Un viaggio si concepisce sognandolo. È da lì, dal sogno che parte tutto, dal magico e improvviso istante in cui un dipinto impressionista di terre lontane, file di rotaie incandescenti e laghi riflettenti la luce lunare, prende forma nella tua mente. In un attimo, fotogrammi immaginari pervadono cuore e anima, destando il desiderio di scoperta, d’esplorazione e partenza. Ti ritrovi folgorato, incantato dall’idea che quei posti, quelle terre, quelle rotaie infuocate, quei laghi che riflettono la luce della Luna, attendono solo d’esser sfiorate dalla suola della tua presenza. Si comincia sognandolo, un viaggio. Le prime volte, per paura della novità, a questa spinta si risponde picche, lasciandola seccare come una foglia caduca. Poi però quando la si nota presentarsi con costanza, si risponde sorridendo. Già ora ci si può già considerare viaggiatori. Perché basterà un evento X che faccia da scintilla, che so, una delusione da smaltire o una vittoria da coronare, ma anche una semplice rondine che danza libera nel cielo, per decidere che è arrivato il momento. Il momento di partire.
Tutto a suo tempo, dunque, compreso il colpo di genio che i sogni vadano vissuti e soffocati con la corda dentata dell’abitudine al no. Per inciso, già premetto che con l’esperienza, nata col tempo e innaffiata d’inquietudine, risulterà più facile traslare il sogno nella dimensione reale, spostandolo così com’è, evitando il più possibile di spiegazzarlo. Sempre per esperienza personale, vi faccio presente che il sogno-in-sé più si coltiva, più cresce e si moltiplica, e allora più se ne consuma, e più se ne ha desiderio, ecco la dipendenza, ne aumenta il fabbisogno per campare, per far fronte alla tolleranza che il corpo – macchina magnifica – dispone come difesa. Un po’ come coi fiori di Marijuana: più ne fumi, più ne vuoi. E allora giù con la semina indoor, canzoni di Bob Marley come colonna sonora, pace effimera e (polmo|neuro)ni bruciati.
Come ogni sogno, anche il viaggio ha la sua dolce logica: tra esso e il viaggiatore in erba s’instaura una sorta di legame sentimentale, su cui vigono le identiche dinamiche che si presentano nel complesso di una storia d’amore. In ogni sua fase: la preparazione del viaggio è di fatto il preludio di una meravigliosa storia d’amore. Si sogna di piantare la bandierina oltreconfine tanto quanto si sogna di conquistare la propria dolce metà. Di fatto, il viaggiatore s’avvicina all’idea del viaggio come il predatore sceglie la preda. Una volta trovata, la meta (o metà), si studia attentamente. “Che ne pensi della Spagna? Ok, vada per Barcelona. Uhuu, Las Ramblas!” – “Vediamo un po’, dove potrebbe piacerle di andare? Eureka! Quel magnifico pub, con le luci soffuse rosse… Uh sì, è perfetto! Vada per quello… Appena la becco, propongo. Hih!“. La prenotazione del biglietto combacia con l’azzardo del primo invito, il cosidetto lancio dell’esca: “Senti maaa… Sabato sera, che fai tee? No perché volevo, sai, c’è quel localino a Piazza Trilussa, non ci sono mai andato…“, inizia lui, e non appena gli sale quel leggero rossore in faccia, lei prontamente lo interrompe: “Sì sì, ci sono sabato, ma è bello veramente quel locale? […]”. Al sì, lui vorrebbe urlare gloria: – Nave colpita a poppa! Ma in un gioco d’intelligence emozionale tenta di mantenere la calma, e la mantiene, seppur goffamente, per non svelarsi troppo. Insomma: la prenotazione del biglietto su ryanair.com è confermata, e la transazione di danaro completata con successo; a questo punto, il viaggiatore-innamorato sospira: “il dado è tratto, ora coraggio, vada come vada!“. La preparazione dello zaino è sostanzialmente uguale a ciò che si fa un’ora (o alla dozzina d’ore, per la donna) precedente l’incontro. Si pensa a come riempirlo con la stessa minuziosità di quando ci si deve vestire per incontrare la fiamma, spunta un dubbio ad ogni apertura di cerniera o ristrettura di cinghia: “così andrà bene? O così è meglio? Questo me lo porto?” – il burro di cacao è il denominatore comune più eclatante, si mette all’incontro e si porta con sé in viaggio. Fatto e disfatto lo zaino n volte – o vestiti e svestiti davanti lo specchio n volte – si parte per l’impresa. S’arriva al punto d’incontro come quando s’arriva all’aeroporto. Il consono bacetto di saluto, che nasconde vibrazioni di suspance, eguaglia la ricerca del volo sul tabellone, eccolo! Carbone nella fornace del battello, a tutto fuoco: si dia inizio al corteggiamento. I primi passi. Entrambi, sorridenti. Porta in spalla lo zaino con la stessa leggiadria d’un mazzo di rose. Eccola, la parte più bella. Sia del viaggio, sia della storia sentimentale. È all’inizio il gioco di sguardi, la moltiplicazione dei sogni, l’alternarsi tra istinto e ragione, il rimbombo del dubbio e la paura di perder tutto. La scommessa, l’affiatante curiosità. Il timore di impantanarsi in qualche pericolo oltrefrontiera. Il rischio di un flop c’è – si riduce con l’esperienza - ma il viaggiatore-predatore non si lascia attanagliare dalla paura, anzi, coglie la sfida e combatte.
L’aereo decolla e vola sfibrando le nuvole, al pub di piazza Trilussa la luce rossa soffusa avvolge i due piccioncini. Che succederà? Che ne sarà del viaggiatore innamorato? La strada nasconde pericoli, tuttavia a me piace vederla come De Andrè: “E poi a un tratto l’amore scoppiò dappertutto”.
Dedicato a R.