il fuoco che bruciò Roma è solo sprazzo.
sabato, 02 febbraio 2008 di Jacopo
scrivo tutto in minuscolo perché sussurro ciò che penso. vi leggo i miei appunti sparsi a bassa voce. perdonate il disordine. tuttavia non penso valga la pena non leggerlo. è caos creativo. la confusione, di solito, se vista dall’alto della sua globalità, rivela il suo ordine.

razionalizzare la tristezza: è tutto un periodo. inizia, cresce, termina. tutto è ciclo. anche paul gauguin se lo chiese, in «da dove veniamo? chi siamo? dove andiamo?», raffigurando le fasi della vita: nascita, infanzia, giovinezza, maturità, vecchiaia, morte. la sua domanda, non ci serve ora. non vado ad esplorare i meandri del perché, mi limito ad osservare dall’alto questo formicaio di eventi. la complessità degli schemi è inestimabile, ma al contempo minimizzata al colpo d’occhio, all’intuito: tutto è ciclo, è così, non c’è nulla da fare. se sei triste allora, tranquillo, passa. prima o poi finisce. il cielo l’ha imparato con la sua esperienza secolare, direi infinita. l’ha vissuto sul suo puro e innocente velluto, il dramma, ma non ha perso la sua verginità. una volta la pioggia era lacrima, ora no, è legge. il cielo è consapevole che al tramonto segue la notte, e alla notte segue l’aurora, l’alba, la luce, il calore. e così via. le stagione, le giornate, le sacre sinfonie del tempo: funzionano così. allora medita sulla tua situazione drammatica, dall’oltremare, dall’oltrequiete. dimenticati il nero, dai per scontata la sua fine. perché si risolverà, non sai quando di preciso, ma cambierà. forse subito? l’alba può essere dietro l’angolo, il seme della luce nel tuo cuore. non è detto che tu li debba percepire. e se temi o addirittura inizi a notare che la pianta cominci a mostrarsi rinsecchita, o che le foglie e i petali accennino il livido dell’appassimento, o che il tuo respiro si affievolisca, calma. perché passa. riprenderai vita. o almeno non puoi dimostrare il contrario. respira, riposati, cammina soltanto. e quando sarai felice dimenticherai tutte queste architetture, marchingegni studiati per trattenerti nell’al di quà, corde, funi, meccanismi con il nobile scopo di legarti alla vita. un apparato tanto innato e intrinseco all’uomo che probabilmente leonardo, nonostante la smania per gli obitori, non ne accertò neppure l’esistenza fenomenologica.
il fuoco che bruciò Roma è solo sprazzo.
[...]
non domandarmi dove porta la strada
seguila e cammina soltanto.
(cit. Battiato, È Stato Molto Bello,
Gommalacca, 1998)
