morse ricchi di sentimento e nostalgia e amarezza fino a far cadere tutto &#8212;&#8211; Dall&#8217;abitacolo  mi arrivano parole confuse: &#8220;matta&#8221;, &#8220;ubriaca&#8221;, &#8220;matti&#8221;, &#8220;ubriaconi&#8221;, &#8220;io&#8221;. Miriam dirige con autorità l&#8217;autista verso la prossima fermata, e intanto maneggia il suo odioso telefonino con mascherina rosa e <em>winnie pooh</em> poverino costretto proprio lì, nel salotto delle ragazzine del 2000,  condannato ad ascoltare <strong>sempre le stesse cazzate</strong> e allora <em>tic</em> apre lo sportello e risponde all&#8217;amica STO ARIVÀ e continua a sguazzare nella sua obesa volgarità per un po&#8217; di minuti finché non arriva il momento di scendere. Il caso vuole sia il momento di scendere anche per me.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>DELIRIO</strong> — La tabella luminosa indica 17 minuti dal prossimo autobus utile. Waha, come non cogliere l&#8217;occasione e indagare. Ma insomma, che è successo? Ti hanno per caso colpita?<br />
«Una cicciona UBRIACA negra di merda prima è salita sull&#8217;autobus a Termini che appena è  entrata è cascata per terra sull&#8217;autobus sta stronza è venuta da me a rompere le palle e praticamente stavo al telefono con n&#8217;amica mia e stavo a parlà e questa <em>niente</em>, mi ha incominciato a dimme <em>che cazzo vòi! che cazzo vòi!</em> senza che io facevo niente e io j&#8217;ho ridetto <em>ma che cazzo vòi te</em>! e ho continuato a parlare con l&#8217;amica mia e poi sta negra m&#8217;ha detto <em>&#8220;non mi ci chiami puttana hai capito, puttana ci sei tu, puttana tu, figlia di puttana! tua madre è una puttana!&#8221;</em> e poi mi ha preso la mano e io l&#8217;ho spinta via, ma che vòle questa, e j&#8217;ho detto puttana non mi ci chiami mi madre, vaffanculo troia, che cazzo vuoi,  puttana sarai tu che fai la puttana e c&#8217;hai i figli in giro e allora m&#8217;ha dato prima una manata che io ho bloccato e poi con l&#8217;altra mano una bottigliata in faccia perché c&#8217;aveva la bottiglietta d&#8217;acqua e allora io ho sbroccato e gli ho dato un pizzone, due pugni in faccia e un calcio in pancia e m&#8217;hanno dovuto fermà, poi dici sei razzista sta troia è cascata e l&#8217;ho presa pei capelli e l&#8217;ho tirata sul finestrino e ha sbattuto la testa e poi si è alzata e gli altri mi hanno tenuta e sta troia m&#8217;ha graffiato in faccia e guarda qua&#8230; mortacci sua&#8230; e questa insomma è scesa&#8230;», tutto questo con enorme frenesia e le fiamme negli occhi e il grasso scomparso nel nero della notte.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>LUCE </strong>— Col resoconto in mano elargirò insegnamenti di vita: sono cose che capitano, nera o bianca non cambia, la prossima volta non darle spago, era ubriaca, fuori di testa, certo hai fatto bene a difenderti, però dai, era ubriaca e non ci stava con la testa &#8211; non dovevi darle spago, non invischiarti! E lei continua: «Sta puttana, ma che vòle, come si permette lei che è una stronza ubriaca di merda che viene a dì figlia di puttana a me&#8230; io je magno in testa, io je spacco la fronte.. e DOMANI VADO PURE A RICERCARLA, tanto lo so dò sta, sta sempre lì a Termini&#8230; fa la mignotta là.. sta zoccola.. 30 anni contro 17 io je spacco la faccia domani torno là, che ti credi, a me non m&#8217;hanno mai messo le mani in faccia e mò domani la vado a menà, mò perché oggi m&#8217;hanno fermata sull&#8217;autobus sennò la sfonnavo&#8230;». E io sacerdote improvvisato tento di convincerla a non tornare, a non nutrire rancore. Mi chiede se si stia gonfiando il graffio, io  faccio finta di guardare e nego: &#8220;tranquilla, non è niente!&#8221; &#8211; e continuo -  &#8220;Non ti conviene invischiarti, poi passi i guai, non ne vale la pena&#8230; Lasciala stare, era ubriaca e stava fuori di testa, non tornarci!&#8221;, e lei ancora a rigirare la frittata e a sottolineare che le ha offeso la madre e l&#8217;ha graffiata in faccia e a urlare vendetta. Mi sento impotente e anche un po&#8217; distante. In fondo non me ne frega un cazzo. L&#8217;autobus arriva e noi saliamo. La luce diafana del bus le riporta il grasso addosso, e con esso la calma. È più difficile strillare la rabbia senza il supporto dell&#8217;oscurità.  Non più implacabile leonessa ma salame in lutto. Riprende il cellulare in mano e mi parla del suo motorino truccato e io le dico di essere prudente sulla strada. Le ripeto tra parentesi di non tornare a Termini l&#8217;indomani, e mi dà ragione. Le chiedo che scuola fa e mi risponde <em>l&#8217;istituto professionale</em> di Torre Nòva. Le chiedo cos&#8217;era andata a fare a Termini e mi sorprende dicendo che tornava da Acilia, dove abita il suo ragazzo.  Le chiedo il suo nome: <strong>MIRIAM</strong>, mi fa, e lancia uno sguardo sfuggente fuori dal finestrino. Io sono Jacopo, ma ora scendo, piacere.</p>
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