Archivio mensile per ottobre 2008

Non bisognerebbe mai tornare nel proprio passato

“Non bisognerebbe mai tornare nel proprio passato, né – come dicono quei saggi degli indiani – cercare di ripetere oggi quel momento di gioia che già siamo stati fortunati d’avere avuto ieri.
Ma il passato è sempre stato per me un grande seduttore” [...]

(Un altro giro di giostra, Tiziano Terzani)

E’ da tempo che medito sulla necessità mia di metter in chiaro chi è per me Tiziano Terzani.  Di fissare su carta  che significa Terzani e che potere leggo nelle sue parole. Ma è un lavoro troppo, troppo, troppo importante e oneroso. Ci vuole calma. E ci vuole calma anche per parlare di politica. Perciò perdonate la latenza di questi giorni. Può parere paradossale, ma è la diretta conseguenza dell’eccessivo fervore con cui attualmente vivo, con cui il mio corpo reagisce alle circostanze che tuttora (dopo tanto che il martello batte) si ostinano a repellere lo status di normalità. Terribile, smisurato amore per tutto.


il Matrimonio degli Alberi

Questa la racconterò di certo ai miei nipotini.
Che anche gli alberi si sposano.
Mentre la città è distratta dalle sue cose noiose,
dalle sue abitudini frenetiche,
bisogna ogni tanto girarsi,
voltar le spalle, e
camminar
controcorrente
per cogliere
la magia
del mondo e della vita
.

[...]
«
…Finché morte non vi separi? », e muovendo i rami e le foglie nel vento,
i due sposi annuivano alla formula, giurandosi l’un l’altro fedeltà eterna.
[...]



realtà aleatoria, 2:30 am

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Morphine - Kerouac

stringere i denti con tutta la forza o colpire con una manata la fermata del bus notturno può essere niente quando la vita è ridotta (spogliata come una Edwige Fenech) alla sua grezza realtà aleatoria… il sangue è fuoco, libero e disinibito. In un venerdì sera passato con l’amico Allen (in versione etero) ad avvelenarci di politica e a commuoverci al “bacio delle fondamenta del mondo” e sulla “serata più bella della vita di Kerouac” nei Vagabondi del Dharma, quella prima pagina indimenticabile ed esagerata come solo lui sapeva fare, Kerouac, nostro mito nostro idolo nostro fratello, che ama estremizzare e che avrebbe amato condividere questa serata e… Dio! perché te lo sei portato via così presto, 47 anni, caspita, potevi lasciarlo scrivere ancora un po’, potevi fare in modo che il suo fegato resistesse ancora alla penitenza. Un venerdì stupendo finito in modo ambiguo,  a  discutere con il signore calabrese che compare come un angelo senza aureola e che deve raggiungere la stazione centrale di Roma e si appella a noi, illusionisti per vocazione, amici improvvisati e giocolieri: in dieci minuti non la raggiungerà manco col cazzo, ma è bene lasciarlo credere, come quando credetti al mio amico di Berlino, sì, vai dritto, sempre dritto, e arrivi alla S-Bahn di Kreuzberg: ci sono arrivato contro ogni aspettativa; quindi tanto vale piombare in una taverna probabilmente inesistente  alla cui fiera insegna al neon andrebbe sostituito un triste biglietto con su scritto “prevedibilmente fallito”, ma non lo sa e non saremo noi a farglielo sapere… è in tale circostanza che capiamo che bastano due bicchieri di vino dei castelli e cinque tarallucci, un numero dispari, ma va bene così, per concludere che la vita è meraviglia e che il sangue è fuoco, è lava, e che stringere i denti è un dovere, un’illusione senza apostrofo. L’ho già scritto a chi non può capirmi viva il mondo, viva il piacere, viva la libertà.

Maggie Cassidy, ascoltami, ricordami. Non mi ignorare. Resuscita.

Riconoscimenti: Allen Ginsberg (in partenza per Madrid, ma non per questo prigioniero di qualche obbligo), Gregory Corso, Neal (che non abbiamo nominato, ma non può mancare), e le mille Maggie Cassidy che vivono e regnano in nome dell’amore e vestite di un corpetto color vermiglio.


DNA

Ne parlavo con Giovanna Bandini una settimana fa: della visione islamica per cui la vita sia tutta scritta su un libro. gli arabi lo chiamano maktub e Giovanna lo trova opprimente; le dà come un senso di claustrofobia, solo a pensarci le manca l’aria. io invece notavo quanto nei momenti di difficoltà possa rivelarsi rilassante. quanto è comodo il letto della predestinazione, su cui sdraiarsi e dimenticare ogni pretesa e ambizione. in fondo qual modo migliore di scaricare le nostre tensioni, se non pensando che così è perché così deve essere? Dio, un po’ come l’economia globale, può esser visto come la «mano invisibile» che muove le redini della nostra esistenza e non lascia spazio a rivoluzioni che non siano intrinseche alla natura di essa. sfido chiunque a confutare tale ipotesi.

Il terzo anno d’università è cominciato e finalmente si inizia a giocare. l’altro giorno ho iniziato il corso di algoritmi per le reti, e in un interessante capitolo introduttivo si è intavolata una discussione su quanto  radicale sia l’influenza dell’informatica nelle altre scienze. non poteva quindi mancare il riferimento alla  bioinformatica e in particolare alla mappatura del genoma umano: senza calcolatori sarebbe stato impossibile (impensabile) stendere una rappresentazione esaustiva degli intrecci ultimi dell’essere umano. i segreti celati dentro la carne sarebbero rimasti tali e non interpretabili con un alfabeto; non ci sarebbe stato un dato univoco (una vera e propria chiave identificativa) per ogni individuo. il DNA non è come il codice fiscale, non basta falsificarsi la carta d’identità e un paio di certificati per cambiarlo. il DNA siamo noi e da noi non si scappa.  allora la domanda, come direbbe Lubrano, anche qui sorge spontanea: ci sono cose che ci caratterizzano perché così sono e così devono essere? c’è forse in noi un lato inviolabile, chiamamola indole, che non può subire modificazioni? un’inclinazione di noi, fissa nel suo angolo?  una personalissima prospettiva da cui guardare il mondo, un imprescindibile modo di reagire agli eventi, un’ineluttabile realtà codificata in  doppie eliche di stringhe lunghe quattro. c’è? quanto influisce? quanto è netto il confine tra carattere ed esperienza, come comunicano queste due entità nella crescita psicofisica di una persona? se è vero che le nostre emozioni si manifestano in reazioni biochimiche nel nostro corpo, chi regola il connubio tra ghiandole e ragione?



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