Archivio mensile per luglio 2008

Comunicato

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Jacopo e il suo zaino saranno in viaggio dal 29 luglio al 7 settembre.
Pertanto augurano alle gentili lettrici e lettori delle ottime vacanze estive.
Osservate il cielo, create il vostro sentiero.


Tornerò, forse tornerò (3° Episodio)

Zakopane Soffuso, JO 2007

Non c’è due senza tre, dicevano gli antichi. Io invece parlo tris di cuori, anche se non ho idea di cosa sia il poker o la scalaquaranta. Tra una manciata di ore parto, stavolta in solitaria, per la Germania Orientale (ex-DDR). L’unica cosa che so, adesso, è che non so dove sarò tra tre giorni.  Non so dove dormirò, nè chi incontrerò, nè se sarò preso da euforia o mestizia. So che sarò libero, questo sì, da pensieri nemici e zavorre spirituali. Me lo sono imposto, come mi sono imposto di ridurre il peso dello zaino. Dopo due anni di esperienza non posso  permettermi di superare i 12 chilogrammi. Un paio di provvedimenti che ho deciso di prendere: sostituisco il sacco a pelo col sacco lenzuolo (il fuoco interiore mi riscalderà) e porto un asciugamano in microfibra (che occupa la metà della metà di quello normale). Tuttavia ad alzare il peso dello zainone ci sarà il chilogrammo di libri che ho deciso di leggere sulla strada. Due libri di carattere storico-politico sulla DDR e “Walden, ovvero vita nei boschi” di  Thoreau. La mia mente è feconda, pronta a farsi contaminare da luoghi ed emozioni. Credo nel viaggio come la più proficua occasione di crescita e apertura mentale. Conoscerò volti liberi, sarò l’uomo più contento del mondo ad ascoltare le storie di chi mi si porrà davanti. D’altronde sto già lì. Ad osservare la gente che corre per le stazioni, i backpackers ovunque negli ostelli, i giapponesi che esplorano con la costanza delle formiche, la coppia rastafari che non manca mai e i clochard che si dividono tra un marciapiede e un treno merci. Sto già ad immaginarmi Wagner, Nietzsche, Engels, Schopenhauer, Goethe, Mozart, ahimè Hitler e Mengele e le SS e la Gestapo, e tutti i personaggi  e le entità che orbitano attorno alla mia microsfera culturale sotto la voce Germania. Respirerò la loro aria, ci pensate? Tappe obbligate: Weimar (dove fu fondata la famosa repubblica), Norimberga (raduno, processo), Potsdam (conferenza), Dachau (lager), Bamberg e Dresda. Dell’Ovest visiterò Monaco, Amburgo e la Foresta Nera. Questo l’itinerario di massima. Non so se lo rispetterò e in quale ordine, lascerò fluire il viaggio come un lungo torrente di sogni. Tornerò anche a Berlino, e alloggerò rigorosamente nella parte Est. Ne rimasi folgorato due anni fa: l’atmosfera così malinconicamente umana, la storia promanata dai palazzoni stile sovietico, le strade e le piazze enormi. Camminarò dalle parti di Alexander Platz con Yann Tiersen in cuffia. Nulla di più ispirante. L’ultima volta ci andai in inverno, mi ricordo i faccioni congelati di Marx ed Engels e gli amici del liceo e le pallate di neve a lunga distanza: un altro motivo di commozione e trasporto. Ci torno: romantico, libero, sognante, felice.
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: la Foresta Nera merita un capitolo a parte…


quattroperle/quattronotti

Quattro piccole verità per quattro meravigliose notti vissute:
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  • autoprodurre detersivi è un bene[1][2];
  • la comunicazione è forma; «la forma è tutto»;
  • infervorarsi su un argomento che non si padroneggia è un male;
  • in caso di dover trattare con una donna in PMS, è sempre bene premunirsi di una stecca di cioccolato. Potrebbe rivelarsi l’ultima salvezza.

…Tutto il resto è
gioia


Perdersi

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Penguin Serenade, Giardini di Mirò
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L’ho capito stamattina nel traffico de Roma. Cavalcavo l’SH nella selva d’acciaio, con la mia solita prudenza visionaria. Non so in che maniera è avvenuto — certamente frutto del mio orientamento in perenne avarìa —, ma invece che sulla Salaria mi ritrovo in Viale Parioli. Ok direte, sta a tre passi… ma ormai è troppo tardi per rigirare e capire dove ho sbagliato a imboccare. Allora proseguo giù per la discesa sampietrinata, domando il rombo del motore con somma pienezza — e la sicurezza di sbucar prima o poi in un posto conosciuto. Discendo la strada e mi godo quel magnifico quartiere, alzando un po’ gli occhi sulle cime dei palazzi (fateci caso, non lo facciamo mai — sempre a testa bassa, piegati dagli impegni e dalla fretta — neanche il tempo per guardare le punte dei palazzi, più vicine di noi al cielo) che splendore, i Parioli.  Ma ancor più spledida la mia fresca consapevolezza: perdersi serve a scoprire nuove strade.  L’ho detto: perdersi serve a scoprire nuove strade. Ecco il cartello: Viale della Moschea. Ed ecco la moschea. La moschea! Sempre vista da dietro e mai da davanti. Che meraviglia. Non come le chiese cristiane che vanno edificandosi oggi in città, pensavo,  che non rispettano gli occhi dei passanti. Quegli obbrobri in cemento che somigliano a cantieri dismessi. Scheletri prefabbricati che spuntano come funghi. (Gli ospedali per curare i vivi no — le chiese per pregare i morti sì.) Ah. Le forme tondeggianti ed esotiche della moschea, almeno, sono un piacere per gli occhi. Le scalinate di marmo bianco, i tratti verdi dei praticelli, le decorazioni dorate. La maestosità di una cultura che viene costantemente bistrattata da un’intolleranza dilagante, strumentale e fraudolenta. Tutta lì, in quegli archi incrociati e in quella mezzaluna di ferro, che domina un intero popolo. Per uno come me, che dei luoghi sacri apprezza più i contorni della sostanza, è stato meglio così. Perdersi. Per ritrovarsi.


Hanno trovato un diario

Tra i tanti punti struggenti della storia di Peppino Impastato, ce n’è uno che mi fa particolarmente male. Un dettaglio che, ogni volta che per un motivo o un altro vado a rievocare, va dritto a incidere la mia giugulare, come una lama acuminata.
La prova che i carabinieri e la magistratura hanno adoperato per coprire il barbaro e vigliacco assassinio della mafia. Hanno trovato un biglietto: “voglio abbandonare la politica e la vita”. Vicenda archiviata: suicidio.

Io tengo un diario in carta e ossa; con pensieri molto riservati e molto contraddittori. E la cosa brutta è che lo conservo qua, nel mio cassetto, a portata di qualunque carabiniere alfabetizzato. Sono terrorizzato.
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(Onore a Peppino e tutta l’Antimafia. Sempre e comunque.)



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