<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Questa Vita</title>
	<atom:link href="http://www.questavita.net/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.questavita.net</link>
	<description>Di cosa parliamo quando parliamo d&#039;amore</description>
	<lastBuildDate>Mon, 16 Aug 2010 14:18:52 +0000</lastBuildDate>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=3.0.1</generator>
		<item>
		<title>La sensualità delle alghe</title>
		<link>http://www.questavita.net/2010/08/la-sensualita-delle-alghe/</link>
		<comments>http://www.questavita.net/2010/08/la-sensualita-delle-alghe/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 13 Aug 2010 14:26:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Jacopo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Di cosa parliamo quando parliamo d'amore]]></category>
		<category><![CDATA[acme]]></category>
		<category><![CDATA[brividi]]></category>
		<category><![CDATA[climax]]></category>
		<category><![CDATA[corpi]]></category>
		<category><![CDATA[cunnilingus]]></category>
		<category><![CDATA[episodio]]></category>
		<category><![CDATA[eros]]></category>
		<category><![CDATA[erotismo]]></category>
		<category><![CDATA[fluidi]]></category>
		<category><![CDATA[fuoco]]></category>
		<category><![CDATA[incendio]]></category>
		<category><![CDATA[orgasmo]]></category>
		<category><![CDATA[piacere]]></category>
		<category><![CDATA[racconto breve]]></category>
		<category><![CDATA[sesso]]></category>
		<category><![CDATA[sesso orale]]></category>
		<category><![CDATA[uomo-donna]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.questavita.net/?p=24283</guid>
		<description><![CDATA[Uno sguardo cifrato nell’ombra e quindi giù, in apnea, sotto le lenzuola. Piedi, tibie, ginocchia, fianchi &#8211; due mani d&#8217;uomo scorrono lente, sui binari della donna. Destinazione: interno coscia, verdi colline d&#8217;Africa. Poi: un bacio sfiorato e due gambe si aprono. In un movimento tenue e automatico, come un fiore che schiude i suoi petali, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>U</strong>no sguardo cifrato nell’ombra e quindi giù, in apnea, sotto le lenzuola. Piedi, tibie, ginocchia, fianchi &#8211; due mani d&#8217;uomo scorrono lente, sui binari della donna. Destinazione: interno coscia, <em>verdi colline d&#8217;Africa</em>. Poi: un bacio sfiorato e due gambe si aprono. In un movimento tenue e automatico, come un fiore che schiude i suoi petali, accarezzato dall&#8217;alba.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>L</strong>a femminilità è un&#8217;ostrica, salata e invitante come il Mediterraneo&#8230; aspra e polposa come un agrume siciliano &#8211; un&#8217;arancia, un bergamotto &#8211; un melograno &#8211; su cui affondare i denti e succhiare &#8211; tanto irresistibile che <em>ahi! mi fai male </em>&#8211; devo aver esagerato,<em> scusa </em>&#8211; ma una sensazione di totalità gli si barrica nel cranio.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>P</strong>artono minuti di eccitazione, di amore profuso. Di rivoluzione umida. Un quarantotto di fervori e bestialità. Crollano i confini, le identità. Le due creature si fondono, si mescolano, si combinano per convergere in un corpo nuovo, incubato in un letto sudato. Lingua e dita calano dal cielo come fili di pioggia sul delta di Venere. Gli argini tremano al giogo dei tentacoli che carezzano, lusingano, titillano, massaggiano, roteano, premono, avvolgono, insistono &#8211; su lei, dentro lei &#8211; fertile e nera come la torba irlandese &#8211; misteriosa e oscura come un covone di alghe &#8211; sensuale e invitante come la polpa di un corallo &#8211; e nel frattempo le mani afferrano i seni. La vulva è carica, rossa di vita. Pronta a secernere la sua linfa. A gorgogliare vita. Colpi di lingua come sciabolate al cuore. E rivoli di mosto colano dalle bocche, scendono sul collo, raggiungono il torace e fanno pozza sulle lenzuola. Saliva, sudore, nettare: fiotti di vino inebriante, sogno dei marinai.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>I</strong>rrompe l&#8217;euforia. Mentre lui continua a vangare, il corpo di lei è un aereo in avarìa. Le mani &#8211; frenetiche &#8211; finiscono sulla spalliera del letto, ancorate come per non lasciarsi inghiottire in una corrente. Il busto è tarantolato. Le gambe cingono il collo di lui, come spire di boa attorno a una preda. Orde di brividi percorrono zone inesplorate del corpo, ormai cosparso di sudore come benzina. Pulsioni lombari sgretolano gli ultimi residui di razionalità. Le cosce vibrano di elettricità. Sospiri si alternano a risate. Unghie arpionano la carne. La miccia è accesa. Il respiro si fa affanno. Il diavolo ribolle nelle arterie. Il cuore è un braciere. La penombra nella stanza si fa fluida. Il soffitto, stellato. La materia perde consistenza. Uno spazio azzurro le invade la mente. Uno spasmo le spezza la gola. Una bolla di calore le esplode nel ventre. S’incendiano le estremità. Cade l’ultima diga. Si liberano le acque. E&#8217; la luce, è la morte. Gli arti sciolgono la presa. Cavalli di fuoco trottano nella nebbia, poi svaniscono. Le pupille si dilatano. Una stella si spegne nell’universo.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p><em> The Cure &#8211; A Thousand Hours<br />
</em></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.questavita.net/2010/08/la-sensualita-delle-alghe/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
<enclosure url="http://www.questavita.net/wp-content/uploads/2010/08/16-A-Thousand-Hours.mp3" length="4990248" type="audio/mpeg" />
		</item>
		<item>
		<title>Sette donne</title>
		<link>http://www.questavita.net/2010/06/sette-donne-sesso-senza-amore-a-roma/</link>
		<comments>http://www.questavita.net/2010/06/sette-donne-sesso-senza-amore-a-roma/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 08 Jun 2010 19:19:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Jacopo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Investigazioni]]></category>
		<category><![CDATA[egemonie]]></category>
		<category><![CDATA[fissazioni]]></category>
		<category><![CDATA[follie]]></category>
		<category><![CDATA[manie]]></category>
		<category><![CDATA[scopare]]></category>
		<category><![CDATA[sesso]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.questavita.net/?p=24068</guid>
		<description><![CDATA[Sette donne e un uomo. Una per giorno della settimana. Un&#8217;economia pianificata e autosufficiente. Copertura di feriali e festivi assicurata a costi irrisori &#8212; gli spicci di una telefonata, due soldi di alcolici, qualche balla, quattro mura, una doppia branda &#8212; un sistema ben collaudato, rodato, equilibrato:  sette donne che ruotano, e un uomo che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Sette donne e un uomo. Una per giorno della settimana. Un&#8217;economia pianificata e autosufficiente. Copertura di feriali e festivi assicurata a costi irrisori &#8212; gli spicci di una telefonata, due soldi di alcolici, qualche balla, quattro mura, una doppia branda &#8212; un sistema ben collaudato, rodato, equilibrato:  sette donne che ruotano, e un uomo che risponde al citofono e ogni tanto cambia le lenzuola. Il cinismo non è  cinismo, è abitudine. E nell&#8217;indifferenza si nasconde un tacito accordo. Ci si incontra per un solo motivo. <strong>Dimenticarsi</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Più che un fine, un mezzo. Il sesso senz&#8217;amore aiuta a tirare avanti, a illudersi di non essere soli. E in ventiquattro ore di buio un attimo di luce è qualcosa. Nella prigionia l&#8217;ora d&#8217;aria è tutto ciò che si desidera. Così gli orgasmi diventano <strong>X</strong> sul calendario. Uno al giorno, per sette giorni. Per l&#8217;uomo, per le donne. La dose quotidiana di morte che traccia l&#8217;inizio e la fine, l&#8217;alba e il tramonto; il lampo di vuoto che segna lo scoccare dei tempi; un <em>escamotage</em> per sbloccare le lancette degli orologi, altrimenti ferme, eludendo dolore e vacuità.</p>
<p style="text-align: center;">&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211;</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Belle</em> quasi mai, le sue femmine. Di ciascuna conosce il minimo indispensabile.  Nome, numero di cellulare, giorno libero. Il resto è carne. I dettagli che raccoglie dal mucchio sembrano servirgli soltanto a dare un po&#8217; di colore alle serate a casa del cugino &#8212;&#8211; <strong>oppure</strong> ai casuali momenti di socializzazione, come quello che mi ha coinvolto l&#8217;altra sera, mentre aspettavo il 38 a Piazza Istria, direzione Termini. La palina luminosa indica: <em>&#8220;Dati non disponibili&#8221;</em> quando s&#8217;avvicina un tipo un po&#8217; scomposto, sui quaranta,  che decide di raccontarmi tutto ciò che ha appena raccontato al cugino; ovvero la sua agenda settimanale. &#8212;- La città è reduce da una tempesta monsonica:  il 2010 è un anno particolare,  un vulcano è esploso in Islanda e ha sparato in aria tonnellate di polvere nera, scombinando l&#8217;equilibrio climatico dell&#8217;intero continente. Non ci sono più le mezze stagioni. Ma il tizio non ne è sicuro e mi chiede la mia opinione:  <span style="color: #000080;"><em>&#8220;Piove sempre, vero?&#8221;</em> </span>&#8211; <em>&#8220;Sì, quest&#8217;anno è così. Pare di stare ai Tropici.&#8221;</em> &#8212; <span style="color: #000080;"><em>&#8220;Ma oggi è lunedì, vero? Fammi mandà un messaggio a Marija.&#8221;</em></span>. Lo guardo, capisco tutto, (cioè che non sta proprio bene), annuisco e alzo il pollice in segno di approvazione; a questo punto inizia la rassegna stampa, con me unico giornalista. <span style="color: #888888;"><em>(Parla un italiano corretto e privo d&#8217;accento romano. Basette quadrate. Tono di voce gradasso, spavaldo, arrogante, come a voler dimostrare la sua superiorità. Atteggiamento perfettamente in linea ai contenuti misogini e odiosi del suo monologo. Nella vita pare faccia l&#8217;assicuratore. &#8212; Mi limito a riportare ciò che ricordo. D&#8217;altronde non potevo prendere appunti, se non mentalmente. I nomi sono volutamente cambiati. V.M.18)</em></span></p>
<p style="text-align: center;">&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211;</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>LUNEDÌ, </strong><strong>Marija —</strong> centottanta centimetri di stanga moldava, alcolizzata, dislessica, trucco pesante.  Mestiere? Barista, al <em>Gas Blue Cross</em> di Piazza Ungheria. Giorno libero: lunedì, alle 22. Citofona e fa: <em>&#8220;Suono io!&#8221;</em> con voce ghiotta &#8212; sale le scale perché ha paura dell&#8217;ascensore, entra, e si dirige in bagno per farsi il bidè. Ma non un bidè normale, un bidè corretto. Col lubrificante. Perché soffre di secchezza. Quindi trasforma il bagno in una sala da parto del bioparco. Poi si trascina a letto con i suoi labbroni rossi e si dà da fare. Risolta l&#8217;aridità, rimane l&#8217;<em>avidità</em>. È una leonessa indomabile. Mezz&#8217;ora di circo non basta.  Ruggisce e balza per ore, fino allo spasmo. Per indurla all&#8217;ALT bisogna fingere di dormire, o di essere morti. Allora ti finisce mordendoti al collo. E viene.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>MARTEDÌ, Ornella</strong><strong> —</strong> origini friulane, treccia nera, impiegata contabile per la Lottomatica, mai letto un libro in vita sua, e mai visto un film al cinema. Perché <em>&#8220;Non le interessa.&#8221;</em> &#8212; Una donna d&#8217;altri tempi, di quelle che fanno gli auguri  per l&#8217;onomastico e indossano sottane marroni. Fare sesso la diverte: parte ridendo, finisce ridendo. La risata nasce labile e sommessa, cresce gradualmente con l&#8217;aumentare dei colpi e infine scoppia in un diabolico e irrefrenabile assolo, in coincidenza dell&#8217;amplesso. <em>Dramatic</em>.</p>
<p><strong>MERCOLEDÌ, </strong><strong> Annalisa</strong><strong> — </strong>romana, vende vitamine porta a porta  per una ditta giapponese, non si depila e ha un segreto: le piace farlo a  testa in giù.  Arriva e senza tante inibizioni si spoglia, si sdraia e accenna un sorriso. Poi butta la  testa fuori dal letto. Arcua la schiena e pianta le mani a terra come  picchetti da campeggio. Non c&#8217;è verso di farle cambiare postura,  altrimenti &#8211; spiega &#8211; non le sale l&#8217;eccitazione. Problemi di circolazione?  O retaggi di natura teologica. Più probabilmente semplice e  inafferabile follia.<em> </em>Finiti i giochi si accende una sigaretta, va  in bagno e autoironicamente canta Mina:<em> Mi tuffo a testa in giù / e l&#8217;acqua non c&#8217;è  più, / trovo sempre il  pavimento&#8230; Ioooo, <a href="http://www.youtube.com/watch?v=L3Askm8T-Cg" target="_blank">l&#8217;irriducibile</a>&#8230;</em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>GIOVEDÌ, Sara</strong><strong> — </strong>cinquant&#8217;anni, l&#8217;esperienza dell&#8217;età e tutto sommato un buon telaio. Lavora come mercante di pesce a Val Melaina, corridoio III, bancone in fondo a destra. Unica pecca? Il fatto che sia libera soltanto il giovedì, giorno del mercato, e preferisca venire a casa direttamente dal lavoro. A livello olfattivo è come incontrare una cassa di merluzzo. Non basta una doccia per lavare via l&#8217;odore di porto. Non ne bastano due. Perché accoglierla? Perché è simpatica, perché non è depressa, e perché all&#8217;odore &#8211; come a tutto &#8211; ci si abitua.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>VENERDÌ, Lina</strong><strong> — </strong>portinaia di servizio in un condominio del quartiere Tufello. Passa la giornate a farsi i cazzi degli altri e, a quanto pare, pure le sere. Almeno il venerdì sera. Si fa anticipare da un sms telegrafico, crittato &#8212; &#8220;h 23:00&#8243; &#8211;  deve avere un marito che le spia il telefono o qualcosa di simile. Ed eccola, puntuale come solo una portinaia isterica può essere. Dall&#8217;irresistibile modo di gemere, trascinante, delicato, musicato &#8212; peccato per le ossa che le scricchiano come breccia sotto le ruote di un trattore. Vuole essere sbattuta con rabbia &#8212; al maschio ricambia con un concerto di maracas.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>SABATO, Paula</strong><strong> — </strong>clandestina sudamericana, occhi neri &#8211; profondi &#8211; sofferenti &#8211; macchiati di un&#8217;influenza asiatica. Fa da badante a un povero di ottant&#8217;anni<strong> </strong>rimasto vedovo e<strong> </strong>abbandonato dai figli. Punta a farsi sposare per acquisire la cittadinanza italiana e fottergli l&#8217;eredità. Perché tanto cinismo? Perché quando non gli pulisce la bava, gli pulisce il culo. A casa viene soprattutto per sfogarsi e rimediare una scodella di brodo cinese &#8211; ma con l&#8217;occasione si fa anche una scopata. Pare non riesca a stare senza un uomo da fottere. Pare non riesca a stare senza un uomo da curare.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>DOMENICA, Mimma</strong><strong> — </strong>Di lei non si sa niente, tranne la cosa più importante: il fatto che subì una violenza,  da bambina, e che a trentasei anni suonati non l&#8217;abbia ancora superata. Accadde in una chiesa. Il parroco la toccò dentro il confessionale. Poi le ordinò dieci atti di dolore, per aver commesso peccato. Non passa domenica (santa domenica) che non lo ricordi con le lacrime agli occhi. Non se ne vergogna, piuttosto ci piange sopra. Il parroco è morto in circostanze sospette. Gira voce sia stato avvelenato. Nel sangue gli trovarono tracce di topicida. Ma questo non l&#8217;aiuta. È sola. Ha problemi a interfacciarsi con gli uomini. L&#8217;unico uomo che parve amarla davvero, un certo Mirco, l&#8217;ha lasciato lei,  perché a un tratto cominciò a intravedere nel suo volto i lineamenti del parroco. Sa di essere traviata.  Ogni volta va via piangendo, implorando il perdono.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong><br />
</strong></p>
<p style="text-align: justify;">
<p><em> Ben Frost &#8211; The Carpathians</em></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.questavita.net/2010/06/sette-donne-sesso-senza-amore-a-roma/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>11</slash:comments>
<enclosure url="http://www.questavita.net/wp-content/uploads/mp3/frost.mp3" length="10062300" type="audio/mpeg" />
		</item>
		<item>
		<title>Cristiano e la fede</title>
		<link>http://www.questavita.net/2010/04/cristiano-e-la-fede-storia-metropolitana-bus-3-notturno/</link>
		<comments>http://www.questavita.net/2010/04/cristiano-e-la-fede-storia-metropolitana-bus-3-notturno/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 12 Apr 2010 14:02:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Jacopo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Di cosa parliamo quando parliamo d'amore]]></category>
		<category><![CDATA[Investigazioni]]></category>
		<category><![CDATA[abitacolo]]></category>
		<category><![CDATA[amore]]></category>
		<category><![CDATA[atac]]></category>
		<category><![CDATA[bus]]></category>
		<category><![CDATA[cristiano]]></category>
		<category><![CDATA[donne]]></category>
		<category><![CDATA[gestazione]]></category>
		<category><![CDATA[matrimonio fallito]]></category>
		<category><![CDATA[naufragio]]></category>
		<category><![CDATA[notturno]]></category>
		<category><![CDATA[oro]]></category>
		<category><![CDATA[roma]]></category>
		<category><![CDATA[storie di vita]]></category>
		<category><![CDATA[vita vissuta]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.questavita.net/?p=23781</guid>
		<description><![CDATA[CRISTIANO &#8212; L&#8217;ho conosciuto alle 3 di notte, sul 3 Notturno, 3 giorni fa. È bastato commentare una buca sulla strada &#8211; Che ammortizzatori devono avere questi bestioni, eh? &#8211; ed ecco un senso alla serata. Cristiano ha 40 anni, capelli brizzolati e un dente d&#8217;oro. Guida di notte per quattro motivi. Uno, lo pagano [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>CRISTIANO</strong> &#8212; L&#8217;ho conosciuto alle 3 di notte, sul 3 Notturno, 3 giorni fa. È bastato commentare una buca sulla strada &#8211; <em>Che ammortizzatori devono avere questi bestioni, eh? &#8211; </em>ed ecco un senso alla serata. Cristiano ha 40 anni, capelli brizzolati e un dente d&#8217;oro. Guida di notte per quattro motivi. Uno, lo pagano un po&#8217; di più. Due, c&#8217;è meno traffico. Tre, ci sono meno semafori, visto che la gran parte vengono disattivati.</p>
<p>Quattro, a casa non c&#8217;è nessuno ad aspettarlo.</p>
<p><span style="color: #003366;"><em>« E la fede al dito? », affondo io, senza pietà.</em></span><br />
« Ah, questa dici&#8230; », sospira e agguanta l&#8217;anulare sinistro con la mano destra, mollando un attimo il volante.<br />
<span style="color: #003366;"><em> « Quella. »</em></span><br />
« Questa è un promemoria. »<br />
<span style="color: #003366;"><em> « Sennò ti scordi di quanto so&#8217; stronze le donne? »</em></span><br />
« No, per ricordarmi quanto so&#8217; stronzo io. »</p>
<p style="text-align: justify;">« Perché lo stronzo so&#8217; stato io. So&#8217; andato con un&#8217;altra. Conosciuta proprio qua, all&#8217;abitacolo. <em>(mi indica e ride mestamente.)</em> Dieci anni di meno, bionda, rossetto rosso &#8211; roba d&#8217;altri tempi. Ho perso la testa. Per un anno intero sono tornato a casa dal lavoro con un&#8217;ora di ritardo &#8211; <em>Eh sai, amore, c&#8217;era traffico</em>, dicevo a tavola, a mia moglie &#8211; e invece andavo da Mary. Abitava a Monteverde, in un monolocale &#8211; manco tanto lontano da qua.  Veniva fuori da una storiaccia, uno l&#8217;aveva lasciata per un&#8217;altra a nozze programmate. Era pure caduta in depressione. Io invece l&#8217;amore ce l&#8217;avevo. Avevo Luisanna, una casa e le vacanze in riviera. <em>(sospiro.)</em> Avevo Luisanna e una vita serena.<em> (sospiro.)</em> Ma ho fatto il coione. E quando alla coionaggine mia s&#8217;è unita la malasorte, m&#8217;è arrivato er conto. Aspro. Da bravo coione ho messo incinta Mary. E  contemporaneamente ho messo incinta mia moglie. Quando si dice tempismo. A Mary chiedo d&#8217;abortire.  Lei piange e dice di amarmi. Scappo.  Con mia moglie fingo. <em>&#8220;Sei felice amore mio?&#8221;</em>, mi diceva a letto, mentre si accarezzava la pancia  ancora semi-vuota &#8211;<em> &#8220;Sì, è proprio una bella notizia.&#8221;</em> &#8211; Guardavo la pancia di mia moglie gonfiarsi, e vedevo quella di Mary &#8212; saranno uguali? Come sta adesso? Avrà abortito? Vacca di un mondo. Non dormivo più. In testa mi rimbombavano in testa i cuoricini dei miei figli, quel suono da ecografia &#8211; Tutùn-Tutùn-Tutùn-Tutùn -  uno batteva, l&#8217;altro chissà &#8211; e poi sognavo i feti.  E la delusione di mia madre &#8212; all&#8217;oscuro di tutto &#8212; che avrebbe pensato di me?  Bella soddisfazione per lei, che m&#8217;ha fatto studiare e ha prestato a Luisanna il suo vestito di nozze &#8212; quello che usò con mio padre, che ora non c&#8217;è più. Passano nove mesi e per nove mesi non dormo. Luisanna partorisce.  Mary non lo so. Da lei ero sparito nella speranza decidesse di abortire per salvarmi chiappe e matrimonio. Per mesi m&#8217;ha telefonato e non ho risposto &#8211; poi a un certo punto ha smesso &#8211; arriviamo a dieci mesi &#8211; speravo fosse fatta. Ma no, un giorno <em>Drrrrrr</em>, suona il citofono. Sarà il postino. Sarà una multa. M&#8217;affaccio e vedo una carrozzina.  Cado in ginocchio, pietrificato. A un mese dal figlio &#8220;legittimo&#8221;, ecco il gemello a metà.  In arrivo a  casa mia Betty Boop e Calimero, carichi di esplosivo. Dal salotto arriva la voce di mia moglie: <em>- Chi è?</em> &#8211; <em>(&#8230;)</em> &#8211; <em>Chi?! </em> &#8212; Cristo, quando si dice Apocalisse. Avrei fatto meglio a buttarmi di sotto. Non avrei visto gli occhi di mia moglie morire. Non avrei udito le madri dei miei figli (e i miei figli con loro) piangere insieme fino a strozzarsi. Non avrei ricevuto la furia di mio suocero e le sue minacce di morte. Non avrei visto mia madre svenire dal dolore.  &#8212;&#8212; Ora vivo in un vecchio garage e vado avanti a sonniferi e carne in scatola. Mantengo una donna che mi odia (Luisanna, l&#8217;unica ad avere diritti) e due bambini che cresceranno per odiarmi.<em> (silenzio.) </em>Mia madre se n&#8217;è andata l&#8217;anno scorso senza avermi perdonato.<em> (silenzio.)</em> Ma io non volevo, cazzo. Non volevo proprio.<em> (silenzio.) (lacrima.)</em> Come ti chiami? Jacopo, io sono morto, io non vivo più. »<br />
<span style="color: #ffffff;">.</span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p><em> Baustelle &#8211; Revolver</em></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.questavita.net/2010/04/cristiano-e-la-fede-storia-metropolitana-bus-3-notturno/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>29</slash:comments>
<enclosure url="http://www.questavita.net/wp-content/uploads/mp3/revolver.mp3" length="5917662" type="audio/mpeg" />
		</item>
		<item>
		<title>A tradimento le chiesi balliamo</title>
		<link>http://www.questavita.net/2010/03/a-tradimento-le-chiesi-balliamo/</link>
		<comments>http://www.questavita.net/2010/03/a-tradimento-le-chiesi-balliamo/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 30 Mar 2010 16:46:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Jacopo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Estratti]]></category>
		<category><![CDATA[i sotterranei]]></category>
		<category><![CDATA[kerouac]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.questavita.net/?p=23631</guid>
		<description><![CDATA[[Tornammo] al Red Drum per sentire i pezzi, per sentire Bird, che vidi chiaramente fissare Mardou diverse volte e anche me dritto negli occhi per capire se ero davvero il grande scrittore che credevo di essere come se conoscesse i miei difetti e le mie ambizioni o si ricordasse di me da altri locali e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">[Tornammo] al Red Drum per sentire i pezzi, per sentire <a href="http://video.google.com/videoplay?docid=-8601461033916898387#" target="_blank">Bird</a>, che vidi chiaramente fissare Mardou diverse volte e anche me dritto negli occhi per capire se ero davvero il grande scrittore che credevo di essere come se conoscesse i miei difetti e le mie ambizioni o si ricordasse di me da altri locali e altre coste, da altre Chicago &#8212; non uno sguardo di sfida ma il re e il fondatore della bop generation o almeno nel suo sound che guardava il suo pubblico guardandolo negli occhi, gli occhi segreti lui-guardanti, mentre si inumidiva appena le labbra e faceva lavorare grandi polmoni e dita immortali, occhi distanti e interessati e umani, il musicista jazz più gentile che ci sia al mondo e proprio per questo il più grande &#8212; che guardava me e Mardou <strong>nell&#8217;infanzia del nostro amore </strong>e probabilmente si chiedeva perché, o sapeva che non sarebbe durato o capiva chi dei due ne sarebbe rimasto ferito, come è successo ora, naturalmente, ma a quel punto non ancora, era Mardou che aveva<strong> occhi sfavillanti </strong>puntati su di me anche se io non potevo saperlo e non lo so bene neanche adesso &#8212; tranne che per quel fatto, sulla strada verso casa, finita la session bevuta la birra al Mask <strong>andammo a casa ubriachi con l&#8217;autobus della Terza Strada tristemente attraverso la notte e</strong> <strong>i neon che pulsavano</strong> e quando improvvisamente mi chinai su di lei per gridarle qualcos&#8217;altro (nel suo io segreto come mi confessò più tardi) <strong>il suo cuore fece un balzo a fiutare la «dolcezza del mio respiro» </strong>(citazione) <strong>e quasi subito mi amò</strong> &#8212; e io non lo sapevo quando trovammo la scura triste porta russa di Heavenly Lane un grande cancello di ferro che a tirarlo cigolava sul marciapiede, l&#8217;interno che puzzava di bidoni della spazzatura tristemente ammucchiati l&#8217;uno sull&#8217;altro, teste di pesce, gatti, e poi il vicolo stesso, il primo sguardo che gli diedi (la lunga storia e il peso che ha nella mia anima, come nel 1951 quando me ne andavo in giro col mio taccuino in una pazza serata d&#8217;ottobre a scoprire la mia anima di scrittore&#8230;) […] A tradimento le chiesi balliamo [...] ah. &#8212; <strong>Ballando avevo spento la luce, così, nell&#8217;oscurità, ballando, la baciai</strong>. &#8212; <strong>una vertigine, nel turbinio della danza, l&#8217;inizio, il solito bacio d&#8217;inizio degli amanti in piedi in una stanza buia, la stanza della donna, e l&#8217;uomo tutto progetti</strong> &#8212; per finire poi in altri balli con lei in grembo o sulla coscia mentre la scarrozzavo in giro ballando con la schiena inarcata per non perdere l&#8217;equilibrio e lei intorno al mio collo le sue braccia che cominciarono a dare tanto <strong>tepore</strong> al me che allora era solo <em>hot</em> &#8212;<br />
E molto presto scoprii che non aveva credi e che non aveva avuto un luogo da cui trarli &#8212; madre negra morta mettendola al mondo – padre sconosciuto mezzosangue Cherokee hobo arrivato sbatacchiando le <strong>scarpe lacere sulle pianure grigie</strong> dell&#8217;autunno in sombrero nero e sciarpa rosa accucciato vicino ai fuochi degli hot dog a lanciare bottiglie di Tocay vuote nella notte «Yaa Calexico!».<br />
Veloce a buttarmi, mordere, spegnere la luce, nascondere la faccia dalla vergogna, fare l&#8217;amore come un matto per non averlo più fatto da quasi un anno e il bisogno che mi spingeva giù &#8212; i nostri piccoli accordi nel buio, i davvero-non-dovrei-proprio-dirtelo &#8212; perché fu lei che dopo disse «Gli uomini sono così pazzi, vogliono l&#8217;essenza, <strong>la donna è l&#8217;essenza</strong>, ce l&#8217;hanno tra le mani ma se la filano solo per mettersi a innalzare grandi costruzioni astratte» &#8212; [...] &#8212; E perciò avendo ottenuto l&#8217;essenza del suo amore adesso io innalzo grandi <strong>costruzioni di parole</strong> e così di fatto tradisco quella medesima essenza [...] &#8212; Ma non posso in queste confessioni tradire le intimità profonde, le cosce, quel che le cosce racchiudono &#8212; e però perché scrivere? &#8212; <strong>le cosce contengono l&#8217;essenza</strong> &#8212; eppure è là che resterei e da lì sono venuto e alla fine tornerei, ma devo pure sempre scappar via a costruire costruire &#8212; per niente &#8212; per le poesie di Baudelaire &#8212;</p>
<p style="text-align: right;"><strong>I sotterranei</strong> &#8212; Jack Kerouac, 1958<br />
Traduzione di Nicoletta Vallorani</p>
<p style="text-align: right;">(Altre perle su <a href="http://www.facebook.com/questavita" target="_blank">fb</a>!)</p>
<p style="text-align: justify;">
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.questavita.net/2010/03/a-tradimento-le-chiesi-balliamo/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>5</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Amore sul 4N</title>
		<link>http://www.questavita.net/2010/02/amore-sul-quattro-notturno/</link>
		<comments>http://www.questavita.net/2010/02/amore-sul-quattro-notturno/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 27 Feb 2010 18:37:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Jacopo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Di cosa parliamo quando parliamo d'amore]]></category>
		<category><![CDATA[amore]]></category>
		<category><![CDATA[asfalto]]></category>
		<category><![CDATA[bus]]></category>
		<category><![CDATA[nomentana]]></category>
		<category><![CDATA[notturno]]></category>
		<category><![CDATA[renzo & lucia]]></category>
		<category><![CDATA[roma]]></category>
		<category><![CDATA[strada]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.questavita.net/?p=23371</guid>
		<description><![CDATA[3:30 di notte, Via Nomentana — Sono in macchina quando a un tratto mi supera un autobus della linea 4N. Mi passa accanto, sulla corsia preferenziale, all&#8217;altezza della ex Maggiolina. L&#8217;autobus è semi-vuoto. Quando ce l&#8217;ho davanti guardo nella vetrata posteriore, quella dei cinque posti in fondo. Sapete cosa vedo? Due giovani innamorati che si [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>3:30 di notte, Via Nomentana</strong> — Sono in macchina quando a un tratto mi supera un autobus della linea 4N. Mi passa accanto, sulla corsia preferenziale, all&#8217;altezza della ex Maggiolina. L&#8217;autobus è semi-vuoto. Quando ce l&#8217;ho davanti guardo nella vetrata posteriore, quella dei cinque posti in fondo. Sapete cosa vedo? Due giovani innamorati che si baciano &#8211; si baciano &#8211; si baciano. A occhi chiusi, senza tregua. Lui immerge le mani nei ricci di lei. Lei china la testa dalla felicità.  Si amano con la semplicità dei bambini e la disinvoltura dei delfini. Si amano senza vergogna e senza sosta &#8211; veloci e senza tempo come il bus che salta le fermate e prende la discesa a tutto gas, su una strada incredibilmente senza buche e nuova d&#8217;asfalto. Ma certo: qualcuno al Comune deve avere saputo. Di Renzo e Lucia in arrivo nel cuore di Roma Metropoli. E chissà che pure l&#8217;autista non sappia d&#8217;esser cocchiere e il notturno bus, cavallo alato.<br />
<span style="color: #ffffff;">.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><em> Port Royal &#8211; Balding Generation (Losing Hair As We Lose Hope)<br />
</em></p>
<p style="text-align: justify;">
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.questavita.net/2010/02/amore-sul-quattro-notturno/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>6</slash:comments>
<enclosure url="http://www.questavita.net/wp-content/uploads/mp3/balding.mp3" length="18148808" type="audio/mpeg" />
		</item>
		<item>
		<title>La storia dell&#8217;artista del 92</title>
		<link>http://www.questavita.net/2010/01/la-storia-dell-artista-del-92/</link>
		<comments>http://www.questavita.net/2010/01/la-storia-dell-artista-del-92/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 29 Jan 2010 21:24:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Jacopo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Di cosa parliamo quando parliamo d'amore]]></category>
		<category><![CDATA[amore]]></category>
		<category><![CDATA[artista]]></category>
		<category><![CDATA[buche]]></category>
		<category><![CDATA[bus]]></category>
		<category><![CDATA[occhio]]></category>
		<category><![CDATA[roma]]></category>
		<category><![CDATA[sguardi]]></category>
		<category><![CDATA[strada]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.questavita.net/?p=22541</guid>
		<description><![CDATA[Avrà sulla trentina d&#8217;anni e appare con una certa regolarità sul 92 &#8212; linea urbana. Sale a Viale Somalia e scende in Via Tagliamento. Sacca sulle spalle, berretto scolorito in testa e blocco di carta bianca in mano. Incurante dell&#8217;universo circostante, passa le corse a disegnare cose bellissime con una penna a sfera. Disegna in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Avrà sulla trentina d&#8217;anni e appare con una certa regolarità sul 92 &#8212; linea urbana. Sale a Viale Somalia e scende in Via Tagliamento. Sacca sulle spalle, berretto scolorito in testa e blocco di carta bianca in mano. Incurante dell&#8217;universo circostante, passa le corse a disegnare cose bellissime con una penna a sfera. Disegna in qualunque posizione e condizione. In piedi, seduto, da solo o tra la folla. Si immerge nel blocco e traccia linee decise, curando le sfumature e il chiaroscuro. I sobbalzi del bus non rovinano l&#8217;opera ma portano alle forme quell&#8217;incertezza che le riempie  di vita. Un giorno ha disegnato un occhio di donna stilizzato, con una bic nera. E nonostante il nero fosse l&#8217;unico colore,  l&#8217;occhio irradiava una luce insolita, un&#8217;elettricità misteriosa, una tensione di sospetto e sensualità.</p>
<p style="text-align: justify;">Le rare volte che posa la penna si dedica all&#8217;osservazione del mondo. Si guarda intorno con sguardo assorto, da autentico sognatore. Si concentra su particolari apparentemente irrilevanti che chissà cosa vanno a significare nella sua mente da artista. Una volta si è letto il regolamento per i passeggeri, tutte quelle storie sulle multe agli evasori e gli abbonamenti per disabili. Un&#8217;altra volta scrutava la cartina di Roma attaccata in alto sopra la portiera, e lo faceva con estremo interesse, strizzando gli occhi sulla mappa &#8211; ma qualcosa mi dice non cercasse nessun indirizzo.</p>
<p style="text-align: justify;">Passa un anno che non lo incontro più. Oggi lo rivedo, e non è per niente invecchiato. Stessa sacca, stesso berretto. Ma le mani le impegna nelle mani di una donna. Una donna dai lunghi capelli biondi e il volto fiero da indiana d&#8217;America. Lei lo abbraccia attorno alla vita e lui le accarezza le mani con dolcezza, mentre l&#8217;autobus si lancia con audacia sulle buche di Roma. Insieme fanno un corpo unico, più leggero dei loro due presi singolarmente. Sembrano combinati come una molecola d&#8217;acqua. Lui ha lo sguardo di quando guardava la mappa di Roma. Ma con una luce diversa.  La luce degli occhi di lei. Gli stessi, identici occhi che disegnava un anno fa.<br />
<span style="color: #ffffff;">.</span></p>
<p><em> Clogs &#8211; 5/4</em></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.questavita.net/2010/01/la-storia-dell-artista-del-92/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>10</slash:comments>
<enclosure url="http://www.questavita.net/wp-content/uploads/mp3/5_4.mp3" length="4033825" type="audio/mpeg" />
		</item>
	</channel>
</rss>
