“I’m trying to get some rest from all the unborn chicken voices in my head”

di Jacopo

“don't get sentimental, it always ends up drivel”

Scattare queste foto e sciogliersi nella malinconia dei Radiohead.
Un venerdì sera in cui la ricerca di verità si è manifestata in passi rapidi per una metropoli che schiera panorami luciferini. Mentre cammino respiro le acri molecole di smog che i miei polmoni conoscono meglio dei propri alveoli.
Sgambetto per le strade romane come uno scarafaggio agitato  e intanto raccolgo realtà perdute e preparo ricordi di cui scrivere e su cui piangere. Un pirata senza bussola,  irrequieto, bramoso, ma smarrito in un oceano di lacrime e fango. La verità, dov’è? E io, chi sono? La strada suda, le sagome si spostano evanescenti e mute, nel buio metropolitano, un autobus ricolmo di anime sorde solca il vuoto dell’asfalto. L’intero universo si muove e gira e orbita e sbuffa come una pentola a pressione e ribolle come magma impazzito — e io, chi sono? Che diavolo ci faccio qui? Se lo chiedeva Leopardi nei suoi canti notturni, Kerouac strozzava il quesito nell’alcol, Chris – come Ulisse o Van Gogh -  ha varcato la soglia e io – intruso – lo sussurro, dai sotterranei della mia sfrontatezza, fucina delle mie inquietudini. Lo faccio sempre, – un martello incessante batte sul nervo – è una prassi ormai, come la pillola per il diabetico prima di andare a dormire, prima di volare e svanire.