Finally We Are No One
lunedì, 22 settembre 2008 di Jacopo
Stava risuccedendo. Un attimo in più e mi sarei commosso di nuovo e di brutto, come quella volta che ho infranto la notte delle campagne laziali in sella a un cavallo meccanico. C’è mancato poco le lacrime non mi appannassero la vista rendendo inutili i fari, che pure godevano dello status d’abbaglianti. La lucina blu vicino al contagiri è già di per sé un ottimo motivo per essere contenti: per una volta non è l’ambiente circostante ad illuminare me, con luci artificiali, statiche in pali che troppo assomigliano a paletti, ma l’opposto. Per una volta sono io ad illuminare il resto. Io, la macchina, l’immancabile Einaudi nel sottofondo e i fari, dritti e potenti lame del colore degli angeli e della luna. Guidavo e provavo a dissociarmi dal corpo e dall’auto, per salire in cielo e osservarmi dall’alto. Sembravo un coleottero in volo di ricognizione. Abbastanza lineare nelle traiettorie, sempre imprevedibile nei cambi di rotta. Piccolo, davvero piccolo, un niente nell’immensità dell’universo. Eppure sembrava sicuro di sé, visto il suo forsennato battito d’ali; visti i diecimila colpi al secondo, vista la decisione quasi scabra nel moto, pareva lui l’artefice del suo percorso. E invece seguivo la traccia d’asfalto che tagliava la terra umida delle foreste umbre, una strada tutte curve e in salita. Un po’ come la mia vita ora. Un romantico susseguirsi di curve e salite.
Sfido l’atmosfera e tiro giù il finestrino. Adoro il freddo pungente della foresta e l’ossigeno puro che apre fino all’ultimo degli alveoli.

…Sembrava di esserci. Anch’io amo giri così.
(ah, dimenticavo: ilaria ^^)
Bello.
Mi hai mica citato nell’ultima frase?
Un giorno vengo con te. Purché non superi gli 80.
@bossa: Oddio citata no, però a pensarci anche tu mi pare scrissi qualcosa sull’inebriante profumo di corteggia umida… di notte, a Stoccolma. Però non ho trovato il post.
Vuoi che vada agli ottanta, ma in quella strada non è possibile andare oltre i cinquanta, viste le curve!
ciao!