Vita agra di un anarchico

di Jacopo

Chissà come lo avrebbe commentato Luciano Bianciardi, il nuovo costume delle coppiette italiane di trascorrere ogni finesettimana  nei centri commerciali. Ho letto la sua biografia, Vita agra di un anarchico, e ne è valsa la pena. Ho conosciuto un personaggio speciale, vissuto nella Milano del boom economico. Una mente brillante, creativa e ribelle. I suoi sentori sulla società  sono profetici. Capì al volo la rivoluzione (o involuzione) sociale e culturale che stava per esplodere e la rifiutò. Fu il momento dei primi frigoriferi, delle  autostrade, dei mike bongiorno, delle pubblicità, dei soldi facili, dei tostapane elettrici. Una serie di oggetti e paradigmi che definiscono ciò che oggi ci troviamo a vivere. O subire. Un’eredità nociva che ci ha portato qui, nel regno del consumismo sfrenato, dove il re è il capitale e l’uomo una pedina  sulla scacchiera del mercato. Nel regno in cui la gente preferisce le vetrine dei grandi ipermercati al Sole in un parco cittadino.