A che serve piangere e a che serve parlare

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Port Royal – Anna Ustinova

NOVEMBRE — Camminare all’una di notte per le strade della periferia di Roma. La nebbia vela i lampioni e filtra la luce. Tutt’intorno un’aria di pace, di pace spettrale, di iniquità, di zolfo che brucia in silenzio, di cenere. Sarà il vento a spazzare, prima dell’alba. L’umidità ti mangia le ossa e ti leva ogni voglia di piangere. Ci sono già abbastanza lacrime nell’atmosfera, ne servono altre? I passanti svelano la loro meravigliosa inconsistenza, avvolti nell’impermeabile come fantasmi d’antracite. Non hanno nulla da dire, i loro sguardi lampeggiano furtivi in coro coi semafori spenti. L’aria è carica di fumi e di poesia. Il sangue del tempo scorre nelle arterie della metropoli. Sangue che gronda dai lampioni, si ricompone in una pozza sul marciapiede e lentamente defluisce nei tombini e negli scarichi della città. Un giorno tornerà ad esser nebbia. Così come le nostre mascelle torneranno ad esser ghiaccio.


La mia concezione di vita nella metropoli di Roma si riassume in episodi di vita vissuta, scene di vita quotidiana srotolate sull’asfalto…

ROMA — È tornando a casa in autobus, ore 20, che decido che è giunto il momento di iscriversi a boxe. Datemi uno, due anni, e poi mi leggerete sui giornali. Pugilato per scopi sociali. Urlare “Ehi!” e prendere per le orecchie quei ragazzotti sui 18-20 che negano il posto agli anziani sull’autobus, – io chiaramente vestito casual, apparentemente innocuo – aspettare una loro reazione promiscua, lasciar degenerare la situazione e finalmente assestare un paio di ganci al mento al tipo con la faccia più viscida e i capelli più odiosi. Lo starnazzare terrorizzato delle loro ragazze, gli occhi sgranati degli amici, grida, tante grida, panico e adrenalina. Lo sguardo compiaciuto di chi mi vede correre via.

ROMA — Alla fermata mi fermo a parlare con Maria Rosaria, 75 anni, dentiera vissuta, barba incolta, occhi di acqua. Sull’altro lato della strada un cagnolino cammina tra le macchine parcheggiate, Maria Rosaria: – Ma Che Carino Quel Cagnetto!, come darle torto poi quando mi racconta dei cagnetti del suo passato, dei gatti di suo padre – così affettuuoosi – e che Mio Padre Dava Prima Da Mangiare Prima A Loro Poi A Noi, sìsì, era così — e invece mio marito era diverso, lui borbottava sempre quando la gatta — affettuuoosa — veniva a dormirci ai piedi e io c’avevo messo un panno in fondo al letto e la gatta aveva capito che doveva aspettare che mio marito si addormentasse prima di venire e piano piano piano e poi runf runf runf. (Perché sono meglio le bestie degli uomini.) Passa il 90, non me ne frega un cazzo, è troppo bella Maria, non lo prendo, parlo ancora un po’,  “TANTA SALUTE. COME TI CHIAMI? JACOPO, TANTA SALUTE.” – Fa un espressione mista di incredulità & nostalgia, e poi se ne va sorridendo. Mi amareggia sapere che se ci reincontreremo, quasi certamente sarà in un altro mondo.

ROMA — È mercoledì notte fonda, ore 2, Piazza Sempione, fermata del 4N – (fu 60) –  io Gino e chi? UN PAZZO DI CAMIONISTA SEDUTO SOTTO LA PENSILINA.  Tipica pancia gonfia che sconfina da una giacca rattoppata, un occhio più grande dell’altro e lo sguardo svitato che  ricorda i pirati dei caraibi – i suoi colori? Blu, marrone, grigio polvere – e il giallo dei lampioni. — Ma allora …………… come come come come – COME – come non resistere all’idea di scambiarci quattro chiacchere, che quando vede il Gino morirsi di freddo e soffiare dentro il suo maglione di lanaccia gli dice “FREEDDO EHHHHHH?” e se la ride, io: “sì, è più freddo di ieri” – e ancora qualche scambio di circostanza sul tempo e  ci prende in amicizia: – me so fatto 700 km, sto tornando a casa, abito dalle parti de là, faccio il camionista e me piaaaaace fa il camionista, me piaaaace, e se non te piace non lo fai… come pe tutti i lavori…. se non te piace non te mòvi…. hai capito, arrivi ad Arezzo che stai un po’ così, ma poi dici STICAZZI arrivo a Milano… a me a me, a me sai cosa? a me me piaaace, me basta sentì.. che dì? UN TRATTORE, metto in moto e sento Poh, POHPOPO, e me piace e so contento.  Mò scusate eh.. NA DOMANDA.. DOMANDA: ma chi cazzo ha fatto ste pensiline… che cazzo je costava mette du tavole ai lati pe riparatte dal freddo, UN PANNELLO QUA, UN PANNELLO LÀ e eeee e che cazzo! mah, l’avrà progettato che so…. (mò non vojo..) ….. un TALEBBANO de Viterbo…. boooooooh? — Mò ho chiamato n’amico mio che me sta venì a pià, j’ho telefonato.. dovrebbe sta a venì, non passano mai sti cazzo de autobus… mò casomai tornamo tutti insieme.. ve damo un passaggio.. ———— Eccolo che arriva, in una scarcassata Fiat Uno Blu Savoia, accosta, apre il finestrino e fa QUANTO PRENNI???? – il nostro amico ride come un folle, ride e urla: 15 per culo e 10 pe aa bocca, cazzo me frega!.. (Gino e Io neanche ci guardiamo) … il ciccio camionista in piedi è uno spettacolo, goooonfio… mentre l’uomo dentro la macchina è un tipo poco raccomandabile, che fuma e guida e quando sente che ci deve portare a casa si scuote sbuffa fumo e fa: “no no no no, namo namo namo, no”, e il camionista è desolato e io gli dico “no tranquillo, tanto dobbiamo andare in fondo, fino al capolinea….” e lui : “PORCO ZIO pure io”.. ma vabè, gli diamo la mano, lui  ci dà il cinque come un vero giovanotto, che grande ….. sale in macchina, il tizio mette in moto, gira, fa un pezzo contromano, e se ne va. Una maniglia di ombrello spunta dal vetro del portabagagli.


06blog pubblica una mia foto per parlare di disagi nel trasporto pubblico romano

filobus(06blog.it | Disagi ATAC: 51 linee deviate per il weekend)


Quarant’anni son passati, ma sei ancora vivo

Jack Kerouac

12 Marzo 1922 - 21 Ottobre 1969

Proprio oggi finisco di leggere un’edizione introvabile di Satori A Parigi, Bompiani, 1968, e proprio ieri (e l’altro ieri, e l’altro ieri ancora) non abbiamo esitato a brindare alla tua. E finché le tue parole entreranno dentro come lame e i tuoi sospiri saranno anche un po’ nostri e quando ci sarà un povero vagabondo sassofonista  jazz all’angolo della strada e noi diremo: – Oh, questo l’avrebbe apprezzato il Jack, e ci commuoveremo immaginandoti disperso in Bretagna a chiedere ubriaco in giro: - “Dov’è la spiaggia? voglio scrivere poesie vicino al mare la notte”, e il tuo modo di scontrarti con la vita sarà per noi sempre la più bella e impareggiabile e aggressiva partita di football della storia d’America – la tua corsa bruciante verso il touchdown – beh, finquando le tue parole bruceranno nel ricordo di un compagno mai avuto, il tuo sudore non svanirà, ma anzi abbraccerà l’eternità del firmamento, incensando tutte quelle stelle che nel Sud e anche…

[Quelle stelle che] nel Nord, nelle notti chiare, sono lacrime ghiacciate tra miliardi di altre, la via lattea di gennaio come caramelle d’argento, veli di gelo nell’immobilità, che lampeggiano, pulsando al ritmo lento del tempo e del sangue dell’universo.

da: Maggie Cassidy, 1953



Fibrillazioni/Detonazioni/Liberazioni

MA SÌ, CHE SIA LIBERA! CHE SIA LIBERA!, così grida il buon Gino scivolando di notte in via Nomentana, sperando nell’onda verde perché domani il dovere lo chiama (ma chi ci crede) — CHE SIA LIBERA! riferendosi alla donna  della mia vita, jeans rosso (e reggicalze pure?), pasionaria della risata angelo di desolazione beatnik danzante pirata dei cieli mestruali per me lei davvero merita la gioia l’amore il caos la FELICITÀ,  parole affidate al vento della metropoli e Gino salta, si eleva in volo e con uno schiaffo le affranca: CHE SIA LIBERA! il suo urlo è un richiamo tribale alla libertà assoluta! Gino beat bruciante, compagno d’arme, barbuto lungimirante scherzoso coraggioso irriducibile crepuscolare conciso, montanelliano nostalgico del Partito Liberale Italiano — che dire del brindisi più bello di sempre a cui el matador ci invita durante una cena euforia-in-periferia? Gino dinamite libertaria, Roma, autunno 2009! Armato di vino alza il bicchiere e tuona con potenza esagerata: – ALLA MORTE DEL PASSATO! oooooooooooooooooooooooooooooooooooooo… brividi tra i commensali ubriachi, brividi e risate e bestemmie a squarciagola che fanno tremare il cielo. Quanto futurismo nel suo gesto.  E quanta giustizia.


“Alcune persone hanno delle vibrazioni che vengono dritte dal cuore vibrante del sole”

Mi ritiro quattro giorni nei boschi. Ritorno previsto per lunedì 12.



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