-->

Cronache di una lotta, 1

12 ore di lavoro che manco un minatore in una cava di piombo del Mali.

12 ore di scorribande metropolitane, di incursioni mediatiche, di attivismo sovversivo;
12 ore di volantini attaccati in corsa sul culo degli autobus; di VENDESI UNIVERSITÀ PUBBLICA appesi sui carretti delle pulizie che pattugliano una stazione per lavarne pavimenti e coscienza, ma che resta, inesorabile, e come faranno a non notarlo… sporca sporchissima di apatia;
12 ore di “famme da palo, di “aspè aspè mettilo ad altezza occhi”, di “non è tanto quanto scotch metti, tanto quanto è pulito sotto…”, di “o daje qua in mezzo agli altri affittasi, haha”, o ancora: “ci serve il rosso per attirare”;
12 ore di rumori sordi ovunque attorno, costellati di sorrisi e pugni chiusi dei passanti.
12 ore poi di assemblea, di discussioni, lucidi, grafici, statistiche, dati e testi ufficiali.
12 ore per cacciare fuori nuovo materiale da propaganda, di trovarsi fatto un logo perfetto e vedere chi, dopo tre giorni di sbattimenti, crolla ridendo: “io a trent’anni mica c’arrivo…“;
12 ore di gente che col computer fa tutto e in modo rapido ottimale, e gente che (questa è brutale) il computer lo mette tra il dire e il fare.
12 ore così, fredde e calde insieme, in piena sintonia con un autunno che stenta ad arrivare.
12 ore di persone che alcune, ammettiamolo, sottovalutavo, e che si son rivelate grandi, grosse, e arrabbiate,  e persino sensate. Altre, invece, ahimè, che facevo bene a sottovalutare.
12 ore di terapia di gruppo;
12 ore di caos per vedere, scoprire, smontare e rimontare; e 12 ore per non vedere, nascondere: siamo neanche 50 a combattere su più di 1000 in totale.
12 ore di attivismo per contrastare un decreto, un declino, che a quanto pare sarà ratificato mercoledì.
12 ore per agguantare un futuro che dall’alto ci vogliono strappare; 12 ore per rifocillare un cuore che ama un Paese smarrito.

12 ore e un gran finale, morbido, vellutato, rosso come un eclissi lunare, come un’alba da sperare.

NO alla 133: il taglio non s’ha da fare

A cosa andiamo incontro l’hanno capito e descritto in molti. Persino Nature, rivista scentifica tra le prime al mondo, ha messo in evidenza lo scempio in atto.
L’avviso ai naviganti di un Berlusconi sempre più stanco e il farneticare di un Cossiga sempre più vecchio hanno fatto da cassa di risonanza al dissenso diffuso.  Non solo: la presunzione della casta politica, confluita nei microfoni di una classe giornalistica prona alle logiche di potere, e la stessa mandrakata  di proporre un decreto legge (sottolineo: decreto) in merito a una materia così importante il 6 Agosto (quando l’attenzione degli italiani già intorpiditi di loro è ancora più bassa), tutto ciò si è rivelato un formidabile collante. Dalla destra (sociale) alla sinistra (tutta), dai maestri ai professori ai ricercatori agli studenti universitari e liceali, del Nord del Centro del profondo Sud. Ci ritroviamo tutti uniti e affiatati per una causa comune: difendere l’istruzione pubblica, diritto inviolabile e fondamentale sancito dalla Costituzione. Combattere è un obbligo morale, e nessuno può tirarsi via, perché per una volta siamo di fronte a un problema oggettivo e inopinabile. Se infatti spegnete un attimo la tv (ormai i tg si commentano da soli) e date una letta ai volantini che girano nelle manifestazioni in atto (che sono apartitiche) non c’è un solo contestatore che non ammette l’esigenza di una riforma organica del sistema scolastico e universitario italiano, che preveda il risparmio e la razionalizzazione delle risorse e l’abbattimento delle baronie. Ma la L. 133/2008 non è questo. È una mera decurtazione di fondi pubblici. Un colpo d’accetta.

E allora leggete bene, gente di tutta Italia. Leggete bene queste, che sono le parole spuntate alle finestre di una delle tante facoltà universitarie occupate:

Chi resta a casa quando la battaglia comincia
E lascia che gli altri lottino per la propria causa
Deve stare attento
Perché chi non partecipa alla battaglia
Partecipa alla disfatta.
Nemmeno evita la battaglia
Chi la battaglia vuole evitare,
Perché combatterà la causa del nemico
Chi per la propria non ha combattuto.

(Bertold Brecht)

Buona resistenza a tutte e a tutti. Coraggio!

“Non bisognerebbe mai tornare nel proprio passato, né - come dicono quei saggi degli indiani - cercare di ripetere oggi quel momento di gioia che già siamo stati fortunati d’avere avuto ieri.
Ma il passato è sempre stato per me un grande seduttore” [...]

(Un altro giro di giostra, Tiziano Terzani)

E’ da tempo che medito sulla necessità mia di metter in chiaro chi è per me Tiziano Terzani.  Di fissare su carta  che significa Terzani e che potere leggo nelle sue parole. Ma è un lavoro troppo, troppo, troppo importante e oneroso. Ci vuole calma. E ci vuole calma anche per parlare di politica. Perciò perdonate la latenza di questi giorni. Può parere paradossale, ma è la diretta conseguenza dell’eccessivo fervore con cui attualmente vivo, con cui il mio corpo reagisce alle circostanze che tuttora (dopo tanto che il martello batte) si ostinano a repellere lo status di normalità. Terribile, smisurato amore per tutto.

il Matrimonio degli Alberi

Questa la racconterò di certo ai miei nipotini.
Che anche gli alberi si sposano.
Mentre la città è distratta dalle sue cose noiose,
dalle sue abitudini frenetiche,
bisogna ogni tanto girarsi,
voltar le spalle, e
camminar
controcorrente
per cogliere
la magia
del mondo e della vita
.

[...]
«
…Finché morte non vi separi? », e muovendo i rami e le foglie nel vento,
i due sposi annuivano alla formula, giurandosi l’un l’altro fedeltà eterna.
[...]


Immortalare

Mentre mi diverto a pensare cosa penseranno i miei nipoti e pronipoti quando spulceranno tra la mia roba dopo averla ritrovata casualmente conservata nei meandri di una buia soffitta, in un polveroso baule senza lucchetto, continuo a riepilogare la mia vita in frammenti di cronache. Sigillo i ricordi di una vita in barattoli di parole, e quando capita preparo anche le etichette, sotto forma di fotografie…  come poco fa son andato in terrazza (dove tira il vento) per ritrarre la mia Metropoli che pulsa nella magnifica luce dei lampioni.  Sono istanti intensi di commozione e riflessività, durante i quali non posso che ammirare la poetica definizione di Lisette Model secondo cui  il processo per cui la luce imprime il rivestimento argenteo della pellicola è lo stesso per cui i ricordi si imprimono nella memoria. La macchina fotografica: che invenzione stupefacente. Un marchingegno con cui immortalare attimi di vita, ci pensate? Un dono per gli esteti, una croce per i nostalgici.

A proposito: Lisette Model e la sua scuola sono in mostra al Museo di Roma in Trastevere, fino al 2 Novembre.

Alejandro González Iñárritu

La Trilogia di Iñárritu

Dopo che mi ha stordito con tre fendenti l’ho dovuto nominare come mio regista preferito. Lui, Iñárritu il messicano. L’uomo che si diletta intrecciando inquietudini. La morte, il caso, la perdizione: uniti in una trilogia - Amores Perros, 21 Grammi, Babel - che è al contempo deviazione e lucidità, traviamento e norma.

..
PS: per chi fosse interessato i suoi film si trovano in originale su IBS.it, in offerta a 10 euro l’uno.

« Post SeguentiPost Precedenti »