Prima del suo inizio
giovedì, 07 febbraio 2008 di Jacopo
C’è sempre chi sta peggio, è vero. Ma è l’individuo ad essere metro della propria sofferenza. È maledettamente provato. C’è chi sfugge il confronto trovando un escamotage; c’è chi, più fortunato, viene trovato dall’escamotage; poi c’è chi incarna l’escamotage stesso. Prestigiatore, Coniglio, Cappello. Infine, c’è chi è destinato a stare male, nel limbo del dubbio, e nel dubbio del limbo. Strozzato dall’insicurezza, teme l’eternità. Magari stupidamente. Ma si è metri anche della propria intelligenza. Oppure inconsapevolmente, perché non tutti vivono — per forza di cose — esperienze forti, che calibrano lo spirito. Alcuni pensano solo a sé, e preferiscono rimanere chiusi serrati nelle « gabbiette da piccione » che la società predispone loro. L’ha detto Tiziano Terzani, in una conferenza tenuta in un liceo prima del suo inizio*: « Che vuoi fare da grande tu? », rivolgendosi a un ragazzo prossimo all‘esame di maturità, « Fai quello che ti piace fare, non fare un mestiere per fare i quattrini, ricorda! Non ti serviranno a nulla! ». Se fossi stato uno di quegli diciassettenni, ora chi sarei? Dove sarei? Il concetto l’ha ribadito anche Dave, nel suo myspace, citando Security di H. S. Thompson (1955):
It is from the bystanders that we receive the propaganda that life is not worth living, that life is drudgery, that the ambitions of youth must be laid aside from a life which is but a painful wait for death. These are the insignificant and forgotten men who preach conformity because it is all they know.
[...] They lacked the only true courage: the kind which enables men to face the unknown regardless of the consequences.
[...] so we shall let the reader answer this question for himself: who is the happier man, he who has braved the storm of life and lived, or he who has stayed securely on shore and merely existed?
Preferirei non pensarla come loro, ora. Avrei dovuto cominciare a pensare così in un’altra vita. Oppure in questa, bastava poco prima, roba di uno o due anni. Non sono sincronizzato con le correnti del Bene. E che sforzo nuotare controcorrente. Che paura la burrasca. E i tuoni in lontananza. Che affanno la fuga. Che emicrania.
*: La fine fu il suo inizio.

……questavita.net? Si! QUESTA VITA. Ce ne sarà un’altra? Boh! Intanto ho questa. E allora se il problema nasce dal non sapere quale sia la “giusta via” allora posso dire che il segreto sta nel vivere con semplicità. Alcune volte mi sono perso pensando a quante e quali sarebbero potute essere le “altre mie vite”, migliaia di altre vite, per alcune delle quali sarei già morto, per altre sarei ricco, per altre sarei forse frate, per altre ….. non so cosa. Ora sono così. Secondo me per vivere bene e pienamente la propria vita basta fare ciò che piace e seguire la semplicità. Un’ultimo ingrediente fondamentale: almeno un po’ di “fattore C” sennò è tutto inutile e poi ridere, ridere, ridere, ridere, ridere,…………………………perchè se la prendi sul serio questa vita “ti uccide”.
Ho giocato la mia scomessa scegliendo così, ma non posso garantire di non conoscere mai la fame o semplicemente l’ansia di chi non arriva a fine mese…Però ho giocato così. D’altronde come spesso dico a chi mi invita a dedicarmi a qualcosa di più concreto di un sogno “meglio di fame che di noia”…
@Gaetano: non puoi capire quanto apprezzo i tuoi consigli.
@Ali: secondo me hai fatto la scelta giusta e non te ne pentirai mai.