ROMA — È tornando a casa in autobus, ore 20, che decido che è giunto il momento di iscriversi a boxe. Datemi uno, due anni, e poi mi leggerete sui giornali. Pugilato per scopi sociali. Urlare “Ehi!” e prendere per le orecchie quei ragazzotti sui 18-20 che negano il posto agli anziani sull’autobus, – io chiaramente vestito casual, apparentemente innocuo – aspettare una loro reazione promiscua, lasciar degenerare la situazione e finalmente assestare un paio di ganci al mento al tipo con la faccia più viscida e i capelli più odiosi. Lo starnazzare terrorizzato delle loro ragazze, gli occhi sgranati degli amici, grida, tante grida, panico e adrenalina. Lo sguardo compiaciuto di chi mi vede correre via.
ROMA — Alla fermata mi fermo a parlare con Maria Rosaria, 75 anni, dentiera vissuta, barba incolta, occhi di acqua. Sull’altro lato della strada un cagnolino cammina tra le macchine parcheggiate, Maria Rosaria: – Ma Che Carino Quel Cagnetto!, come darle torto poi quando mi racconta dei cagnetti del suo passato, dei gatti di suo padre – così affettuuoosi – e che Mio Padre Dava Prima Da Mangiare Prima A Loro Poi A Noi, sìsì, era così — e invece mio marito era diverso, lui borbottava sempre quando la gatta — affettuuoosa — veniva a dormirci ai piedi e io c’avevo messo un panno in fondo al letto e la gatta aveva capito che doveva aspettare che mio marito si addormentasse prima di venire e piano piano piano e poi runf runf runf. (Perché sono meglio le bestie degli uomini.) Passa il 90, non me ne frega un cazzo, è troppo bella Maria, non lo prendo, parlo ancora un po’, “TANTA SALUTE. COME TI CHIAMI? JACOPO, TANTA SALUTE.” – Fa un espressione mista di incredulità & nostalgia, e poi se ne va sorridendo. Mi amareggia sapere che se ci reincontreremo, quasi certamente sarà in un altro mondo.
ROMA — È mercoledì notte fonda, ore 2, Piazza Sempione, fermata del 4N – (fu 60) – io Gino e chi? UN PAZZO DI CAMIONISTA SEDUTO SOTTO LA PENSILINA. Tipica pancia gonfia che sconfina da una giacca rattoppata, un occhio più grande dell’altro e lo sguardo svitato che ricorda i pirati dei caraibi – i suoi colori? Blu, marrone, grigio polvere – e il giallo dei lampioni. — Ma allora …………… come come come come – COME – come non resistere all’idea di scambiarci quattro chiacchere, che quando vede il Gino morirsi di freddo e soffiare dentro il suo maglione di lanaccia gli dice “FREEDDO EHHHHHH?” e se la ride, io: “sì, è più freddo di ieri” – e ancora qualche scambio di circostanza sul tempo e ci prende in amicizia: – me so fatto 700 km, sto tornando a casa, abito dalle parti de là, faccio il camionista e me piaaaaace fa il camionista, me piaaaace, e se non te piace non lo fai… come pe tutti i lavori…. se non te piace non te mòvi…. hai capito, arrivi ad Arezzo che stai un po’ così, ma poi dici STICAZZI arrivo a Milano… a me a me, a me sai cosa? a me me piaaace, me basta sentì.. che dì? UN TRATTORE, metto in moto e sento Poh, POHPOPO, e me piace e so contento. Mò scusate eh.. NA DOMANDA.. DOMANDA: ma chi cazzo ha fatto ste pensiline… che cazzo je costava mette du tavole ai lati pe riparatte dal freddo, UN PANNELLO QUA, UN PANNELLO LÀ e eeee e che cazzo! mah, l’avrà progettato che so…. (mò non vojo..) ….. un TALEBBANO de Viterbo…. boooooooh? — Mò ho chiamato n’amico mio che me sta venì a pià, j’ho telefonato.. dovrebbe sta a venì, non passano mai sti cazzo de autobus… mò casomai tornamo tutti insieme.. ve damo un passaggio.. ———— Eccolo che arriva, in una scarcassata Fiat Uno Blu Savoia, accosta, apre il finestrino e fa QUANTO PRENNI???? – il nostro amico ride come un folle, ride e urla: 15 per culo e 10 pe aa bocca, cazzo me frega!.. (Gino e Io neanche ci guardiamo) … il ciccio camionista in piedi è uno spettacolo, goooonfio… mentre l’uomo dentro la macchina è un tipo poco raccomandabile, che fuma e guida e quando sente che ci deve portare a casa si scuote sbuffa fumo e fa: “no no no no, namo namo namo, no”, e il camionista è desolato e io gli dico “no tranquillo, tanto dobbiamo andare in fondo, fino al capolinea….” e lui : “PORCO ZIO pure io”.. ma vabè, gli diamo la mano, lui ci dà il cinque come un vero giovanotto, che grande ….. sale in macchina, il tizio mette in moto, gira, fa un pezzo contromano, e se ne va. Una maniglia di ombrello spunta dal vetro del portabagagli.
Ammazza, belli ’sti scorci di vita.
Cheers from Edinburgh!
R.
uaa …. un commento dalla Scozia :) grazie!
Nicht schlecht, Junge.
Grüße aus Schwabenland!
Eccheccazzo, internazionalizzare stò bblogghe, daje, internazionalizzare!
ahahahhahahaha questa è bella
no davvero,
è bella proprio…
mi aiuti tu?
Grüß dich
Selbstverständlich, stehe ich gern zur Verfügung!!!
‘ndò se comincia??
Giochini di parole.
Uhm, meine Frau mi ha regalato l’anno scorso una maglietta obergeil per il mio Geburtstag, con una scritta: “I MOG di, WAIscht?”.
Daje, dammi la/e chiave/i di lettura…
(scherzi a parte, ora faccio lo Jacopo: mi piace come scrivi, no davvero. Continua, è un piacere leggerti)
ahaha! grande, fa troppo ridere!
è un piacere sapere che qualcuno gradisce ciò che scrivo,
continuerò, promesso!
Deutschland, Deutschland über alles,
über alles in der Welt!
Stupendo. Voglio infilarmi in una di queste serate nel freddo inverno che c’aspetta :)
Ciao, arrivo al tuo blog dal tuo tlog. Che bello leggerti. Bellissimi questi bozzetti sull’umanità che popola la metropoli. Mi hanno fatto venire in mente una frase di Bukowski: “La gente è il più grande spettacolo del mondo, e non si paga il biglietto.”
mnemonia, ti ringrazio molto, e bellissima citazione :)
torna a trovarmi quando vuoi, ultimamente come dicono a Roma .. ci sto a ruota con la metropoli.. :)
un abbraccio
Jacopo
Ah.. il “pugilato per scopi sociali”.. Vecchio film mentale che speriamo presto venga realmente girato..