…e decido: «Nuova Delhi».
di Jacopo
E sto qui seduto con la mia Heineken, sudato perché fa caldo e reattivo perché mi piace pensare.
Sorseggio questa birra e penso al mondo: c’è una luce soffusa, quella della Luna, che benedice la rorida metropoli che si sta aprendo all’autunno. Le luci artificiali della città, usualmente, ai miei occhi contrastano con la bellezza materna e naturale della Luna, ma in questo caso percepisco un’insolita armonia, un’energia interna e tellurica che mi porta ad ammirare il Tutto e a ringraziare l’Autore di tutto questo per il suo impegno e la sua eccellenza. Oh, è così romantica la città di notte, le luci che rilasciano quel giallo sulfureo, l’atmosfera di acqua e fumo, i rumori neutrali che tanto portano a immaginare.
Eppure partirei ora, nel buio incompleto della mia stanza con le finestre spalancate preparerei lo zaino in quattr’e quattr’otto, scenderei sulla strada e comincerei un’avventura.
Già mi vedo a camminare chissà dove alla ricerca dell’Oasi Mistica della Verità, inebriato dalla sensazione che l’orizzonte sia davvero a un passo, a una tappa, a una tirata in autostop. Scendo giù, sulla strada, c’è la Luna, alzo il pollice. Il sudore non c’è più, è evaporato in sogno. Trascorro momenti eterni di pensiero finquando non si ferma un camionista, barbuto, con gli occhiali alla Venditti, mi chiede dove devo arrivare: «Non lo so», gli rispondo.
Ma passa solo pochi di secondi in quell’acre silenzio, rimugino un po’ e decido: «Nuova Delhi».
Dopo una smorfia di stupore neanche troppo accentuata, accetta di portarmi a Bologna perché lì deve arrivare per fare delle consegne. Lui non sa dov’è l’India: in realtà neppure io lo so bene. So che è a Est, e so che è a Est pure Bologna. Lo ringrazio, annuisco, sistemo lo zaino dietro i sedili a molla, e sorrido dietro l’immenso vetro decorato dai consoni inquietanti santini. Sorrido ammirando quella dolce Luna, che abbraccia la mia cara misteriosa capitale e che so mai mi lascerà solo durante il lungo viaggio appena intrapreso. O Luna, donami un po’ della tua costanza…
Ora ho capito cosa sono i viaggi ibridi! (: Belli però.
Ciao Jak,
proprio mezz'ora fa uscivo dall'Istituto di Cultura Italiano di Stoccolma che si trova ai limiti di un grandissimo, bellissimo parco. Guardo quel prato sconfinato e vedo questa luna così bella! L'aria sa di Svezia, il profumo che si sente appena esci dall'aeroporto di Skavsta: legno umido. Cammino con una mia studentessa e amica e le dico che l'aria sa di inverno. Poi guardo la luna e le canto “Guarda che lunaaa… guarda che mare…”.
è figo pensare che la luna che hai fotografato tu sia la stessa che vedo qui. Io però non sudo… :°(
Bossa