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NOVEMBRE — Camminare all’una di notte per le strade della periferia di Roma. La nebbia vela i lampioni e filtra la luce. Tutt’intorno un’aria di pace, di pace spettrale, di iniquità , di zolfo che brucia in silenzio, di cenere. Sarà il vento a spazzare, prima dell’alba. L’umidità ti mangia le ossa e ti leva ogni voglia di piangere. Ci sono già abbastanza lacrime nell’atmosfera, ne servono altre? I passanti svelano la loro meravigliosa inconsistenza, avvolti nell’impermeabile come fantasmi d’antracite. Non hanno nulla da dire, i loro sguardi lampeggiano furtivi in coro coi semafori spenti. L’aria è carica di fumi e di poesia. Il sangue del tempo scorre nelle arterie della metropoli. Sangue che gronda dai lampioni, si ricompone in una pozza sul marciapiede e lentamente defluisce nei tombini e negli scarichi della città . Un giorno tornerà ad esser nebbia. Così come le nostre mascelle torneranno ad esser ghiaccio.
già , a che serve parlare di fronte a questo
si respira un pò di Maggie Cassidy
“..il velo del cielo sulle tiare e sui diademi di una grande Eterna Brunetta chiamata notte.”
bella Jaco
è bellissimo questo pezzo, è fantastico! l’hai scritto tu?
grazie, grazie.
l’ho scritto io sì, elena, e sono contento ti piaccia tanto. :)