Cristiano e la fede

di Jacopo

CRISTIANO — L’ho conosciuto alle 3 di notte, sul 3 Notturno, 3 giorni fa. È bastato commentare una buca sulla strada – Che ammortizzatori devono avere questi bestioni, eh? – ed ecco un senso alla serata. Cristiano ha 40 anni, capelli brizzolati e un dente d’oro. Guida di notte per quattro motivi. Uno, lo pagano un po’ di più. Due, c’è meno traffico. Tre, ci sono meno semafori, visto che la gran parte vengono disattivati.

Quattro, a casa non c’è nessuno ad aspettarlo.

« E la fede al dito? », affondo io, senza pietà.
« Ah, questa dici… », sospira e agguanta l’anulare sinistro con la mano destra, mollando un attimo il volante.
« Quella. »
« Questa è un promemoria. »
« Sennò ti scordi di quanto so’ stronze le donne? »
« No, per ricordarmi quanto so’ stronzo io. »

« Perché lo stronzo so’ stato io. So’ andato con un’altra. Conosciuta proprio qua, all’abitacolo. (mi indica e ride mestamente.) Dieci anni di meno, bionda, rossetto rosso – roba d’altri tempi. Ho perso la testa. Per un anno intero sono tornato a casa dal lavoro con un’ora di ritardo – Eh sai, amore, c’era traffico, dicevo a tavola, a mia moglie – e invece andavo da Mary. Abitava a Monteverde, in un monolocale – manco tanto lontano da qua.  Veniva fuori da una storiaccia, uno l’aveva lasciata per un’altra a nozze programmate. Era pure caduta in depressione. Io invece l’amore ce l’avevo. Avevo Luisanna, una casa e le vacanze in riviera. (sospiro.) Avevo Luisanna e una vita serena. (sospiro.) Ma ho fatto il coione. E quando alla coionaggine mia s’è unita la malasorte, m’è arrivato er conto. Aspro. Da bravo coione ho messo incinta Mary. E  contemporaneamente ho messo incinta mia moglie. Quando si dice tempismo. A Mary chiedo d’abortire.  Lei piange e dice di amarmi. Scappo.  Con mia moglie fingo. “Sei felice amore mio?”, mi diceva a letto, mentre si accarezzava la pancia  ancora semi-vuota – “Sì, è proprio una bella notizia.” – Guardavo la pancia di mia moglie gonfiarsi, e vedevo quella di Mary — saranno uguali? Come sta adesso? Avrà abortito? Vacca di un mondo. Non dormivo più. In testa mi rimbombavano in testa i cuoricini dei miei figli, quel suono da ecografia – Tutùn-Tutùn-Tutùn-Tutùn -  uno batteva, l’altro chissà – e poi sognavo i feti.  E la delusione di mia madre — all’oscuro di tutto — che avrebbe pensato di me?  Bella soddisfazione per lei, che m’ha fatto studiare e ha prestato a Luisanna il suo vestito di nozze — quello che usò con mio padre, che ora non c’è più. Passano nove mesi e per nove mesi non dormo. Luisanna partorisce.  Mary non lo so. Da lei ero sparito nella speranza decidesse di abortire per salvarmi chiappe e matrimonio. Per mesi m’ha telefonato e non ho risposto – poi a un certo punto ha smesso – arriviamo a dieci mesi – speravo fosse fatta. Ma no, un giorno Drrrrrr, suona il citofono. Sarà il postino. Sarà una multa. M’affaccio e vedo una carrozzina.  Cado in ginocchio, pietrificato. A un mese dal figlio “legittimo”, ecco il gemello a metà.  In arrivo a casa mia Betty Boop e Calimero, carichi di esplosivo. Dal salotto arriva la voce di mia moglie: - Chi è?(…)Chi?! — Cristo, quando si dice Apocalisse. Avrei fatto meglio a buttarmi di sotto. Non avrei visto gli occhi di mia moglie morire. Non avrei udito le madri dei miei figli (e i miei figli con loro) piangere insieme fino a strozzarsi. Non avrei ricevuto la furia di mio suocero e le sue minacce di morte. Non avrei visto mia madre svenire dal dolore.  —— Ora vivo in un vecchio garage e vado avanti a sonniferi e carne in scatola. Mantengo una donna che mi odia (Luisanna, l’unica ad avere diritti) e due bambini che cresceranno per odiarmi. (silenzio.) Mia madre se n’è andata l’anno scorso senza avermi perdonato. (silenzio.) Ma io non volevo, cazzo. Non volevo proprio. (silenzio.) (lacrima.) Come ti chiami? Jacopo, io sono morto, io non vivo più. »
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Baustelle – Revolver