Ho terminato di leggere “CLAUSURA” di Espedita Fisher, libro inchiesta
sulla vita delle suore claustrali. Premessa l’originalità dell’argomento che già da sé è in grado di suscitare un’enorme curiosità, vorrei subito sottolineare l’efficacia del format con cui l’autrice ha raccolto il suo lavoro. Una serie di interviste taglienti, rapide, dense, intervallata da frammenti del suo diario di viaggio, ricchi di sana ironia e di sensazionali curvature autobiografiche. Espedita, anima coraggiosa, ci fa da lanterna in un pianeta avvolto dal mistero, ci permette di sbirciare nello spioncino della porta che divide il nostro mondo dall’arcana dimensione dei monasteri. Da una parte noi, vittime e carnefici in una società frenetica e priva di spiritualità; dall’altra queste anime pie, leggere, fluttuanti nel Regno del Silenzio e della Preghiera; fra i due fuochi ci si mette Espedita, che per noi ha tribolato non poco per ottenere accesso a tale scrigno, tenuto rigorosamente serrato. Nel ventaglio delle sorelle intervistate compaiono donne di tutte le età, nazionalità e percorsi. Ciascuna aderente al proprio ordine o congregazione, con rispettivi velo e Regola. Ad ognuna la sua cultura, le sue esperienze, le sue convinzioni, e il suo grado di timidezza. Ma tutte sorelle, e tutte dolcemente trainate dall’Amore per Dio, in uno stile di vita da loro definito « cristocentrico ». Il culto del Silenzio e il voto alla Castità formano il loro denominatore comune in questa Terra. Nelle interviste si mettono a nudo, « trasparenti come lo Spirito Santo », anche di fronte a domande personali, che apparentemente potrebbero stonare alle orecchie di una monaca. Espedita ci mette la faccia e noi l’incredulità, quando ascoltiamo Suor Doris, che alla domanda « non ti manca il matrimonio e la maternità? » risponde realizzata « Ho sposato l’Umanità e le sorelle, volevo una famiglia numerosa, e l’ho avuta. La mia maternità è sostanzialmente stupore ». Poi è magnifico scoprire come avviene una vocazione. Talune sorelle intervistate hanno descritto per noi il loro magico istante, la loro scintilla, ripetendo, con la luce negli occhi, le parole che hanno loro cambiato la vita, frutto di una quella misteriosa voce soave e magnetica che le ha conquistate. Tutte hanno parlato di difficoltà, del violento impatto iniziale con la Regola, dei momenti in cui la tenebra tenta lo spirito. Ciononostante tutte godono la luce di Dio e sembrano (a questo punto direi sono) certe della scelta fatta. Decisione che ripeterebbero, a loro dire, mille volte, sebbene gli alterchi con la famiglia, la privazione di un compagno in carne e ossa e della libertà materiale. Hanno optato per lo Spirito. Gli obiettivi? Semplice: salvare l’umanità con la preghiera. Alcune sono finite in monastero dopo aver visto un film, altre folgorate nel sogno, altre ancora dopo un lungo percorso di ricerca spirituale che le ha portate ad una scelta oculata. Maria Elisabetta, agostiniana, ci racconta di sé: « Durante il secondo anno di università chiesi a un Dio che non conoscevo cosa potessi fare per conoscerlo. Sentii dentro di me: «Fai quello che avrei fatto io al tuo posto in questo momento». Iniziai allora un cammino di ricerca ». Checché se ne dica, sono umane anche loro. E chi di noi non ha provato a dialogare con Dio, sia esso anche solo ipotetico…
Questione curiosamente frequente che ho potuto notare, è l’innatismo della fede in alcune suore. Quello di coloro che già da bambine percepivano il richiamo divino e sognavano una vita dietro i cancelli di un monastero. La domanda mi sorge spontanea: se fossero nate a Taškent, Uzbekistan, sarebbe stato lo stesso? Oppure è una questione di geografia, e quindi di sorte? Che non sia Dio, la sorte?
Altro quesito: aiuta l’umanità di più una preghiera recitata al buio di un’umida cella di un monastero isolato sull’Appenino umbro, o l’azione concreta di un missionario in Colombia volontario della croce rossa? Chi ama e agisce di più per il mondo, Suor Karen o Madre Teresa Di Calcutta? Rimando al futuro altre riflessioni, ma come vedete, il libro ne genera a dozzine.
Il libro vale. È scorrevole, intenso, audace. Riesce ad essere luminoso e al contempo inquietante. È istruttivo e ispirante. E poi l’autrice è un’interrailer di mente aperta e gentile.
Saluti ad Attilio.