Giulia non esce la sera

di Jacopo

Ho visto il film con Valerio Mastandrea e Valeria Golino, e se avete modo di non spendere più di 4 euro per il biglietto, potrebbe pure valere la pena d’andarlo a vedere al cinema. Come mia sana abitudine, non vi svelerò nulla della trama. Vi parlo soltanto di un particolare che non mi è andato a genio. Quando il protagonista parla dei pensieri che si fanno in piscina. Secondo lui tutti, in piscina, mentre nuotano, pensano a scemenze. Ci si limita a contare le vasche, ad affrontare la fatica, a non pensare a niente. Nulla di più falso, almeno per me. Io, in vasca, rifletto. Spazio sui temi più vari: amore, morte, fede. Capita persino, tra una bracciata e l’altra, di arrovellarmi su qualche algoritmo – oggi cercavo di dimostrare il limite inferiore di un’euristica greedy, peraltro senza successo. Nella mia testa, in piscina, vige la più creativa delle anarchie. Come su internet, dove è frequente cercare qualcosa e di ritrovarsi irrimediabilmente su tuttaltro, in acqua, mi è facile saltellare da un argomento all’altro. Mi lascio risucchiare nel vortice dei link mentali. E dall’entropia generata nascono cose strane. Tipo: indossando una cuffia rossa, attiro le persone nella mia corsia o le respingo? Il rosso fa per gli umani ciò che il giallo fa per i moscerini? E poi penso al Barone Rosso, e agli ottanta aerei che ha abbattuto in duelli aria-aria, e al fatto che per neutralizzarlo l’hanno dovuto colpire da terra, dalle trincee. Nei cieli era imbattibile.