Come droga
sabato, 26 gennaio 2008 di Jacopo
Nitimur in vetitum semper, cupimusque negata.*
E tu lotti, corri, lotti e corri per cosa… per cosa. Per ottenere un frutto proibito che nasconde,
dietro la propria falsa buccia, solo un gelido vuoto.
Nella mente l’edera del dubbio incolmabile, che si arrampica audacemente verso il non-senso, quel maledetto pensiero parassita che banchetta sulla tua sofferenza. Tenti di strapparla, ma più la divelli e più si riproduce, più la bruci e più risorge dalle ceneri, come araba fenice, più la sradichi e più si moltiplica, come planaria. Corri, e dai che corri, corri imperterrito ad inseguire l’El Dorado, prosegui senza sosta verso la non-meta; vivi nell’affanno per le tue brame schizofreniche, per raggiungere una luce tanto mutevole quanto illusoria. Sudi freddo, silenziosamente piangi e con le dita scivoli le lacrime sul vetro, disegnando i contorni del lenzuolo che vestirà il consueto Fantasma. Cuci nella tua mente una tela nera, la immagini pesante come canapa mista al nylon, giustappunto come il gravame che porti sulle spalle. Nella nebbia del desiderio armeggi istericamente per costruire il prossimo fardello sotto cui risoccombere non appena ricambia la libido. Perché tutta questa energia non è che aria stagnante dei fastfood, che la sera spurga, quando il commesso − sotto ordine di procedura − fa cambiare l’aria, consapevole che il giorno seguente tornerà ad aleggiare. Eccotelo, tutto per te: un altro mistero gassoso dentro cui soffocare.
Ma tesoro mio divino, non preoccuparti, senza accorgertene stai crescendo, e un giorno vivrai la vita con la stessa intensità con cui amasti il buio, il paradosso, l’impossibile.
* da Amores, III, Publio Ovidio Nasone

Difficile est longum subito deponere amore
Alla fine come si puo’ amare il sole se non e’ mai vissuti al buio?
Non so cosa c’entri, ma mi e’ appena passato per la testa.
“Quando uno crede di aver trovato la soluzione del problema della vita e vorrebbe dire a se stesso: ora è tutto molto facile, costui dovrebbe solo ricordarsi, per confutare se stesso, che vi è stato un tempo in cui questa soluzione non era stata trovata; e che a quel tempo però si doveva porter vivere, e in rapporto a esso la soluzione trovata appare come un caso fortuito.”
L. Wittgenstein, Vermischte Bemerkungen
Perla di saggezza…