Archivio mensile per aprile 2008

“I want God to show me His face”

Jack Sospira Ancora

Jack Sospira Ancora.
(high definition)


Quando sarà, sarà solo un arrivederci.

È bastato lavarmi i denti due volte e ripensare ai pini d’oro che lunedì scorso mi hanno riaccompagnato a casa alle 2 di notte, sulla Monterotondo-Roma. Il Tevere era laccato di Luna, ho avuto il tempo di ammirarlo dal ponte. Pareva un mosaico in moto perpetuo: l’acqua si componeva in tasselli di marmo lucido, e si muovevano euforicamente come in una danza, in un magma, alle prese della corrente del fiume. Ho amato quella strada sconosciuta per tutta la durata del viaggio, durato troppo poco, se paragonata allo stremo dei seggi.
Nel silenzio rotto solo dal motore dello scooter, ho amato la mia terra. Tutto andava storto, ma era la vita, era la vita dentro cui nuotavo, era la strada, era il vento che varcavo nel buio, era tutto questo a farmi cantare di gioia e sorridere al colle col pino. « Qui l’ultima volta ci son passato coi miei, circa otto anni fa », stupore, nostalgia, passione. Queste cose compongono i miei globuli rossi.
Ho amato la mia terra, quella notte, e la amerò per sempre; lo dico ora, sull’orlo del baratro, come lo dicevo quando riflettevo sulla mia esistenza, immaginata sul viaggio. In Italia, semmai dovessi partire, ci tornerò. Perché la amo e la amerò per sempre, nonostante le elezioni, nonostante le fatiche, le lacrime, nonostante le apatie, le grettezze, gli opportunismi, nonostante gli egoismi, nonostante le continue delusioni, nonostante tutto. Quando sarà, sarà solo un arrivederci.


l’eclissi di una sazia e spenta civiltà



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in così poco il mondo è tornato meraviglia

con l’alba la distrazione sognante è tornata a casa; l’ho attesa come il padre aspetta il figlio che la sera è uscito con gli amici e ha preso la macchina e non si sa mai. ma è andata bene, stavolta. sarà per le preghiere? non si negano mai nelle situazioni critiche. devono aver funzionato, grazie al cielo, perché le inquietudini si sono dissolte in un baleno, quando la luce ha bussato alla porta ed è entrata. avanzava adagio nel corridoio del mio spirito, per non svegliarmi, ché ancora mi rotolavo sui prati di ipno. ma nell’attesa si sa, il sonno è leggero: si mantengono allerta un occhio e un orecchio. come quando in viaggio si dorme all’aperto, che so, in stazione: si imposta una sorta di sonno cosciente, un riposo attivo, un abbandono a metà. si è sempre pronti ad afferrare lo zaino sotto la panca e a improvvisare una fuga, nel caso arrivi godzilla.
allora sei entrata, e t’ho sentita, gentile distrazione, finalmente a casa. l’angoscia è scomparsa e la colazione è pronta. eri lì al tavolo della cucina che sorseggiavi tè, io osservavo il fumo si elevava dalla tazza creando fili danzanti di vapore. l’aroma esotica dell’infuso di foglie mistificava l’atmosfera donando ali alla mia anima, per farla volare lontano, tra le galassie del sogno, da poco salutate…

Sabato di Primavera, ore 10:00.

io (sereno e sorridente): amore, dormi ancora? io porto il pargolo a fare due tuffi in piscina.
lei (ancora sonnolenta): ehi… che bello, divertitevi eh!
io (delicatamente): vai, dai un bacio alla mamma.
(il pargolo
con graziosa innocenza cammina nel buio della stanza verso il lettone, salta su e dà un sonoro bacio sulla guancia della mamma, lei gliene dà tre e lo coccola dolcemente)
io (tranquillo):
a dopo! andiamo dai.

in così poco la mia vita si è chiusa in una sfera di armonia. in così poco il mondo è tornato meraviglia.



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