sono stati sette giorni \ che fortuna
venerdì, 23 maggio 2008 di Jacopo
sono stati sette giorni di fuoco e terra. ho quasi finito Storia di Roma di Indro Montanelli: mi diverte sapere il mio sangue romano, in un periodo di crisi politico-identitario-esistenziale. sapermi romano mi piace, mi carica, mi dona. eppure i romani ne avevano, di divergenze morali e incoerenze sociali. lasciatemi pavoneggiare: essere romano mi piace, mi carica, mi dona.
sono stati sette giorni di fuoco e terra. sul Roma-Forlì. traversate di luna verde; l’aroma del cinnamomo dal cassetto è arrivata nelle vene, o anzi, si è infilata sotto la pelle come ti piace tanto dire; e quanto piace anche a me dirlo, e quanto ancora sentirtelo dire; e poi Guccini: dopo aver visitato la sua città, vien da sé che l’eskimo è cucito in tela e coi bottoni a forma di calamaro, ad asola esterna, e non è quella giacca verde militare di chi prima sfida le piogge e poi si rifugia sotto il portico della facoltà di legge. l’eskimo è altro. altro.
sono stati sette giorni di fuoco e terra. quella mattina, alle 5:00, l’espresso gremiva di proletari. nove su dieci “stranieri”: ispanici, slavi, africani, indocinesi. visi semplici e tristi. ascelle sudate e puzzolenti già di prima mattina. spiriti schiacciati dal sistema che non lascia né il tempo per dormire né il fiato per godere; gente catapultata nella nostra (nostra e non loro) realtà tiranna, gente lontana dagli amori e dagli orgogli. persone che devono lavorare, lavorare per stancarsi, alienarsi, subire le logiche del profitto e i soprusi del destino — esser nato lì, invece che qui. svegli alle 5:00 per due sporchi spiccioli e la dignità infangata.
sono stati sette giorni di fuoco e terra. tra proiezioni del sé nel mondo e nella storia vissuta, tra le arroganze solite e il freddo dei numeri e il fascino inanimato dei grafi e la libertà vigilata che so rimpiangerò una volta scontata. perché andrà peggio. cioè meglio. almeno finché Tiziano Terzani è sullo schermo del mio vecchio nokia a sorvegliarmi e a farmi da stella polare. « siamo tutto, e il contrario di tutto », pronunciava. anni luce avanti ad ogni Dio in cellophane.
sono stati sette giorni di fuoco e terra. talmente pieni e surreali da non riuscire a districarli su carta. nel paese delle meraviglie è tutto troppo bello e luccicante e la tentazione di afferrare tutto e di scappare è difficile da reprimere. ma è meglio stare calmi, respirare piano e camminare in punta di piedi. che fortuna.

sorrido all’inizio del post, sorrido alla fine. ti sei districato un gran bene sulla “carta” dei pixel, jacopo. buon fine settimana!
Rachele ti ringrazio molto, detto da te è sempre un ottimo incoraggiamento… Ah! Mi raccomando buon viaggio e buon concerto, carissimi!
Grazie mille, sei un tesoro
Te lo riporto indietro sano e salvo non ti preoccupare, che altrimenti gli manca troppo il Nostromo e va in crisi