Quando sarà, sarà solo un arrivederci.
giovedì, 17 aprile 2008 di Jacopo
È bastato lavarmi i denti due volte e ripensare ai pini d’oro che lunedì scorso mi hanno riaccompagnato a casa alle 2 di notte, sulla Monterotondo-Roma. Il Tevere era laccato di Luna, ho avuto il tempo di ammirarlo dal ponte. Pareva un mosaico in moto perpetuo: l’acqua si componeva in tasselli di marmo lucido, e si muovevano euforicamente come in una danza, in un magma, alle prese della corrente del fiume. Ho amato quella strada sconosciuta per tutta la durata del viaggio, durato troppo poco, se paragonata allo stremo dei seggi.
Nel silenzio rotto solo dal motore dello scooter, ho amato la mia terra. Tutto andava storto, ma era la vita, era la vita dentro cui nuotavo, era la strada, era il vento che varcavo nel buio, era tutto questo a farmi cantare di gioia e sorridere al colle col pino. « Qui l’ultima volta ci son passato coi miei, circa otto anni fa », stupore, nostalgia, passione. Queste cose compongono i miei globuli rossi.
Ho amato la mia terra, quella notte, e la amerò per sempre; lo dico ora, sull’orlo del baratro, come lo dicevo quando riflettevo sulla mia esistenza, immaginata sul viaggio. In Italia, semmai dovessi partire, ci tornerò. Perché la amo e la amerò per sempre, nonostante le elezioni, nonostante le fatiche, le lacrime, nonostante le apatie, le grettezze, gli opportunismi, nonostante gli egoismi, nonostante le continue delusioni, nonostante tutto. Quando sarà, sarà solo un arrivederci.

Questo è il nostro Paese, qui ci sono le nostre origini, i nostri ricordi. Questo è e rimarrà sempre il posto in cui siamo nati e cresciuti.
Questa terra sarà sempre casa nostra.