<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Questa Vita &#187; Roma/amoR</title>
	<atom:link href="http://www.questavita.net/prisma/roma-amor/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.questavita.net</link>
	<description>Di cosa parliamo quando parliamo d&#039;amore</description>
	<lastBuildDate>Mon, 21 Jun 2010 07:57:34 +0000</lastBuildDate>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=3.0</generator>
		<item>
		<title>A che serve piangere e a che serve parlare</title>
		<link>http://www.questavita.net/2009/11/a-che-serve-piangere-e-a-che-serve-parlare/</link>
		<comments>http://www.questavita.net/2009/11/a-che-serve-piangere-e-a-che-serve-parlare/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 07 Nov 2009 16:12:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Jacopo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Corsivi]]></category>
		<category><![CDATA[Roma/amoR]]></category>
		<category><![CDATA[camminare]]></category>
		<category><![CDATA[ghiaccio]]></category>
		<category><![CDATA[nebbia]]></category>
		<category><![CDATA[notte]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>
		<category><![CDATA[roma]]></category>
		<category><![CDATA[sangue]]></category>
		<category><![CDATA[tempo]]></category>
		<category><![CDATA[umidità]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.questavita.net/?p=18821</guid>
		<description><![CDATA[Port Royal &#8211; Anna Ustinova NOVEMBRE &#8212; Camminare all&#8217;una di notte per le strade della periferia di Roma. La nebbia vela i lampioni e filtra la luce. Tutt&#8217;intorno un&#8217;aria di pace, di pace spettrale, di iniquità, di zolfo che brucia in silenzio, di cenere. Sarà il vento a spazzare, prima dell&#8217;alba. L&#8217;umidità ti mangia le [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">
<em>Port Royal &#8211; </em><em><a href="http://www.giardinidimiro.com/wordpress/?p=133"></a>Anna Ustinova</em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>NOVEMBRE</strong> &#8212; Camminare all&#8217;una di notte per le strade della periferia di Roma. La nebbia vela i lampioni e filtra la luce. Tutt&#8217;intorno un&#8217;aria di pace, di pace spettrale, di iniquità, di zolfo che brucia in silenzio, di cenere. Sarà il vento a spazzare, prima dell&#8217;alba. L&#8217;umidità ti mangia le ossa e ti leva ogni voglia di piangere. Ci sono già abbastanza lacrime nell&#8217;atmosfera, ne servono altre? I passanti svelano la loro meravigliosa inconsistenza, avvolti nell&#8217;impermeabile come fantasmi d&#8217;antracite. Non hanno nulla da dire, i loro sguardi lampeggiano furtivi in coro coi semafori spenti. L&#8217;aria è carica di fumi e di poesia. Il sangue del tempo scorre nelle arterie della metropoli. Sangue che gronda dai lampioni, si ricompone in una pozza sul marciapiede e lentamente defluisce nei tombini e negli scarichi della città. Un giorno tornerà ad esser nebbia. Così come le nostre mascelle torneranno ad esser <strong>ghiaccio</strong>.<em><br />
</em></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.questavita.net/2009/11/a-che-serve-piangere-e-a-che-serve-parlare/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>3</slash:comments>
<enclosure url="http://www.questavita.net/wp-content/uploads/mp3/anna.mp3" length="7850865" type="audio/mpeg" />
		</item>
		<item>
		<title>La mia concezione di vita nella metropoli di Roma si riassume in episodi di vita vissuta, scene di vita quotidiana srotolate sull&#8217;asfalto&#8230;</title>
		<link>http://www.questavita.net/2009/11/la-mia-concezione-di-vita-nella-metropoli-di-roma-si-riassume-in-episodi-di-vita-vissuta-scene-di-vita-quotidiana-srotolate-sullasfalto/</link>
		<comments>http://www.questavita.net/2009/11/la-mia-concezione-di-vita-nella-metropoli-di-roma-si-riassume-in-episodi-di-vita-vissuta-scene-di-vita-quotidiana-srotolate-sullasfalto/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 04 Nov 2009 13:54:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Jacopo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Roma/amoR]]></category>
		<category><![CDATA[metropoli]]></category>
		<category><![CDATA[roma]]></category>
		<category><![CDATA[storie]]></category>
		<category><![CDATA[vita]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.questavita.net/?p=18531</guid>
		<description><![CDATA[ROMA — È tornando a casa in autobus, ore 20, che decido che è giunto il momento di iscriversi a boxe. Datemi uno, due anni, e poi mi leggerete sui giornali. Pugilato per scopi sociali. Urlare &#8220;Ehi!&#8221; e prendere per le orecchie quei ragazzotti sui 18-20 che negano il posto agli anziani sull&#8217;autobus, &#8211; io [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>ROMA</strong> — È tornando a casa in autobus, ore 20, che decido che è giunto il momento di iscriversi a boxe. Datemi uno, due anni, e poi mi leggerete sui giornali. <em>Pugilato per scopi sociali</em>. Urlare <em>&#8220;Ehi!&#8221;</em> e prendere per le orecchie quei ragazzotti sui 18-20 che negano il posto agli anziani sull&#8217;autobus, &#8211; io chiaramente vestito casual, apparentemente innocuo &#8211; aspettare una loro reazione promiscua, lasciar degenerare la situazione e finalmente assestare un paio di ganci al mento al tipo con la faccia più viscida e i capelli più odiosi. Lo starnazzare terrorizzato delle loro ragazze, gli occhi sgranati degli amici, grida, tante grida, panico e adrenalina. Lo sguardo compiaciuto di chi mi vede correre via.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>ROMA</strong> — Alla fermata mi fermo a parlare con Maria Rosaria, 75 anni, dentiera vissuta, barba incolta, occhi di acqua. Sull&#8217;altro lato della strada un cagnolino cammina tra le macchine parcheggiate, Maria Rosaria: &#8211; Ma Che Carino Quel Cagnetto!, come darle torto poi quando mi racconta dei cagnetti del suo passato, dei gatti di suo padre &#8211; così affettuuoosi &#8211; e che Mio Padre Dava Prima Da Mangiare Prima A Loro Poi A Noi, sìsì, era così &#8212; e invece mio marito era diverso, lui borbottava sempre quando la gatta &#8212; <em>affettuuoosa</em> &#8212; veniva a dormirci ai piedi e io c&#8217;avevo messo un panno in fondo al letto e la gatta aveva capito che doveva aspettare che mio marito si addormentasse prima di venire e piano piano piano e poi runf runf runf. (<em>Perché</em> sono meglio le bestie degli uomini.) Passa il 90, non me ne frega un cazzo, è troppo bella Maria, non lo prendo, parlo ancora un po&#8217;,  &#8220;TANTA SALUTE. COME TI CHIAMI? JACOPO, TANTA SALUTE.&#8221; &#8211; Fa un espressione mista di incredulità &amp; nostalgia, e poi se ne va sorridendo. Mi amareggia sapere che se ci reincontreremo, quasi certamente sarà in un altro mondo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>ROMA</strong> — È mercoledì notte fonda, ore 2, Piazza Sempione, fermata del 4N &#8211; (fu 60) &#8211;  io Gino e chi? UN PAZZO DI CAMIONISTA SEDUTO SOTTO LA PENSILINA.  Tipica pancia gonfia che sconfina da una giacca rattoppata, un occhio più grande dell&#8217;altro e lo sguardo svitato che  ricorda i pirati dei caraibi &#8211; i suoi colori? Blu, marrone, grigio polvere &#8211; e il giallo dei lampioni. &#8212; Ma allora &#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230; come come come come &#8211; COME &#8211; come non resistere all&#8217;idea di scambiarci quattro chiacchere, che quando vede il Gino morirsi di freddo e soffiare dentro il suo maglione di lanaccia gli dice &#8220;FREEDDO EHHHHHH?&#8221; e se la ride, io: &#8220;sì, è più freddo di ieri&#8221; &#8211; e ancora qualche scambio di circostanza sul tempo e  ci prende in amicizia: &#8211; me so fatto 700 km, sto tornando a casa, abito dalle parti de là, faccio il camionista e me piaaaaace fa il camionista, me piaaaace, e se non te piace non lo fai&#8230; come pe tutti i lavori&#8230;. se non te piace non te mòvi&#8230;. hai capito, arrivi ad Arezzo che stai un po&#8217; così, ma poi dici STICAZZI arrivo a Milano&#8230; a me a me, a me sai cosa? a me me piaaace, me basta sentì.. che dì? UN TRATTORE, metto in moto e sento Poh, POHPOPO, e me piace e so contento.  Mò scusate eh.. NA DOMANDA.. DOMANDA: ma chi cazzo ha fatto ste pensiline&#8230; che cazzo je costava mette du tavole ai lati pe riparatte dal freddo, UN PANNELLO QUA, UN PANNELLO LÀ e eeee e che cazzo! mah, l&#8217;avrà progettato che so&#8230;. (mò non vojo..) &#8230;.. un <strong>TALEBBANO de Viterbo</strong>&#8230;. boooooooh? &#8212; Mò ho chiamato n&#8217;amico mio che me sta venì a pià, j&#8217;ho telefonato.. dovrebbe sta a venì, non passano mai sti cazzo de autobus&#8230; mò casomai tornamo tutti insieme.. ve damo un passaggio.. &#8212;&#8212;&#8212;&#8212; Eccolo che arriva, in una scarcassata <em>Fiat Uno</em> <em><span style="color: #3366ff;">Blu Savoia</span></em>, accosta, apre il finestrino e fa QUANTO PRENNI???? &#8211; il nostro amico ride come un folle, ride e urla: 15 per culo e 10 pe aa bocca, cazzo me frega!.. (Gino e Io neanche ci guardiamo) &#8230; il ciccio camionista in piedi è uno spettacolo, goooonfio&#8230; mentre l&#8217;uomo dentro la macchina è un tipo poco raccomandabile, che fuma e guida e quando sente che ci deve portare a casa si scuote sbuffa fumo e fa: &#8220;no no no no, namo namo namo, no&#8221;, e il camionista è desolato e io gli dico &#8220;no tranquillo, tanto dobbiamo andare in fondo, fino al capolinea&#8230;.&#8221; e lui : &#8220;PORCO ZIO pure io&#8221;.. ma vabè, gli diamo la mano, lui  ci dà il cinque come un vero giovanotto, che grande &#8230;.. sale in macchina, il tizio mette in moto, gira, fa un pezzo contromano, e se ne va. Una maniglia di ombrello spunta dal vetro del portabagagli.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.questavita.net/2009/11/la-mia-concezione-di-vita-nella-metropoli-di-roma-si-riassume-in-episodi-di-vita-vissuta-scene-di-vita-quotidiana-srotolate-sullasfalto/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>10</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Fibrillazioni/Detonazioni/Liberazioni</title>
		<link>http://www.questavita.net/2009/10/fibrillazioni-detonazioni-liberazioni/</link>
		<comments>http://www.questavita.net/2009/10/fibrillazioni-detonazioni-liberazioni/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 14 Oct 2009 11:28:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Jacopo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Diario di Bordo]]></category>
		<category><![CDATA[Roma/amoR]]></category>
		<category><![CDATA[brindisi]]></category>
		<category><![CDATA[futurismo]]></category>
		<category><![CDATA[gino]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.questavita.net/?p=17791</guid>
		<description><![CDATA[MA SÌ, CHE SIA LIBERA! CHE SIA LIBERA!, così grida il buon Gino scivolando di notte in via Nomentana, sperando nell&#8217;onda verde perché domani il dovere lo chiama (ma chi ci crede) — CHE SIA LIBERA! riferendosi alla donna  della mia vita, jeans rosso (e reggicalze pure?), pasionaria della risata angelo di desolazione beatnik danzante [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">MA SÌ, CHE SIA LIBERA! <strong>CHE SIA LIBERA!</strong>, così grida il buon Gino scivolando di notte in via Nomentana, sperando nell&#8217;onda verde perché domani il <em>dovere</em> lo chiama (ma chi ci crede) — <strong>CHE SIA LIBERA! riferendosi alla donna  della mia vita, jeans rosso (e reggicalze pure?), pasionaria della risata </strong><strong>angelo di desolazione </strong><strong> beatnik danzante pirata dei cieli mestruali </strong>—<strong> per me lei davvero merita la gioia l&#8217;amore il caos la FELICITÀ,  parole affidate al vento della metropoli e Gino salta, si eleva in volo e con uno schiaffo le affranca: CHE SIA LIBERA! </strong>il suo urlo è un richiamo tribale alla libertà assoluta! Gino <em>beat</em> bruciante, compagno d&#8217;arme, barbuto lungimirante scherzoso coraggioso irriducibile crepuscolare conciso, montanelliano nostalgico del Partito Liberale Italiano  — che dire del brindisi <strong>più bello</strong> di sempre a cui <em>el matador </em>ci invita durante una cena euforia-in-periferia? Gino dinamite libertaria, Roma, autunno 2009! Armato di vino alza il bicchiere e tuona con potenza esagerata: &#8211; <strong>ALLA MORTE DEL PASSATO!</strong> oooooooooooooooooooooooooooooooooooooo&#8230; brividi tra i commensali ubriachi, brividi e risate e bestemmie a squarciagola che fanno tremare il cielo. Quanto futurismo nel suo gesto.  E quanta giustizia.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.questavita.net/2009/10/fibrillazioni-detonazioni-liberazioni/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>6</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Friend of the Night</title>
		<link>http://www.questavita.net/2009/07/amica-della-notte/</link>
		<comments>http://www.questavita.net/2009/07/amica-della-notte/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 03 Jul 2009 11:43:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Jacopo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Diario di Bordo]]></category>
		<category><![CDATA[Roma/amoR]]></category>
		<category><![CDATA[lei]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.questavita.net/?p=15741</guid>
		<description><![CDATA[ah-aa.. ah-aa, due sventurati a scambiarci perché in quel di Porta Maggiore: teste fasciate di umidità e polmoni abbracciati dal profumo di pioggia. Tra le sirene della nettezza urbana e le rose offerte da un indiano educato si parla di vagabondi, di Pasolini, di lingue, di migranti, di futuro, di misteri, di vulve Punti interrogativi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">ah-aa.. ah-aa, due sventurati a scambiarci <em>perché </em>in quel di Porta Maggiore: teste fasciate di umidità e polmoni abbracciati dal profumo di pioggia. Tra le sirene della nettezza urbana e le rose offerte da un indiano educato si parla di vagabondi, di Pasolini, di lingue, di migranti, di futuro, di misteri, di <strong>vulve</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Punti interrogativi dondolati su una culla di marmo bianco; domande nate libere di sopravvivere e innamorate del cielo, come farfalle</p>
<p style="text-align: justify;">Siamo corpi e niente altro. Siamo anime e niente altro. Siamo la sommatoria di esperienze di vita. Siamo il sacro patto tra l&#8217;animale e Dio</p>
<p style="text-align: justify;">Lei non la vede; la sua ciocca di capelli tirata sulla testa sembra l&#8217;ala di un angelo in riposo. Lei non lo sa; l&#8217;oro proletario della <em>Beck&#8217;s </em>le <em> </em> illumina i denti, forti del conflitto e delle lacrime. <em>Ho un aspetto orrendo</em> <em>stasera</em>, dice. Non si accorge che ha il viso fino come la coda di un pettirosso e il corpetto caldo come un bazar indiano</p>
<p style="text-align: justify;">Sbadiglia come un pesce, <em>lei</em>, e come un pesce si confonde nel buio quando nuota nell&#8217;eterea nube della città</p>
<p style="text-align: justify;">
<em>Mogwai </em><em>- Emergency Trap<br />
</em></p>
<p style="text-align: justify;">
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.questavita.net/2009/07/amica-della-notte/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>11</slash:comments>
<enclosure url="http://www.questavita.net/wp-content/uploads/mp3/EmergencyTrap.mp3" length="5968763" type="audio/mpeg" />
		</item>
		<item>
		<title>&#8220;il fregio della vita&#8221;</title>
		<link>http://www.questavita.net/2009/02/il-fregio-della-vita/</link>
		<comments>http://www.questavita.net/2009/02/il-fregio-della-vita/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 26 Feb 2009 17:02:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Jacopo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Estratti]]></category>
		<category><![CDATA[Roma/amoR]]></category>
		<category><![CDATA[asfalto]]></category>
		<category><![CDATA[cefalea a grappolo]]></category>
		<category><![CDATA[Fëdor Michajlovič Dostoevskij]]></category>
		<category><![CDATA[fotogramma]]></category>
		<category><![CDATA[fotogrammi]]></category>
		<category><![CDATA[inquietudine]]></category>
		<category><![CDATA[luci della metropoli]]></category>
		<category><![CDATA[memoria]]></category>
		<category><![CDATA[metronomo]]></category>
		<category><![CDATA[metropoli]]></category>
		<category><![CDATA[neon blu]]></category>
		<category><![CDATA[nostalgia]]></category>
		<category><![CDATA[notte]]></category>
		<category><![CDATA[notti bianche]]></category>
		<category><![CDATA[quartiere africano]]></category>
		<category><![CDATA[ricordi]]></category>
		<category><![CDATA[roma]]></category>
		<category><![CDATA[strada]]></category>
		<category><![CDATA[vita]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.questavita.net/?p=10761</guid>
		<description><![CDATA[Cammino per le vie del quartiere africano e vedo i miei ricordi condensati sui vetri delle macchine parcheggiate. Frammenti di memoria lampeggiano a intermittenza dentro le luci dei semafori inattivi. Come un metronomo mi guidano verso il confine che separa  nostalgia e inquietudine. La strada è umida, sudata, e nelle pozze di fango emerge la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>Cammino per le vie del quartiere africano</strong> e vedo i miei ricordi condensati sui vetri delle macchine parcheggiate. Frammenti di memoria lampeggiano a intermittenza dentro le luci dei semafori inattivi. Come un metronomo mi guidano verso il confine che separa  nostalgia e inquietudine. La strada è umida, <strong>sudata</strong>, e nelle pozze di fango emerge la sagoma di un passato che stenta ad evaporare. Nell&#8217;aria percepisco il peso del cambiamento. <strong>Le luci della metropoli </strong>incorniciano con romantica malinconia il mio tuffo nel passato. Spaesato, osservo il fantomatico <strong>neon blu</strong> dell&#8217;insegna al civico 4G: un faro che continua a segnalare un&#8217;<strong>esistenza vacua</strong>, che compie la sua parabola rimbalzando su un lago di lacrime. Un libro mai restituito, un biglietto dimenticato, uno zaino impolverato, un&#8217;auto parcheggiata di traverso. Una radiolina che sgracchia musica jazz, alle tre e mezza del mattino.  Era questa l&#8217;isola in cui amavo naufragare. Ora non resta che un&#8217;evanescente fotogramma impresso sul chip della mia reflex. Espressione alogena di un tempo che passa e come un&#8217;onda erode ogni ingenuità.</p>
<p style="text-align: center;"><a class="flickr-image aligncenter" title="Caos Calmo" href="http://www.flickr.com/photos/native/3306897220/"><img class="aligncenter" src="http://farm4.static.flickr.com/3442/3306897220_234ace41b7.jpg" alt="Caos Calmo" width="464" height="309" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #888888;"><em>&#8220;<strong>Il sognatore fruga invano tra i vecchi sogni</strong>, come fra la cenere, cercandovi una piccola scintilla, per soffiarci sopra e riscaldare col fuoco ridestato il proprio <strong>cuore freddo</strong> e per farvi risorgere ciò che lo commuoveva, che gli faceva <strong>ardere il sangue</strong>, che gli strappava le lacrime dagli occhi e lo illudeva meravigliosamente. Non sapete, Nasten&#8217;ka, fin dove io sia giunto? Non sapete che son costretto a festeggiare l&#8217;anniversario dei miei sentimenti, l&#8217;anniversario di ciò che mi era prima tanto caro, ma che non è mai realmente esistito, poiché questo anniversario festeggia quegli stupidi sogni incorporei, che debbo ricordare, altrimenti nulla resterebbe di essi. Non sapete che in alcune date fisse io amo ricordare e visitare i luoghi dove fui felice, che amo ricostruire il presente nell&#8217;eco di un passato irrevocabile, che spesso <strong>girovago come un&#8217;ombra</strong>, senza scopo e senza mèta, <strong>malinconico</strong>, per le vie tortuose di Pietroburgo? Quali rimembranze!&#8221;</em></span></p>
<p style="text-align: right;">(Le notti bianche, <a class="l" onmousedown="return clk('http://it.wikipedia.org/wiki/F%C3%ABdor_Michajlovi%C4%8D_Dostoevskij','','','res','2','')" href="http://it.wikipedia.org/wiki/F%C3%ABdor_Michajlovi%C4%8D_Dostoevskij">Fëdor Dostoevskij</a><span class="l">)</span></p>
<h6 style="text-align: left;"><span style="color: #888888;">→ un grazie a <a href="http://mybigsur.blogspot.com" target="_blank">Luca</a> per la citazione in grigio<a href="http://mybigsur.blogspot.com" target="_blank"><br />
</a></span></h6>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.questavita.net/2009/02/il-fregio-della-vita/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>2</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Lo chiamano «il Conte»</title>
		<link>http://www.questavita.net/2008/11/er-matto-der-quartiere/</link>
		<comments>http://www.questavita.net/2008/11/er-matto-der-quartiere/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 10 Nov 2008 20:19:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Jacopo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[Roma/amoR]]></category>
		<category><![CDATA[città]]></category>
		<category><![CDATA[il conte]]></category>
		<category><![CDATA[matto]]></category>
		<category><![CDATA[metropoli]]></category>
		<category><![CDATA[piazza bologna]]></category>
		<category><![CDATA[quartiere]]></category>
		<category><![CDATA[rione]]></category>
		<category><![CDATA[roma]]></category>
		<category><![CDATA[via livorno]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.questavita.net/?p=8291</guid>
		<description><![CDATA[Sono giorni che mi divido tra la voce di Guccini e la sfida della fotografia. Ho aggiornato la flickr-galleria con sei-sette scatti nuovi, tutti frutto dello stesso albero: la mia amatissima metropoli. Roma è una città che chiede, pretende tanto, ma al contempo è una città che offre. Per dire: non è più una città  [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Sono giorni che mi divido tra la voce di Guccini e la sfida della fotografia. Ho aggiornato la flickr-galleria con sei-sette scatti nuovi, tutti frutto dello stesso albero: la mia amatissima metropoli.</p>
<div class="mceTemp mceIEcenter">
<dl class="wp-caption aligncenter" style="width: 510px;">
<dt class="wp-caption-dt"><img title="il Conte" src="http://farm4.static.flickr.com/3070/3019095375_96116e5676.jpg?v=0" alt="il Conte" width="500" height="333" /></dt>
</dl>
</div>
<p style="text-align: justify;"><strong>Roma</strong> è una città che chiede, pretende tanto, ma al contempo è una città che offre.<br />
Per dire: non è più una città  dove rioni e quartieri  sono entità precise e sentite; le signore non usano più affacciarsi alla finestra per spettegolare con la vicina di casa e le rivalità tra comitive sono un costume svanito negli schermi cinematografici. Quando la vita scorreva a ritmi a misura d&#8217;uomo era certamente diverso, si aveva tempo per i rapporti umani, dolci o amari che fossero; oggi invece si corre a regime di mercato e i confini, che ostacolano non tanto chi ama unirsi quanto chi ama affannarsi, sono stati abbattuti, azzerati.<br />
Eppure c&#8217;è una cosa che ha resistito nel tempo: la figura del <em><strong>matto del quartiere</strong></em>. Se è vero che non si sa  più neanche il nome del vicino di casa, ché in questo mondo precario e frenetico se ne cambia uno al mese, è anche vero che tutti, tutti, tutti quanti conoscono il matto del proprio quartiere; lo chiamano per nome e ci si affezionano.<br />
Dove abito io c&#8217;era<strong> Antonio</strong>, viveva in una roulotte nella piazza di fronte la parrocchia e passava la giornata vagabondando per le strade e lanciando fischi acuti come quelli del falco. Un giorno si era anche fidanzato e aveva  deciso di condividere la roulotte con la sua amata &#8211; vecchia e simpatica come lui. Senza comparire sulle copertine dei rotocalchi, tutti ne vennero a conoscenza. A Antonio tutti gli volevano bene, rimediava sempre due spicci per sfamarsi e c&#8217;era sempre qualcuno pronto a riprenderlo quando si metteva a passeggiare in mezzo alla carreggiata. Circa dieci anni fa è venuto a mancare, dissero infarto. Il lutto è stato generale e il cordoglio diffuso. Della sua donna in poco tempo si sono perse le tracce.<br />
Oggi ho avuto l&#8217;onore di conoscere <a href="http://flickr.com/photos/native/3019095375/" target="_blank">il Conte</a>, ovvero il matto del Nomentano, che in particolare presidia la zona tra Piazza Bologna e Via Livorno. Un&#8217;amica che vive lì mi ha riferito che si vocifera lui fosse un conte, una persona di nobili origini, che non si sa come è finito tra le panchine di Via Salento a salutare i passanti. All&#8217;apparenza pare burbero, ma se gli vai vicino ti fa <em>buonasera</em> e inizia a parlare. È sempre pronto a dispensare consigli e opinioni, faccia a faccia con la gente, con le persone, senza preferenze di sesso, razza, età; senza concepire l&#8217;idea di un rivale da superare, di un nemico da sconfiggere, di uno stronzo che esiste solo per fregarti il posto sull&#8217;autobus. Per lui c&#8217;è spazio per tutti. Per lui tutti amici.<br />
Ora una domanda: <strong>chi è il matto</strong>, lui che saluta il prossimo, o noi che non lo salutiamo? Lui che parla o noi che non parliamo? Lui che fischia, o noi che non fischiamo? Lui che cammina, passeggia, o noialtri che soltanto corriamo?</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.questavita.net/2008/11/er-matto-der-quartiere/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>12</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>
