Penguin Serenade, Giardini di Mirò
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L’ho capito stamattina nel traffico de Roma. Cavalcavo l’SH nella selva d’acciaio, con la mia solita prudenza visionaria. Non so in che maniera è avvenuto — certamente frutto del mio orientamento in perenne avarìa —, ma invece che sulla Salaria mi ritrovo in Viale Parioli. Ok direte, sta a tre passi… ma ormai è troppo tardi per rigirare e capire dove ho sbagliato a imboccare. Allora proseguo giù per la discesa sampietrinata, domando il rombo del motore con somma pienezza — e la sicurezza di sbucar prima o poi in un posto conosciuto. Discendo la strada e mi godo quel magnifico quartiere, alzando un po’ gli occhi sulle cime dei palazzi (fateci caso, non lo facciamo mai — sempre a testa bassa, piegati dagli impegni e dalla fretta — neanche il tempo per guardare le punte dei palazzi, più vicine di noi al cielo) che splendore, i Parioli. Ma ancor più spledida la mia fresca consapevolezza: perdersi serve a scoprire nuove strade. L’ho detto: perdersi serve a scoprire nuove strade. Ecco il cartello: Viale della Moschea. Ed ecco la moschea. La moschea! Sempre vista da dietro e mai da davanti. Che meraviglia. Non come le chiese cristiane che vanno edificandosi oggi in città, pensavo, che non rispettano gli occhi dei passanti. Quegli obbrobri in cemento che somigliano a cantieri dismessi. Scheletri prefabbricati che spuntano come funghi. (Gli ospedali per curare i vivi no — le chiese per pregare i morti sì.) Ah. Le forme tondeggianti ed esotiche della moschea, almeno, sono un piacere per gli occhi. Le scalinate di marmo bianco, i tratti verdi dei praticelli, le decorazioni dorate. La maestosità di una cultura che viene costantemente bistrattata da un’intolleranza dilagante, strumentale e fraudolenta. Tutta lì, in quegli archi incrociati e in quella mezzaluna di ferro, che domina un intero popolo. Per uno come me, che dei luoghi sacri apprezza più i contorni della sostanza, è stato meglio così. Perdersi. Per ritrovarsi.

L’aveva detto Salvatores…
“Guardati in giro, solo quando ti perdi puoi scoprire qualcosa di nuovo” (dal film “Denti”)
@Rachele: Urca, da vedere allora. Grazie!
Assolutamente. Ma, come mi consigliò Matteo, testuali parole, “non in digestione”. Confermo!
@Rachele: Aia! Splatter in vista! Le piacerà all’altra Rachele. Jacopo preferisce i cani morti.
bel post… anche io mi perdo spesso, però solo per mancanza di orientamento, e spesso ci Guadagno
Da paura Matte’!
C’è anche da dire che studiamo cose che non sollecitano il nostro orientamento… provocano visioni. W le visioni.
Sì, non guardiamo quasi mai un po’ più su, e così spesso rischiamo di perderci lo spettacolo di una città nella città. E questa è bellissima.
Ehi, inserirò il blogroll; ti aggiungo, ok?
@Acquadifonte: sì, è una cosa che notai tanto tempo fa in Viale Libia, i palazzi in alto riservano molte gradevoli sorprese; per il blogroll: sì, aggiungi pure, grazie!
…Vado a perdermi.
@unospaziolibero: Grande!
Chi sei?
Sì, sarebbe molto figo anche per me sapere chi sono
Comunque… sono un’antica, virtuale e saltuaria conoscenza di Rachele-nevedimiele.
Piacere di conoscerti ^^
@unospaziolibero: Ah! Benvenuta a bordo allora!
Complimenti per il blog!
una parentesi inutile ma doverosa: ma quante conoscenze sorprendenti ho?! tutti gran scrittori poi!!! tsk.
Ahahah
…Tu scherzi.. ma in effetti a guardare tra i tuoi link… da Margherita F a JonLivingston… era tutta gente che stimavo e avevo incrociato in qualche momento della mia vita blogghica! Poi anche questo blog… ssissì… i tuoi link meritano.. a quando una guida-gamberorosso per blogger, rache’?
Io me ne sono scappata a gambe levate dalla città. Va bene così, almeno per un po’. Ciao Jacopo!