DNA

di Jacopo

Ne parlavo con Giovanna Bandini una settimana fa: della visione islamica per cui la vita sia tutta scritta su un libro. gli arabi lo chiamano maktub e Giovanna lo trova opprimente; le dà come un senso di claustrofobia, solo a pensarci le manca l’aria. io invece notavo quanto nei momenti di difficoltà possa rivelarsi rilassante. quanto è comodo il letto della predestinazione, su cui sdraiarsi e dimenticare ogni pretesa e ambizione. in fondo qual modo migliore di scaricare le nostre tensioni, se non pensando che così è perché così deve essere? Dio, un po’ come l’economia globale, può esser visto come la «mano invisibile» che muove le redini della nostra esistenza e non lascia spazio a rivoluzioni che non siano intrinseche alla natura di essa. sfido chiunque a confutare tale ipotesi.

Il terzo anno d’università è cominciato e finalmente si inizia a giocare. l’altro giorno ho iniziato il corso di algoritmi per le reti, e in un interessante capitolo introduttivo si è intavolata una discussione su quanto  radicale sia l’influenza dell’informatica nelle altre scienze. non poteva quindi mancare il riferimento alla  bioinformatica e in particolare alla mappatura del genoma umano: senza calcolatori sarebbe stato impossibile (impensabile) stendere una rappresentazione esaustiva degli intrecci ultimi dell’essere umano. i segreti celati dentro la carne sarebbero rimasti tali e non interpretabili con un alfabeto; non ci sarebbe stato un dato univoco (una vera e propria chiave identificativa) per ogni individuo. il DNA non è come il codice fiscale, non basta falsificarsi la carta d’identità e un paio di certificati per cambiarlo. il DNA siamo noi e da noi non si scappa.  allora la domanda, come direbbe Lubrano, anche qui sorge spontanea: ci sono cose che ci caratterizzano perché così sono e così devono essere? c’è forse in noi un lato inviolabile, chiamamola indole, che non può subire modificazioni? un’inclinazione di noi, fissa nel suo angolo?  una personalissima prospettiva da cui guardare il mondo, un imprescindibile modo di reagire agli eventi, un’ineluttabile realtà codificata in  doppie eliche di stringhe lunghe quattro. c’è? quanto influisce? quanto è netto il confine tra carattere ed esperienza, come comunicano queste due entità nella crescita psicofisica di una persona? se è vero che le nostre emozioni si manifestano in reazioni biochimiche nel nostro corpo, chi regola il connubio tra ghiandole e ragione?