Quarant’anni son passati, ma sei ancora vivo

di Jacopo

Jack Kerouac

12 Marzo 1922 - 21 Ottobre 1969

Proprio oggi finisco di leggere un’edizione introvabile di Satori A Parigi, Bompiani, 1968, e proprio ieri (e l’altro ieri, e l’altro ieri ancora) non abbiamo esitato a brindare alla tua. E finché le tue parole entreranno dentro come lame e i tuoi sospiri saranno anche un po’ nostri e quando ci sarà un povero vagabondo sassofonista  jazz all’angolo della strada e noi diremo: – Oh, questo l’avrebbe apprezzato il Jack, e ci commuoveremo immaginandoti disperso in Bretagna a chiedere ubriaco in giro: - “Dov’è la spiaggia? voglio scrivere poesie vicino al mare la notte”, e il tuo modo di scontrarti con la vita sarà per noi sempre la più bella e impareggiabile e aggressiva partita di football della storia d’America – la tua corsa bruciante verso il touchdown – beh, finquando le tue parole bruceranno nel ricordo di un compagno mai avuto, il tuo sudore non svanirà, ma anzi abbraccerà l’eternità del firmamento, incensando tutte quelle stelle che nel Sud e anche…

[Quelle stelle che] nel Nord, nelle notti chiare, sono lacrime ghiacciate tra miliardi di altre, la via lattea di gennaio come caramelle d’argento, veli di gelo nell’immobilità, che lampeggiano, pulsando al ritmo lento del tempo e del sangue dell’universo.

da: Maggie Cassidy, 1953