Per me viaggiare è
domenica, 26 agosto 2007 di Jacopo
Per me viaggiare è libertà.
La libertà di mangiare quando vuoi, di dormire dove meglio credi, di rompere, zaino in spalla, ogni schema spazio-temporale.
E’ entusiasmo per il mondo, per la vita, per la terra. Vivere alla giornata. Il cercare un letto e trovarlo e dargli valore. Rimediare una doccia, fredda o calda che sia, e dargli valore. Scorgere poi per caso un sorriso e coprire anch’esso - soprattutto esso - del giusto, inestimabile pregio.
Viaggiare per me è soddisfazione. Quando contare i chilometri percorsi diventa più arduo che ripercorrerli in senso opposto, un brivido ti attraversa la schiena e dormi con una serenità estasiante, nel medesimo istante sorpreso e fiero di te stesso. Dell’impresa e del reale-fantastico che hai potuto vivere.
Per me viaggiare è evasione.
Evasione dalla routine, rifiuto di quelle congetture preconcette che non ci appartengono, ma ci governano subdolamente. Ribellarsi consapevolmente al sistema, disintossicarsi dal consumo, scardinare la Macchina i cui meccanismi ci stringono e ci schiacciano e ci torcono e ci lacerano: ci uccidono.
Per me viaggiare è vivere i paesaggi e le persone. Intendo: le persone dentro i paesaggi, e i paesaggi dentro le persone.
Davanti ai miei occhi infiniti quadri tra infinite cornici. Uno più ammaliante dell’altro. Persone incontrate, persone nuove, alcune sgarbate, alcune dolci, parecchie comunque sia da ricordare. Spesso perdersi è facile, ascoltando le loro storie di vit
a, le loro ragioni, le loro esigenze e i loro perché. Ripercorrere il canale con loro, sulla gondola dell’immaginazione: i remi sono proprio le loro parole. Innumerevoli tesori narrativi che si rivelano, libri che si sfogliano al vento di una serata in compagnia.
Per me viaggiare è avventura.
Come palline pazze balzare da un bosco a una chiaccherata in ostello (spesso veri e propri meltin’ pot culturali). Da una birra con l’australiano di turno alla discussione filosofica con la franco-canadese. Da un viaggio notturno infernale, al caldo asfissiante delle cuccette, al refrigerio di un riposo su un prato fino alla doccia rigenerante tanto sofferta quanto meritata. Alla vodka presa nelle stupende bettole da bassifondo. Alla barista che ti fa ubriacare, agli occhi di cielo di una backpacker subito amante. Così tanti eventi, volti, immagini, odori, colori, sensazioni… così tanti, e in così poco tempo: che capogiro amici, che capogiro. Così tanti e così variegati! Perché sono ovvie le brutte esperienze, gli eccessi, gli sbagli e i ritardi del treno e gli errori e le improvvisazioni. Ma poi sono proprio quelli che son divertenti da rivivere e non si scordano mai.
Per me viaggiare è sbornia di vita.
Un’ubriacatura, questa sana però, che non morde il fegato, ma anzi allarga gli alveoli e lascia respirare e camminare e passo dopo passo scoprire e scolpire la propria personalità con umiltà. Ecco, il buon Jack Kerouac in “On The Road“, colto da un picco di gioia di vivere e viaggiare: “I like too many things and get all confused and hung-up running from one falling star to another till I drop.” - cioè - “ci sono troppe cose che mi piacciono e mi confondo e mi perdo a correre da una stella cadente allaltra fino allo sfinimento”.
Un estasi fisico-spirituale.
Per me viaggiare è mutamento interiore.
Sotto il cielo puntellato di una buia vallata, o alle rive di chissà quale fiume o lago. Sommerso dall’immenso, t’inabissi fino al confine tra realtà e sogno e cuore e anima si fondono e le lacrime escono per coronare tanta commozione e tanta rassegnazione ma allo stesso tempo amore per la vita.
O anche camminando per un’umida metropoli, in periferia o per i vicoli neri e nemici. Lì, quando sei solo e rischi e provi paura e terrore… proprio lì condanni il tedio che provasti seduto su una lurida seggiola blu, è lì che dai ragione a Gesù capendo: “Oh caspita, la vita è ciò di cui più prezioso abbia”.
Viaggiare per me significa romanticismo.
Amo fermarmi e osservare un tramonto, immortalarlo in una fotografia e godere della poesia di un cielo stellato o di una nebbia cieca che si lascia violare. Amo rapportare tutto questo splendore alla mia vita, a tentare di capirne qualcosa, a ipotizzarne sul senso ponendomi, da solo o col viaggiatore di turno, gli ormai consoni quesiti. Ho amato dormire cullato al suono del treno, ascoltarne le vibrazioni delle rotaie. Ho amato coricarmi sul ponte di una nave e osservare il mare che scorre e parlare con la luna piena. E sempre amerò questo genere di cose.
* Dedicato alle viaggiatrici e ai viaggiatori d’inter-rail.it, ai backpackers di tutto il mondo e a chiunque sia alla ricerca di sé stesso senza temere di saggiare nuove strade.
* Le foto sono mie e sono state scattate quest’anno rispettivamente da una panchina vicino il palazzo sull’acqua a Varsavia e nella hall dell’ELF Hostel a Praga.

Condivido il tuo post, lo faccio mio e sorrido. Bellissimo, davvero, come un viaggio in un'anima altrui che poi non discosta troppo dalla mia
*Ero* (from inter-rail.it)
“Vivere alla giornata. Il cercare un letto e trovarlo e dargli valore. Rimediare una doccia, fredda o calda che sia, e dargli valore. Trovare poi per caso un sorriso, tra le tante, anch'essa coprendolo del giusto, inestimabile pregio”…”Da una birra con l'australiano di turno alla discussione filosofica con la franco-canadese. Da un viaggio notturno infernale, al caldo asfissiante delle cuccette, al refrigerio meritato di un riposo su un prato fino alla doccia rigenerante tanto sofferta quanto meritata. Alla birra presa nelle stupende bettole da bassifondo. Alla barista che ti fa ubriacare, alla luce degli occhi di una backpacker subito amica. Così tanti eventi, volti, immagini, odori, colori, sensazioni… così tanti, e in così poco tempo: che capogiro amici, che capogiro.”
questo avrei voluto scriverlo io…il tuo “viaggiare è” alla fine è anche il mio viaggiare…belle parole davvero
Ben detto Jacopo!
bellissima descrizione, condivido appieno le emozioni!!
Bello bello bello bello! Riesci sempre a esprimere a parole quello che io a cui io non riesco a dare forma!
Un bacio grande grande
Ali
Eh, si… chi ha provato l'IR capisce e concorda, tutto il resto e' game-over!
Condivisione, empatia, sorriso!
E lacrimuccia, perche' vorrei ripartire anch'io!