La perfezione non esiste.
martedì, 11 marzo 2008 di Jacopo
Lo capisci quando ti siedi comodo nell’autobus, una volta tanto trovi un sedile libero e ancora foderato. Fuori un vento della Madonna, dentro un tepore piacevole. Stai sul lato del finestrino — ti piace ammirare il Sole che ricopre il paesaggio urbano, di un giallobianco che porta tutto ad assomigliare a una sfera d’energia. Che meraviglia. Non c’è il solito pakistano che impesta l’aria con l’odore di aglio fritto. Non c’è la solita indocinese che ti tartassa l’anima col suo flusso di parole insensate — perché loro pare non lo paghino, il telefono. La positività regna sovrana: la calma, per una volta, sul bus. Ti siedi, appoggi piedi sulla barra sottoposta al sedile davanti, infili gli spallacci dello zaino tra le ginocchia. Hai il morale a mille, ma sale a tremila quando monti gli auricolari e dai play ad Andare, Ludovico Einaudi. Vuoi concludere il quadro e allora prendi dallo zaino Storia di Roma, Indro Montanelli, capitolo su La Carriera, puntato dal segnalibro con Campo di grano a tramonto, Van Gogh.
Ci sei, sei lì sull’orlo della gioia, la vedi, è pronta, va solo vissuta, goduta, magari condivisa? Evviva, esultavi, manca solo il timbro del destino; il lasciapassare della sorte. Ma è ovvio. La burocrazia pervade e intasa l’intero sistema e non poteva mancare l’ostacolo fatale, il cavillo guastafeste. Nello stesso medesimo istante in cui l’equilibrio, l’arcobaleno, prende essenza, ecco le nubi: tre trogloditi coi ray-ban a specchio salgono e si buttano sui posti da quattro, qua dietro me. Indossano quell’orribile giubbotto griffato in Taiwan con tasca trasparente per il lettore CD all’altezza del taschino. Troppo stupidi per capie che il lettore CD non lo hanno mai posseduto, loro, figli unigeniti dell’ipod. Scomposti come diavoli, sbraitano senza ritegno; ridono singhiozzanti come tombini intasati, gorgoglianti come cloache a cielo aperto; eppure ancora non li sento, sono solo un lieve brusio che Ludovico e Indro riescono ancora a respingere; ma il caos aumenta, cominciano ad insinuarsi tra le faglie della mia attenzione, in un crescendo di caos monotono e ahimè già sentito. Il sogno inciampa sull’intoppo e tutto va in fumo. Assisto alla distruzione dell’estasi quando i tre inetti prendono il loro maledettissimo cellulare e avviano a volume massimo nientemeno che… una cacofonica canzone di Raffaella Carrà! Povero mondo. Picco di rabbia, picco di odio: la perfezione decisamente non esiste. Il sistema la repelle. La rifiuta.

…come ti capisco…
Entropia .
Speravo che ci fossero solo qua…. Peccato!
ciao Ali,
ci sono dappertutto.
@Pizzicarella: capitato anche a te, eh?
@BoySka: Bravo compare! Ci hai preso!
@Ali: come dice pizzicarella, fanno proprio parte del sistema, ogni microsocietà ne possiede un grappolo di dimensione variabile e non per forza regolare.
quando capitano a me cose simili, il mio cervello parte con una frase scontata come i trogloditi di turno: TROPPO BELLO PER ESSERE VERO!!!
ih ih ih.