Farei volentieri a cambio: Berlusconi per De Gasperi, Franceschini per Berlinguer, Napolitano per Pertini; La Russa, Cicchitto, Bonaiuti, Capezzone, Bocchino – li cederei con piacere per un De Nicola; Rutelli, Fassino, Violante, D’Alema per un Bordiga; Tina Merlin nel ruolo della Finocchiaro; Ambrosoli invece di Maroni; Mattei al posto di Scajola; Einaudi alle finanze, sulla poltrona di Tremonti; alla presidenza del Senato vedrei meglio Libero Grassi, eroe dell’antimafia, di Renato Schifani; al dicastero della Giustizia avrei preferito Borsellino e Falcone, al ministro Alfano e al sottosegretario Casellati; Mauro De Mauro alle telecomunicazioni e alle politiche giovanili rimpiazzerei la Meloni con Peppino Impastato.
Alle ingerenze di Ruini e di Bagnasco, avrei preferito quelle di Don Puglisi.
Vorrei che Il Giornale sia ancora diretto da Indro Montanelli e che l’Unità porti la firma di Antonio Gramsci; al posto di Facci, Giordano, Mazza, Pigi Battista, pagherei per leggere Leo Longanesi. Sostituirei la Santanchè e la Mussolini con la Fallaci; ascolterei con passione Rampini discutere dell’impero di Cindia con Tiziano Terzani, invece che con Porro; metterei Ugo Ojetti al posto di Vespa, in prima serata; Cesare Pavese sulla poltrona di Minzolini; Enzo Biagi su quella del tg2; Italo Calvino al tg3; Pippo Fava al tg4, al posto di Emilio Fede; Rossana Rossanda a Studio Aperto; Vittorio Foa al posto di Floris; Bianciardi a recensire libri, in sostituzione di Elkann; Pier Paolo Pasolini alla direzione della Rai intera; Giorgio Gaber al posto di Sgarbi; Fabrizio De Andrè al posto di Bondi, al Ministero della Cultura.
(Oh, che amarezza! Accostare i giganti del passato alle macchiette del presente! Che fare, dunque? Noi giovani di questa Italia alla deriva abbiamo il dovere di informarci (biblioteche, internet, ecc.) e far di tutto per onorare il nome dei grandi; sta a noi combattere il tracollo culturale; sta a noi rivivere la vita delle immense personalità che ci hanno preceduti, il loro percorso, conoscere le loro idee e riaffermare il loro temperamento e la loro l’eleganza. Perché saranno morti sì, ma di certo più vivi di tanti morti viventi.)

Non ci sono soldi per fare niente. 