ancora scrive la penna arancione
lunedì, 12 maggio 2008 di Jacopo
ancora scrive la penna arancione che presi all’anker hostel, oslo, norvegia, durante l’ultima tappa del primo ed indimenticabile interrail in scandinavia. per chiedere una stanza c’era un’insolita fila, tanto che luca nell’attesa si appoggiò sul tavolino del bar e si abbandonò in un febbrile sonno improvvisato. si chino su sé stesso, sebbene la cassa dello stereo a un metro dalle sue orecchie e rilassò le membra, stremate dai passi e dai balzi. luca era, come lo ero io, reduce da una notte passata in stazione, oslo sentralstasjon. bivaccammo lì non per scelta, o almeno non del tutto (e sorrido): arrivammo ad oslo da göteborg, svezia, di notte, e pioveva a dirotto, e la routard segnalava un ostello a tre passi dalla stazione, ma appunto pioveva ed era notte, e le luci dei negozi e delle caffetterie riuscirono a disorientarci nell’asimmetria totale della città. era una notte buia e tempestosa, sì, e i tassisti chiedevano tante corone per portarci alla via dell’ostello fantasma, che doveva essere a tre passi, ma che se veramente arrivarono a chiederci tutto quel denaro, era perché… era perché erano furbi e arabi, i tassisti, di notte, sotto la pioggia. anche in norvegia. o forse perché si sa, in norvegia la vita costa e noi due vagabondi non potevamo permetterci il lusso di un viaggio in tassì. trotterellammo tra le vie centrali per un’ora, zaini in spalla, ma niente. nonostante luca — bussola infallibile — non fosse abituato a non trovare le vie, dovette arrendersi e io lo seguii e lo sostenni nella resa e optammo per la stazione. lui non sorrideva quanto me, ma so bene quanto profonda era la sua felicità di farsi un’altra nottata su panca, all’aperto, in preda all’umido e cullato dalla voce metallica dei megafoni, e accarezzato dal vento dei metrò che frenavano e ripartivano, stridevano e rilasciavano la loro energia cinetica, fatta di metallo, polvere, ruggine e olio. due anime adiacenti su panchine adiacenti, composte di ottime aste di legno norvegese; gli zaini sotto, le scarpe pure, latinoamericana tra le mani. finii di leggere che lui dormiva beato da un pezzo. nell’intermezzo mi avventurai tra i sentieri della mente, pensavo e ripensavo, in un morboso esercizio di curiosità e romanticismo. chiudevo gli occhi e giravo il mondo e le cose e l’universo instabile e i destini che si uniscono come fili d’argento nella roccia misteriosa. mi giravo e mi sistemavo, in un sacco a pelo fedele e compagno, che non lasciava passare un filo d’aria e quasi ne soffrivo il caldo. passai la notte tra visioni, ricordi e nefaste previsioni. arrivò l’alba e ci svegliammo all’unisono. vivi e più ricchi di prima. il tempo cambiò umore e le nuvole da arancio-nero divennero bianche di bambagia. il centro informazioni ci indicò l’anker hostel. anche questo a tre passi dalla stazione. giungemmo lì senza difficoltà.
«luca, luca, oh, svegliati è finita la fila»
«sée ecco»
«how many beds u need?»
«two thanks»
«how many nights?»
«one, only tonight»
«which kind of room u want?»
«the cheapest one, man…»
«okay, we have two free beds in the mixed dorm, is it ok?»
«yeah perfect… hey, can i take one of these?», indicando il cestino pieno di penne arancioni.
«it’s ok, take it. this is the key, third floor, ok, have a nice stay guys»
ancora scrive quella diavolo di penna.

Certo che scrive, se no come fai a raccontarci tutto quello che ci devi raccontare?
Ci si vede il 31 maggio, altro sogno altra corsa…
Grande Da’!
Bella! Scrivine ancora così! Mi è piaciuta tantissimo.
Tu gli hai chiesto una penna, ma…………………………..ricordo che ne hai prese diverse, tanto che me ne regalasti una………………e scrive anche la mia!!!!
Che sonno quella mattina, ancora sbadiglio!
Auè! hai dovuto mettere in mostra il mio lato napoletano!!!!!! ahhaahaahahahaha. Che ricordi!
Vedo che hai proprio una passione per le panche, caro. Ti soprannominerò Forrest!
“Viaggia, Forrest, viaggia”!
Ma dai! Forrest è un menomato, porello, e poi il film faceva: “Corri Forrest, corri”, semmai…
sgrunt!