Archivio mensile per aprile 2009

La parete del mondo

Ho comprato per due spicci un libro in una bancarella dell’usato, il mercante era un bonzo sulla sessantina, occhiali da vista dalla montatura rimediata e ciabatte ai piedi, stupito di vedere un ventenne che legge i libri dell’epoca sua; il libro è di Steinbeck e si intitola Inverno del nostro scontento, traduzione (guarda un po’) di Luciano Bianciardi. Martedì mi arriva Bella Bionda e altre storie, di Kerouac: finalmente l’ho trovato in biblioteca, dopo un sacco di mesi di ricerche. Poi c’è Zanna Bianca, di London,  che tutti avranno letto, ma io ancora no. Dando un’occhiata veloce all’indice ho notato un capitolo che si intitola così: la parete del mondo.


Tristessa

Tra un classificatore bayesiano e un DAG [...] ho trovato il tempo per leggere Tristessa, di Jack Kerouac.

In una corsa per i bassifondi di Città del Messico, il protagonista (Jack) insegue l’amore (Tristessa)  a costo di piombare in scenari di inclassificabile squallore. Tra l’alcol e la morfina rimediati nella bettola di turno,  gli sguardi prevedibili delle prostitute, il pollame che razzola sulla sporcizia, le case disarredate e maleodoranti Kerouac si tuffa nel disagio sociale di un Messico che ben si allinea al vuoto interiore che lo ossessiona. Ancora una volta raccoglie il suo sudore  nel calamaio per farci partecipare alla sua pericolosa indagine tra gli ingranaggi dei sentimenti e dell’esistenza. Tristessa è insieme caos, precarietà, atmosfere umide e scene di smarrimento.

Riporto per voi una pagina che dire meravigliosa è riduttivo:

Due ragazzotti messicani si avvicinano attratti da Tristessa e rimangono in piedi lì vicino a bere e a parlare tutta la notte, hanno entrambi i baffi, uno è molto piccolo e ha la faccia tonda con le guance simili a pere… L’altro è più alto, con dei fogli di giornale infilati sotto la giacca per proteggersi dal freddo… Cruz si allunga in mezzo alla strada e si addormenta avvolta nel suo cappotto, la testa appoggiata al gradino del marciapiede… Un piedipiatti arresta qualcuno all’imbocco del vicolo, noi attorno alla candela e ai pentoloni fumanti guardiamo senza interesse… Improvvisamente Tristessa mi bacia sulle labbra, lievemente, il bacio più lieve, più toccante di questo mondo… Ne sono davvero sorpreso… Mi sono deciso di rimanere con lei e a dormire dove lei dorme, persino se dorme nel bidone dell’immondizia, in una cantina piena di topi… Ma continuo a tremare e non m’aiuta a niente stringermi addosso i vestiti…. per un anno ho dormito ogni notte nel mio sacco a pelo e non sono più abituato alla comune aria fredda della terra… A un certo momento cado netto giù dalla cassetta su cui ero seduto con Tristessa, finisco sul marciapiede, ci resto… In altri momenti intrattengo lunghe misteriose  conversazioni con i due ragazzotti… Che cavolo stanno cercando di dire e di fare?… Cruz dorme per la strada…
Ha i capelli sparsi neri nella pietra… la gente li calpesta… È la fine.
L’alba giunge grigia.

( p. 96, Tristessa, Jack Kerouac, Sugarco Edizioni)


Vita agra di un anarchico

Chissà come lo avrebbe commentato Luciano Bianciardi, il nuovo costume delle coppiette italiane di trascorrere ogni finesettimana  nei centri commerciali. Ho letto la sua biografia, Vita agra di un anarchico, e ne è valsa la pena. Ho conosciuto un personaggio speciale, vissuto nella Milano del boom economico. Una mente brillante, creativa e ribelle. I suoi sentori sulla società  sono profetici. Capì al volo la rivoluzione (o involuzione) sociale e culturale che stava per esplodere e la rifiutò. Fu il momento dei primi frigoriferi, delle  autostrade, dei mike bongiorno, delle pubblicità, dei soldi facili, dei tostapane elettrici. Una serie di oggetti e paradigmi che definiscono ciò che oggi ci troviamo a vivere. O subire. Un’eredità nociva che ci ha portato qui, nel regno del consumismo sfrenato, dove il re è il capitale e l’uomo una pedina  sulla scacchiera del mercato. Nel regno in cui la gente preferisce le vetrine dei grandi ipermercati al Sole in un parco cittadino.



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