E dimmi, tu ce l’hai la ragazza?

È questa la sua sfortuna: è alto un metro e mezzo e il suo mento tira verso la fronte dando alla testa una forma schiacciata, simile a una pagnottella lievitata poco e male. Ha quarant’anni suonati e pochi capelli.  Sul naso occhiali squadratissimi con montatura argento. Sarà quattro o cinque anni che lo vedo salire sul 310, al capolinea di Piazza Vescovio. La classica persona che non può trovarsi una donna. Al massimo è la donna che trova lui, se gli dice bene. Ma se non ha un fisico da ginnasta, e nemmeno i tratti di un uomo, lui cerca di emanciparsi coi vestiti. In quanto a look, non ha nulla da invidiare a nessuno. A vestirsi, si veste troppo bene. Curatissimo. Sempre. Indumenti nuovi di zecca, puliti, stirati. Ossessivo. Roba che tre anni fa (e ho testimoni di questa cosa) l’ho visto seduto sull’autobus che si lustrava i mocassini con una pezza di renna. Era, come dire, febbrile?

E morboso era pure quella volta che l’ho visto parlare con una ragazza, sempre sul 310. È stata lei, ignara di tutto, a sedercisi vicino. Non sapeva cosa le sarebbe costato. E dire che poteva immaginarlo. Intuirlo non dico dalla forma della testa (che vabè) ma piuttosto dal cappello che portava, alquanto bizzarro per un uomo della sua età. Indossava uno di quei berretti rosa fluo col coniglio di playboy. Sarà stato diretto in discoteca. Ed era già entrato nell’animo, vista la disinvoltura con cui ha approcciato la ragazza. Zero inibizioni: Che fai nella vita? Bel tempo oggi. Studi? Insomma, discorsi di circostanza, e la fanciulla che si schiacciava al vetro per stargli il più lontano possibile. Lo strazio è durato venti minuti, poi la malcapitata è scesa per prendere la metro. Al saluto il nostro ardito le ha scoccato due baci sulla guancia. E s’è messo a ridere. E ridere di certo non lo aiutava a essere carino.

Oggi finalmente lo rivedo. E ci parlo.

« Di che squadra sei? », gli faccio.
« D’a maggica. », risponde.
« Ci avrei giurato, e ce l’hai la ragazza? »
« Io? No. »
« E allora per chi ti vesti così elegante? »
« Perché altrimenti come le trovo, le donne? Mica cascano dal cielo »
« E poi, ogni volta che mi capitano sono vestito sbagliato. »

« Ah sì? Che sfiga. »
« Eh sì, guarda che scarpe. Queste le ho pagate duecento spilli ma mica vanno bene », fa lui alzando i piedi e mostrando due scarponi scamosciati col carrarmato lucido.
« Timberland, con queste ci vai sull’Everest, figuriamoci se non ci acchiappi », mi viene da sorridere.
« Dici? Ma pure te sei d’a maggica?  »
« Eccerto! »
« Bravo bravo. »
« E dimmi, tu ce l’hai la ragazza? »

« Io? In realtà no. Io aspetto che mi caschi dal cielo. »
« … »
« A volte capita, sai? »
« Dai? Sicuro? »

« Sì. Ecco perché non giro mai con l’ombrello. »
« Altrimenti lei non può vedermi, dall’alto. »
« E non sa dove cadere. »

Giunti in via di Santa Costanza, dopo Piazza Istria, c’è la magia. Inizia a piovere. Lo vediamo sui finestrini dell’autobus, dove scivolano le gocce di pioggia, lasciando le cicatrici sul vetro.  Restiamo incantati ad osservare il cielo carico di acqua. Poi, a un tratto, si scatena la burrasca. I fumi della città si dissolvono, e con loro la voglia di parlare. L’atmosfera nell’autobus è sospesa. I passeggeri si chiudono negli impermeabili, come dietro un sipario, a proteggere l’attesa. Tutti lì, ad aspettare il proprio angelo liberatore. Cala un silenzio religioso. Non faccio in tempo a chiedergli come si chiama. In compenso vedo un lampo, in lontananza.
.

Audio clip: Adobe Flash Player (version 9 or above) is required to play this audio clip. Download the latest version here. You also need to have JavaScript enabled in your browser.

Mogwai – Burn Girl Prom Queen

5 Risposte a “E dimmi, tu ce l’hai la ragazza?”


  • verrà
    la regina di saba
    scriosciando

    teoria interessante quella di non girare con l’ombrello :)

  • “… dopo Piazza Istria, c’è la magia. Inizia a piovere. Lo vediamo sui finestrini dell’autobus, dove le gocce di pioggia scivolano lasciando le cicatrici sul vetro”. Jacopo, lai che c’è una Piazza Istria anche a Milano? Da bambino adoravo andare in tram, per tornare a casa dal centro passavo col 4 da Piazza Istria. Arrivavo a guardare fuori dal finestrino solo con gli occhi, oppure mi mettevo in ginocchio sulle panchine. E adoravo quando pioveva, li dentro ci si sentiva al sicuro. Musica please, http://bit.ly/2Tu4yi Gruß, Marco.

  • Dichtung, grazie. La canzone ci sta molto bene…

  • ho in mente un quadro di magritte se penso alla ragazza che piove dal cielo, sì, a metà tra magritte e mary poppins, che però si serve dell’ombrello proprio per l’atterraggio.
    mi è piaciuto lo spirito d’iniziativa, a roma s’addensano sempre più borderline ai quali servirebbe solo uno scambio di battute per sentirsi più “normali”. a volte basta un orecchio universale come il tuo per sentirsi re-integrati..

  • Bella! Mi piace l’idea che le persone e gli eventi piovano dal cielo…anche perchè credo che sia così. E mi piace dimenticare l’ombrello a casa…

Lascia una risposta


-->