L'uomo che amava solo i numeri
28 Giu 2007 di Jacopo
Ho scoperto questo libro curiosando tra le biografie di alcuni professori universitari. Lo descrivevano così:
“The man who loved only Numbers” is definitely worthwhile if you like math and computer science.

L’ho comprato d’istinto, giacchè da molto cercavo un libro che mi stimolasse a studiar matematica: come per dar un senso, o almeno un volto più piacevole, a ciò che studio ogni giorno. Un incentivo alla passione, dunque, era ben accetto. E’ per questo che mi reco su Libreria Universitaria, e lo compro scontato di 3 . Lo vado a ritirare ai depositi delle poste dopo 2-3 settimane, si vede che quando il postino mi ha citofonato ero fuori casa.
Partiamo da un giudizio complessivo: ammetto che sono rimasto soddisfatto, era un pezzo che non leggessi un libro tanto rapidamente. Ne consiglio la lettura a tutti, grandi e piccini, quando e dove preferite. Il set e il setting non necessitano studi particolari.
Ma proviamo ad immergerci un po’ in questo libro. Innanzitutto, l’autore è Paul Hoffman, una sorta di Piero Angela a stelle e strisce.
Il saggio è impostato intorno alla figura di Paul Erdos, uno dei più grandi matematici del secolo scorso. Nato a Budapest nel 1913 e morto a Varsavia nel 1996, ha vissuto viaggiando per le università del globo a diffondere e ampliare la cultura matematica. “Apri la mente” - così apriva il discorso con l’interlocutore di turno, per iniziare a dibattere di matematica di chissà qual teorema. Un personaggio unico, che attraverso il libro s’impara a conoscere in ogni suo lato, partendo dal suo grande culto per i numeri, fino a scendere nelle sue intime debolezze e abitudini.
Attraverso questo libro si ha la possibilità di percorrere la vita di una persona che ha fatto dei numeri la propria fede, attraverso le testimonianze dei suoi colleghi più stretti e da chi semplicemente ha avuto la fortuna di conoscerlo. Un ottimo lavoro d’investigazione, per conoscere un personaggio strano, che parlava in codice (per lui Dio era l’SF, ovvero il Sommo Fascista, ad esempio), che non ha mai pensato a metter su famiglia, che non ha mai accettato una routine alternativa che ponesse in secondo piano la sua grande passione. Che andava avanti a barbiturici: passione come fardello o passione come missione. Paul Erdos non si è mai dedicato a nulla, se non a dimostrare congetture matematiche e proporre nuovi problemi alla comunità mondiale. Matematica quindi come scopo di vita: a provar ciò c’è la quantità da capogiro di saggi scientifici da lui elaborati: 1485 articoli prodotti in collaborazione con ben 509 matematici diversi. Per quantità, è secondo solo a Eulero. Gli scienziati facevano i salti mortali per scrivere un saggio con lui: tant’è che è nata in suo onore la tradizione del cosidetto “Numero di Erdos“, un indice calcolato ricorsivamente per identificare la distanza di un matematico qualunque, per via delle sue collaborazioni, da Paul Erdos (per farvi capire: chi ha scritto un saggio direttamente con Paul Erdos ha numero di Erdos 1, chi ha scritto un saggio con chi ha numero di Erdos 1 ha numero di Erdos 2, e così via… per arrivare ai comuni mortali che a malapena sanno le tabelline, che hanno numero di Erdos pari a infinito). Passione come movimento: succedeva spesso che Paul vincesse premi in denaro di qualche concorso… Beh, non ci pensava due volte a regalarli a giovani studenti squattrinati, per finanziare la crescita della matematica. Infine, passione come arte e devozione. Lui era uno di quelli che credono che una dimostrazione matematica non possa esser perfetta finchè non diventi possibile spiegarla ad un comune pedone per strada. Egli stesso s’abbandonava all’Immenso, ammettendo che il “Libro” in cui l’SF conserva la Verità matematica è composto da infinite pagine.
Un vero credente insomma.
Per scendere un po’ sul piano concreto delle sue opere, vanno ricordati i suoi enormi contributi nel calcolo combinatorio, in particolare sulla Teoria di Ramsey e l’invenzione dei cosidetti metodi probabilistici, potenti strumenti per dimostrare congetture. Ma non temiate di tecnicismi fini a se stessi il libro non ne contiene. Anzi. Tutto il teorico che compare è alla portata di tutti, ed è esposto in modo molto stuzzicante.
La vita di Paul Erdos viene infatti affrontata nel libro parallelamente ad un vasto (ma chiaro) excursus sulle scienze matematiche. Ed è per questo che mentre si legge si prova proprio la sensazione di non poterlo lasciare incompiuto: da un lato ci si affeziona al protagonista e alla sua vita dall’altro si viene a conoscenza delle faccie della matematica più originali, dei paradossi e delle astrazioni più coinvolgenti. Dei problemi tuttora irrisolti.
Il libro regala al lettore la possibilità di leggere la matematica come MATHEMA, parola greca che vuol dire ragionamento, investigazione. Veramente: ne mostra la bellezza scultorea (come affermava Bertrand Russell), ne fa assaporare il lato filosofico financo quello mistico. Il saggio, da vero saggio, distrugge la concezione crociana, ormai maledettamente irradicata nella nostra società, che tratta la Matematica come freddo strumento per ragionieri, fatto di grigie pagine di calcoli chiuse in compartimenti stagni. Ci riesce proponendo simpatici problemi di geometria o algebra, facendoci capire come a volte la matematica è presente dove non la percepiamo: ad esempio come sistemare le mattonelle su un pavimento risparmiandone il maggior numero? Come posizionare gli oggetti all’interno di uno scatolone, ottimizzandone lo spazio disponibile? Qual è il miglior modo per instradare le telefonate per una compagnia telefonica? Esistono davvero infiniti più grandi di altri? Perchè spesso conviene fare le cose a caso? Sono questi i quesiti che stimolano lo studio della matematica, che le ridanno smalto, un senso tangibile. Sono questi gli interrogativi che riesumano e colorano tutto quello che è stato immagazzinato alle scuole elementari e medie. Per quanto mi riguarda inoltre, a volte son rimasto persino scosso e confuso nel trovare equazioni come quella di Eulero, che unisce 5 numeri magici in un colpo solo:
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C’è chi da questa confusione trae potere e quindi ordine e armonia, restandone religiosamente ammaliato: è il caso di Paul Erdos e della compagnia dei matematici galattici, magnificamente descritti nel saggio di Paul Hoffman.
Insomma, 250 pagine che scorrono velocemente, come la conta di un bambino che gioca a nascondino coi suoi amici, che tende a sbrigarsi per non lasciar troppo tempo agli altri per accovacciarsi chissà dove.
[...] L’uomo che amava solo i numeri (Paul Hoffman) [...]
Grazie per i titoli e in bocca al lupo per gli esami!!
Attendo la megamail… :certo:
Caspita! Ma questo devo assolutamente leggerlo!!!!! Avevo già letto qualcosa a proposito della “formula più bella” (e volevo farci la tesina
). Comunque di romanzi matematici ti consiglio, se posso, “Il teorema del pappagallo” mentre di saggi piacevoli “L'ultimo teorema di Fermat” e “L'equazione impossibile”: ricordo che mi sono tutti piaciuti molto…. Se invece ti piace la scienza mescolata alle biografie di chi l'ha amata ti consiglio, anche se parla di fisica, “Trent'anni che sconvolsero la fisica”… Tutti questi sono tra i miei libri preferiti!!! (Gli scritti sono andati benissimo, il 6 faccio l'orale e preparati a ricevere una megamail!).
Un bacio
Ali