sono stati sette giorni \ che fortuna

di Jacopo

sono stati sette giorni di fuoco e terra. ho quasi finito Storia di Roma di Indro Montanelli: mi diverte sapere il mio sangue romano, in un periodo di crisi politico-identitario-esistenziale. sapermi romano mi piace, mi carica, mi dona. eppure i romani ne avevano, di divergenze morali e incoerenze sociali. lasciatemi pavoneggiare: essere romano mi piace, mi carica, mi dona.

sono stati sette giorni di fuoco e terra. sul Roma-Forlì. traversate di luna verde; l’aroma del cinnamomo dal cassetto è arrivata nelle vene, o anzi, si è infilata sotto la pelle come ti piace tanto dire; e quanto piace anche a me dirlo, e quanto ancora sentirtelo dire; e poi Guccini: dopo aver visitato la sua città, vien da sé che l’eskimo è cucito in tela e coi bottoni a forma di calamaro, ad asola esterna, e non è quella giacca verde militare di chi prima sfida le piogge e poi si rifugia sotto il portico della facoltà di legge. l’eskimo è altro. altro.

sono stati sette giorni di fuoco e terra. quella mattina, alle 5:00, l’espresso gremiva di proletari. nove su dieci “stranieri”: ispanici, slavi, africani, indocinesi. visi semplici e tristi. ascelle sudate e puzzolenti già di prima mattina. spiriti schiacciati dal sistema che non lascia né il tempo per dormire né il fiato per godere; gente catapultata nella nostra (nostra e non loro) realtà tiranna, gente lontana dagli amori e dagli orgogli. persone che devono lavorare, lavorare per stancarsi, alienarsi, subire le logiche del profitto e i soprusi del destino — esser nato , invece che qui. svegli alle 5:00 per due sporchi spiccioli e la dignità infangata.

sono stati sette giorni di fuoco e terra. tra proiezioni del sé nel mondo e nella storia vissuta, tra le arroganze solite e il freddo dei numeri e il fascino inanimato dei grafi e la libertà vigilata che so rimpiangerò una volta scontata. perché andrà peggio. cioè meglio. almeno finché Tiziano Terzani è sullo schermo del mio vecchio nokia a sorvegliarmi e a farmi da stella polare. « siamo tutto, e il contrario di tutto », pronunciava. anni luce avanti ad ogni Dio in cellophane.

sono stati sette giorni di fuoco e terra. talmente pieni e surreali da non riuscire a districarli su carta. nel paese delle meraviglie è tutto troppo bello e luccicante e la tentazione di afferrare tutto e di scappare è difficile da reprimere. ma è meglio stare calmi, respirare piano e camminare in punta di piedi. che fortuna.