Archivio mensile per novembre 2007

È beat

Più di cinquanta kilometri di cammino in due giorni, otto ore di sonno in due notti, litri e litri di Estrella, luci della Barcellona notturna, la Ronda del Litoral e Port Vell, la danza baccanale, il dubbio iperbolico e il sorriso insaziabile.
L’amore puro, immediato, fulmineo, lacerante. Per la Vita. Per il tutto. Per il niente. Per l’Amore. Per il Fuoco, che prende vita negli occhi e nel sangue e divampa ovunque, dappertutto, nell’eternità impercettibile e impalpabile dell’Universo. Per l’Istinto, dono diabolico – o divino? – per chi nei battiti trova ragione di vita. Istinto che amo, e che tengo a sintetizzarvi nel seguente scatto, risultato di una serata a luci rosa, in un discopub raggiunto per caso, oltre la Barceloneta, quartiere di Barcellona, Catalogna:

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Ciò che c’è scritto sul tavolino non si legge. Lo riscrivo qui sotto, testuali parole:

Ciao questa serata da sballo
Dall’Italia e dalla Francia con furore.
Peccato per la ragazza
Svedese che
ha perso il
portafoglio.
Ha solo il mio
Amore ora.
*

 

Se tu, mia cara lettrice, dovessi avvertire passione nelle parole innanzi senza inorridirti per la bassezza e l’amoralità e la superficialità - prima di tutto perdonami la diffidenza. Accetta il mio ringraziamento, sai, per me è un onore essere capito e creare emozione. Se poi, oltre alla vaga passione, dovessi percepire anche il sacro odore di pioggia e strada e fatica esistenziale e vita estrema, t’avviso: potresti amarmi come nessuna mai. Chissà se una notte, per magnetismo, destino, o caso, sfideremo insieme la malinconia, avviandoci sulla strada per un’altra, maledettamente viva, avventura.

 


*: I francesi, ubriachi come spugne, vedendomi scrivere prima sul diario e poi sul tavolino, tra lo scherzo e lo sgomento sentenziarono col loro inglese francofono: – You are crazy, man. Io, fieramente, risposi: – I know, I’m lucky.


Trasporto

In un attimo, lacrime di commozione fanno capolino. Senza un motivo apparente, mi ritrovo abbandonato ripensando al tramonto di quell’indimenticabile 15 Agosto 2006. Percorrevo in nave il Mar di Norvegia, ero sul ponte, il vento pungeva il mio viso sporco di barba, e, senza saperlo – lo scopro solo ora – vivevo in prima persona la Meraviglia di Dio. La vita sa essere estasiante. Chi sono io per essere così fortunato? Sono onorato: Dio, Vita, Terra~Acqua~Fuoco~Aria, Tutto, Nulla, o chissia: grazie, mille volte grazie. Che Pathos.

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Voglio tornare lassù.
Che Barcellona non si riveli soltanto la prima tappa di un lungo viaggio? Un po’ tremo e un po’ sorrido.


Basta imparare a sorridere al sogno

Un viaggio si concepisce sognandolo. È da lì, dal sogno che parte tutto, dal magico e improvviso istante in cui un dipinto impressionista di terre lontane, file di rotaie incandescenti e laghi riflettenti la luce lunare, prende forma nella tua mente. In un attimo, fotogrammi immaginari pervadono cuore e anima, destando il desiderio di scoperta, d’esplorazione e partenza. Ti ritrovi folgorato, incantato dall’idea che quei posti, quelle terre, quelle rotaie infuocate, quei laghi che riflettono la luce della Luna, attendono solo d’esser sfiorate dalla suola della tua presenza. Si comincia sognandolo, un viaggio. Le prime volte, per paura della novità, a questa spinta si risponde picche, lasciandola seccare come una foglia caduca. Poi però quando la si nota presentarsi con costanza, si risponde sorridendo. Già ora ci si può già considerare viaggiatori. Perché basterà un evento X che faccia da scintilla, che so, una delusione da smaltire o una vittoria da coronare, ma anche una semplice rondine che danza libera nel cielo, per decidere che è arrivato il momento. Il momento di partire.
Tutto a suo tempo, dunque, compreso il colpo di genio che i sogni vadano vissuti e soffocati con la corda dentata dell’abitudine al no. Per inciso, già premetto che con l’esperienza, nata col tempo e innaffiata d’inquietudine, risulterà più facile traslare il sogno nella dimensione reale, spostandolo così com’è, evitando il più possibile di spiegazzarlo. Sempre per esperienza personale, vi faccio presente che il sogno-in-sé più si coltiva, più cresce e si moltiplica, e allora più se ne consuma, e più se ne ha desiderio, ecco la dipendenza, ne aumenta il fabbisogno per campare, per far fronte alla tolleranza che il corpo – macchina magnifica – dispone come difesa. Un po’ come coi fiori di Marijuana: più ne fumi, più ne vuoi. E allora giù con la semina indoor, canzoni di Bob Marley come colonna sonora, pace effimera e (polmo|neuro)ni bruciati.
Come ogni sogno, anche il viaggio ha la sua dolce logica: tra esso e il viaggiatore in erba s’instaura una sorta di legame sentimentale, su cui vigono le identiche dinamiche che si presentano nel complesso di una storia d’amore. In ogni sua fase: la preparazione del viaggio è di fatto il preludio di una meravigliosa storia d’amore. Si sogna di piantare la bandierina oltreconfine tanto quanto si sogna di conquistare la propria dolce metà. Di fatto, il viaggiatore s’avvicina all’idea del viaggio come il predatore sceglie la preda. Una volta trovata, la meta (o metà), si studia attentamente. “Che ne pensi della Spagna? Ok, vada per Barcelona. Uhuu, Las Ramblas!” – “Vediamo un po’, dove potrebbe piacerle di andare? Eureka! Quel magnifico pub, con le luci soffuse rosse… Uh sì, è perfetto! Vada per quello… Appena la becco, propongo. Hih!“. La prenotazione del biglietto combacia con l’azzardo del primo invito, il cosidetto lancio dell’esca: “Senti maaa… Sabato sera, che fai tee? No perché volevo, sai, c’è quel localino a Piazza Trilussa, non ci sono mai andato…“, inizia lui, e non appena gli sale quel leggero rossore in faccia, lei prontamente lo interrompe: “Sì sì, ci sono sabato, ma è bello veramente quel locale? […]”. Al , lui vorrebbe urlare gloria: – Nave colpita a poppa! Ma in un gioco d’intelligence emozionale tenta di mantenere la calma, e la mantiene, seppur goffamente, per non svelarsi troppo. Insomma: la prenotazione del biglietto su ryanair.com è confermata, e la transazione di danaro completata con successo; a questo punto, il viaggiatore-innamorato sospira: “il dado è tratto, ora coraggio, vada come vada!“. La preparazione dello zaino è sostanzialmente uguale a ciò che si fa un’ora (o alla dozzina d’ore, per la donna) precedente l’incontro. Si pensa a come riempirlo con la stessa minuziosità di quando ci si deve vestire per incontrare la fiamma, spunta un dubbio ad ogni apertura di cerniera o ristrettura di cinghia: “così andrà bene? O così è meglio? Questo me lo porto?” – il burro di cacao è il denominatore comune più eclatante, si mette all’incontro e si porta con sé in viaggio. Fatto e disfatto lo zaino n volte – o vestiti e svestiti davanti lo specchio n volte – si parte per l’impresa. S’arriva al punto d’incontro come quando s’arriva all’aeroporto. Il consono bacetto di saluto, che nasconde vibrazioni di suspance, eguaglia la ricerca del volo sul tabellone, eccolo! Carbone nella fornace del battello, a tutto fuoco: si dia inizio al corteggiamento. I primi passi. Entrambi, sorridenti. Porta in spalla lo zaino con la stessa leggiadria d’un mazzo di rose. Eccola, la parte più bella. Sia del viaggio, sia della storia sentimentale. È all’inizio il gioco di sguardi, la moltiplicazione dei sogni, l’alternarsi tra istinto e ragione, il rimbombo del dubbio e la paura di perder tutto. La scommessa, l’affiatante curiosità. Il timore di impantanarsi in qualche pericolo oltrefrontiera. Il rischio di un flop c’è – si riduce con l’esperienza - ma il viaggiatore-predatore non si lascia attanagliare dalla paura, anzi, coglie la sfida e combatte.
L’aereo decolla e vola sfibrando le nuvole, al pub di piazza Trilussa la luce rossa soffusa avvolge i due piccioncini. Che succederà? Che ne sarà del viaggiatore innamorato? La strada nasconde pericoli, tuttavia a me piace vederla come De Andrè: “E poi a un tratto l’amore scoppiò dappertutto”.


Dedicato a R.


Has anything you've done made your life better?

Da tutto ciò che hai fatto e che fai, da tutto il tran tran quotidiano, dalla sveglia fischiante delle sette meno un quarto, dal correre da un posto all’altro senza il tempo di pranzare, dalla fatica, dal sudore, dai sospiri, dall’apatica frenesia che striscia e conquista silenziosamente… Hai mai tratto qualcosa di positivo? C’è, tra le cose che hai fatto, qualcosa che ha reso la tua vita migliore? Dal 23 al 26 Novembre sto a Barcellona, allo sbaraglio, come piace a me e come piace a chi mi piace. E questo no, non è un altro discorso!
Avrei altro da scrivere a riguardo, ma ahimè sono stanco e non posso esibirmi. Prometto a me medesimo, ma a voi tutti pure, che non lascerò spegnere questa lieve ispirazione. L’ho tempestivamente appuntata su una carta che ora posa sulla mia scrivania e aspetta ora solo d’esser srotolata – e non la carta, ma l’ispirazione.


PS: Ringrazio Delphine per il titolo.


Rivaluta la tua Serenità

Se sei una mia Lettrice, o Lettore, è quasi certo tu che possegga un computer. Se possiedi un computer, è probabile che sopra la tua testa ci sia un tetto, e che la sera sul tavolo in salotto, o in cucina, ci sia un pasto caldo ad attenderti. Un letto dove posarti la notte, una lampada alla cui luce leggere un libro in tranquillità e aprirti la mente. Insomma, hai vitto, alloggio e libero accesso alla cultura e alla verità, perlomeno quella concreta. Leggendomi, conosci la Lingua Italiana. Azzarderei a dire che vivi in Italia, ma mi fermo di fronte la certezza che vieni da un paese del 1° Mondo. Quindi sei ricco, rispetto la media mondiale, e libero. Libero di pensare, di parlare, di muoverti, di resistere, di lottare. E’ già tanto, fidati. Puoi vivere le tue passioni e volendo, se proprio nel paese in cui siedi non stai bene, sei libero di raggranellare quattro soldi, quanto basta per un biglietto di treno o di aereo, mettere in spalla uno zaino e viaggiare. Hai infinite strade davanti a te, e infinite dietro. Prevedibilmente, attorno a te hai persone che ti vogliono bene, pronte sempre per un sorriso o un aiuto. Una famiglia, un affetto, magari un amore. Se poi hai anche la salute, beh, con che coraggio lamentarsi? Pensaci, a volte ci si lamenta per la semplice abitudine di farlo. Lamentarsi è diventato parte della routine. E tu spaccala, la routine! Rompine i meccanismi: agisci. Filtra i tuoi lamenti. Autodisciplinati. Insomma, non dannarti se la X ha quattro stanghette e la Y solo tre. E’ ovvio che tutto non può essere come vorresti, ma non devi lasciare che una, o due, o magari tre macchioline nere coprano la meraviglia del resto che ti circonda. Lo so, lo so che tutto è relativo, che l’uomo è misura di tutto, ma non è proprio per questo che tutto è sotto il nostro controllo?

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Carissima Lettrice, o Lettore, rivaluta la tua situazione. Pensa ogni tanto, e sempre più, alla fortuna che ti è capitata di nascere qui, così, e in quest’epoca. Dona un po’ di serenità alla tua persona, a chi ti vuole bene, e se riesci anche a chi no. Rispetta il tuo pianeta, vivi la semplicità della natura. Tutto merita l’armonia. Ed è lì che ti aspetta. Non ti resta che riscoprirla, la tua Serenità.
Sorridi amabilmente, e perdona la banalità del mio intervento. A volte le questioni apparentemente semplici sono le più importanti, nonché le più complesse, interessanti e quindi, una volta padroneggiate, gratificanti.


* Foto di Roberta M.
* Nota Tecnica: il blog, d’ora in poi, è raggiungibile solamente all’indirizzo www.questavita.net, siete perciò invitati ad aggiornare i preferiti, i link e i feed.



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