Ho tradotto per voi… “Sicurezza”
10 Feb 2008 di Jacopo
Traduco in italiano per voi il già citato Security di Hunter S. Thompson (1955). Trovo curioso che cercando su Google non abbia trovato una traduzione in italiano del testo. Sono quasi certo che da qualche parte si nasconderà, magari in qualche polveroso archivio virtuale. O nel blog di un altro appassionato di domande. Ma se da qualche parte è conservata, non è stata indicizzata. E su internet ciò che non è indicizzato, è come se non esistesse.
Preparatevi a ricevere una legnata sui denti, o voi che nella vita mai azzardate. Perché ecco a voi, nella vostra lingua…
SICUREZZA
“Sicurezza… che significato assume questa parola in relazione alla vita di oggi? Per la gran parte delle persone, significa salvezza e libertà dalle preoccupazioni. Si dice che è il fine per cui tutti gli uomini si battono; ma la certezza è un obiettivo utopistico oppure un’altra parola per intendere routine?
Vediamo di visualizzare un uomo sicuro; tramite questo termine, intendo un uomo che ha fissato la stabilità sia sicurezza sia personale come obiettivo della sua vita. In generale, è un uomo che ha messo da parte le ambizioni e le iniziative e si è sistemato, per così dire, in una noiosa, ma sicura e comoda routine per il resto della sua vita. Il suo futuro è soltanto un’estensione del suo presente, e lo accetta con una compiacente scrollata di spalle. Le sue idee e i suoi ideali sono quelli della società in generale ed egli è accettato come un uomo rispettabile, ordinario e prosaico. Ma è un uomo? Porta rispetto per sé stesso, è fiero della sua persona? Come potrebbe, se non ha mai rischiato nulla e non ottenuto nulla? Cosa pensa quando ritrova i suoi sogni di gioventù, il suo desiderio di viaggio, di realizzazione, di esplorazione e romanticismo, seppelliti sotto il manto del conformismo? Come si sente quanto realizza che ha soltanto a malapena assaggiato il succo della vita; quando tocca la prigione che ha costruito per sé stesso per inseguire l’onnipotente dollaro? Se dovesse rimanere nella convinzione che così tutto è bello e tutto è buono, buon per lui, ma pensate alla tragedia di un uomo che ha sacrificato la sua libertà sull’altare della sicurezza, e desidera poi tornare in dietro nel tempo. È un uomo da compatire, colui che ha mancato del coraggio di accettare la sfida della libertà e comincia ad allontanarsi dal cuscino della sicurezza per gustarsi la vera vita piuttosto che viverla di seconda mano. La vita ha sorpassato quest’uomo, mentre la guardava da un posto sicuro, impaurito nel cercare qualcosa di migliore. Cosa ha fatto, oltre a starsene seduto ad aspettare un domani che mai arriva?
Gira le pagine della storia e prendi gli uomini che hanno mosso il destino del mondo. La sicurezza non è mai la loro, ma vissero, non limitandosi ad esistere. Dove sarebbe il mondo ora se tutti gli uomini avessero perseguito la sicurezza senza mai correre un rischio o azzardare nelle proprie vite nella speranza di una vittoria che avrebbe migliorato e arricchito la vita? È dai passanti (che sono la larga maggioranza) che ci arriva la propaganda che la vita non meriti di essere vissuta, che la vita sia fatica, che le ambizioni della gioventù vadano accantonate per far spazio ad una vita che non è altro che attesa per la morte. Questi sono coloro che traggono ciò che la vita offre loro soltanto dall’immaginazione, o dalle esperienze degli altri attraverso libri e film. Sono loro, insignificanti e dimenticati uomini che aderiscono al conforme perché non conoscono altro. Solo loro gli uomini che di notte sognano ciò che potrebbe essere, ma una volta svegli riprendono i loro posti all’ormai familiare routine per sopravvivere meramente ad un altro giorno. Per loro la romantica storia della vita è completamente morta, e sono costretti a passare gli anni monotonamente, maledicendo la loro esistenza, e comunque terrorizzati dall’ignoto che la morte nasconde. Loro hanno mancato l’unico vero coraggio: quello che spinge l’uomo a fronteggiare l’ignoto senza timori per le conseguenze.
Come aggiunta, sembra decisamente consono scrivere della vita menzionando la felicità; per questo, proponiamo al lettore di rispondersi alla seguente domanda: chi è più felice, colui che ha tenuto testa alla tempesta della vita vivendo, o chi è rimasto sicuro a riva, semplicemente esistendo?”
Perfetto, sublime.
Fa effetto leggere queste poche righe. Fa sentire quanto sia importante e addirittura bello inciampare nelle mille insidie che la vita ci tende. Si intuisce quanto sia essenziale per vivere. E allora forse non dovremmo sempre lamentarci. Ma viviamo e respiriamone a pieni polmoni; rischiamo, osiamo; perdiamo, cresciamo. Forse l’aria non è tanto pesante quanto immaginiamo.
E anche lo fosse, è forse meglio così.
Allora forse avremo vissuto la nostra vita.