Archivio mensile per giugno 2007

L'uomo che amava solo i numeri

Ho scoperto questo libro curiosando tra le biografie di alcuni professori universitari. Lo descrivevano così:

“The man who loved only Numbers” is definitely worthwhile if you like math and computer science.

L’ho comprato d’istinto, giacchè da molto cercavo un libro che mi stimolasse a studiar matematica: come per dar un senso, o almeno un volto più piacevole, a ciò che studio ogni giorno. Un incentivo alla passione, dunque, era ben accetto. E’ per questo che mi reco su Libreria Universitaria, e lo compro scontato di 3 €. Lo vado a ritirare ai depositi delle poste dopo 2-3 settimane, si vede che quando il postino mi ha citofonato ero fuori casa.
Partiamo da un giudizio complessivo: ammetto che sono rimasto soddisfatto, era un pezzo che non leggessi un libro tanto rapidamente. Ne consiglio la lettura a tutti, grandi e piccini, quando e dove preferite. Il set e il setting non necessitano studi particolari.
Ma proviamo ad immergerci un po’ in questo libro. Innanzitutto, l’autore è Paul Hoffman, una sorta di Piero Angela a stelle e strisce.
Il saggio è impostato intorno alla figura di Paul Erdos, uno dei più grandi matematici del secolo scorso. Nato a Budapest nel 1913 e morto a Varsavia nel 1996, ha vissuto viaggiando per le università del globo a diffondere e ampliare la cultura matematica. “Apri la mente” – così apriva il discorso con l’interlocutore di turno, per iniziare a dibattere di matematica di chissà qual teorema. Un personaggio unico, che attraverso il libro s’impara a conoscere in ogni suo lato, partendo dal suo grande culto per i numeri, fino a scendere nelle sue intime debolezze e abitudini.
Attraverso questo libro si ha la possibilità di percorrere la vita di una persona che ha fatto dei numeri la propria fede, attraverso le testimonianze dei suoi colleghi più stretti e da chi semplicemente ha avuto la fortuna di conoscerlo. Un ottimo lavoro d’investigazione, per conoscere un personaggio strano, che parlava in codice (per lui Dio era l’SF, ovvero il Sommo Fascista, ad esempio), che non ha mai pensato a metter su famiglia, che non ha mai accettato una routine alternativa che ponesse in secondo piano la sua grande passione. Che andava avanti a barbiturici: passione come fardello o passione come missione. Paul Erdos non si è mai dedicato a nulla, se non a dimostrare congetture matematiche e proporre nuovi problemi alla comunità mondiale. Matematica quindi come scopo di vita: a provar ciò c’è la quantità da capogiro di saggi scientifici da lui elaborati: 1485 articoli prodotti in collaborazione con ben 509 matematici diversi. Per quantità, è secondo solo a Eulero. Gli scienziati facevano i salti mortali per scrivere un saggio con lui: tant’è che è nata in suo onore la tradizione del cosidetto “Numero di Erdos“, un indice calcolato ricorsivamente per identificare la distanza di un matematico qualunque, per via delle sue collaborazioni, da Paul Erdos (per farvi capire: chi ha scritto un saggio direttamente con Paul Erdos ha numero di Erdos 1, chi ha scritto un saggio con chi ha numero di Erdos 1 ha numero di Erdos 2, e così via… per arrivare ai comuni mortali che a malapena sanno le tabelline, che hanno numero di Erdos pari a infinito). Passione come movimento: succedeva spesso che Paul vincesse premi in denaro di qualche concorso… Beh, non ci pensava due volte a regalarli a giovani studenti squattrinati, per finanziare la crescita della matematica. Infine, passione come arte e devozione. Lui era uno di quelli che credono che una dimostrazione matematica non possa esser perfetta finchè non diventi possibile spiegarla ad un comune pedone per strada. Egli stesso s’abbandonava all’Immenso, ammettendo che il “Libro” in cui l’SF conserva la Verità matematica è composto da infinite pagine.
Un vero credente insomma.Paul Erdos Per scendere un po’ sul piano concreto delle sue opere, vanno ricordati i suoi enormi contributi nel calcolo combinatorio, in particolare sulla Teoria di Ramsey e l’invenzione dei cosidetti metodi probabilistici, potenti strumenti per dimostrare congetture. Ma non temiate di tecnicismi fini a se stessi il libro non ne contiene. Anzi. Tutto il teorico che compare è alla portata di tutti, ed è esposto in modo molto stuzzicante.
La vita di Paul Erdos viene infatti affrontata nel libro parallelamente ad un vasto (ma chiaro) excursus sulle scienze matematiche. Ed è per questo che mentre si legge si prova proprio la sensazione di non poterlo lasciare incompiuto: da un lato ci si affeziona al protagonista e alla sua vita dall’altro si viene a conoscenza delle faccie della matematica più originali, dei paradossi e delle astrazioni più coinvolgenti. Dei problemi tuttora irrisolti.
Il libro regala al lettore la possibilità di leggere la matematica come MATHEMA, parola greca che vuol dire ragionamento, investigazione. Veramente: ne mostra la bellezza scultorea (come affermava Bertrand Russell), ne fa assaporare il lato filosofico financo quello mistico. Il saggio, da vero saggio, distrugge la concezione crociana, ormai maledettamente irradicata nella nostra società, che tratta la Matematica come freddo strumento per ragionieri, fatto di grigie pagine di calcoli chiuse in compartimenti stagni. Ci riesce proponendo simpatici problemi di geometria o algebra, facendoci capire come a volte la matematica è presente dove non la percepiamo: ad esempio come sistemare le mattonelle su un pavimento risparmiandone il maggior numero? Come posizionare gli oggetti all’interno di uno scatolone, ottimizzandone lo spazio disponibile? Qual è il miglior modo per instradare le telefonate per una compagnia telefonica? Esistono davvero infiniti più grandi di altri? Perchè spesso conviene fare le cose a caso? Sono questi i quesiti che stimolano lo studio della matematica, che le ridanno smalto, un senso tangibile. Sono questi gli interrogativi che riesumano e colorano tutto quello che è stato immagazzinato alle scuole elementari e medie. Per quanto mi riguarda inoltre, a volte son rimasto persino scosso e confuso nel trovare equazioni come quella di Eulero, che unisce 5 numeri magici in un colpo solo:

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C’è chi da questa confusione trae potere e quindi ordine e armonia, restandone religiosamente ammaliato: è il caso di Paul Erdos e della compagnia dei matematici galattici, magnificamente descritti nel saggio di Paul Hoffman.
Insomma, 250 pagine che scorrono velocemente, come la conta di un bambino che gioca a nascondino coi suoi amici, che tende a sbrigarsi per non lasciar troppo tempo agli altri per accovacciarsi chissà dove.


Finito "il Libro dell'Inquietudine"

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L’altro ieri ho finalmente terminato di leggere “il Libro dell’Inquietudine” di Bernardo Soares, rispettando l’antica promessa. Presto pubblicherò un tentativo di recensione, per coronare tanta fatica con altra fatica.
La lettura del libro è stata infatti estremamente impegnativa, tanto da doverla spezzare con la lettura di un altro libro, tra l’altro molto interessante: “L’uomo che amava solo i numeri”, di Paul Hoffman.
Morale del post, restate sintonizzat* che due ricci di mare saranno presto pronti per esser succhiati.

 

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* dipinto: “Ritratto di Fernando Pessoa” di João José Brito. Lisbona, collezione privata, 1984.


la Beatitudine del Tempo

Provo un’immensa beatitudine quando noto che il Tempo è una forza ineluttabile, come una fiamma che resiste le pioggie e i venti gelidi. Gelidi, come i binari di un treno fermo ma in perenne corsa, il cui rombo costante conosce in sé l’immortalità. Un rombo però delicato, elegante, come il fruscio di un fiume che scorre, senza temere le correnti contrastanti, e si muove e respira fluido. Fluido come un magma incandescente, che non ammette cambi di rotta o di stato, che cola giù, deeply, negli abissi dell’eternità.
Che cola giù, sì, volando su. Su, verso le stelle paradisiache, che meditano pervase dalle melodie dell’universo reale.

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P a n t a R e i.
Tutto nasce, tutto scorre, tutto muore e rinasce. Un continuo fermento che trova appoggio in un Tempo che proprio nessuno può fermare.


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* photo: “Pantarei.” (cc) GabbaHey


Lettera di Marco Travaglio a Indro Montanelli

Caro Direttore,
sono quasi sei anni da quando non ci sentiamo, da quel 22 luglio 2001 quando spesi gli ultimi respiri a mettere in guardia gli italiani dal virus Berlusconi, te ne volasti in cielo. Ora che sei in Paradiso immagino tu abbia di meglio da fare che occuparti dell’Italia: 92 anni di vita, hai già dato.
Ma qui succedono cose così strane che devo proprio raccontartele.
Intanto Berlusconi non c’è più, al Governo, intendo, ma non è che si noti molto, anzi forse torna. Il vaccino non ha funzionato. Ora c’è di nuovo Prodi… Almeno fino a un paio minuti fa, non sappiamo…si parla, tanto per cambiare, di crisi della politica. E in quel vuoto si infilano, indovina chi? La Confindustria e il Vaticano. Come diceva Totò, quando vedo un buco, ci entro. Tu eri un laico risorgimentale a 24 carati, ma due papi, Roncalli e Wojtyla, ti vollero conoscere perché eri molto rispettoso della religione, un po’ meno per certi preti e per certi vescovi che s’impicciavano di politica. Dicevi: “Aborro i preti, esseri autoritari e prepotenti. Quando qualcuno mi dice che stiamo andando verso il fascismo vorrei quasi rispondere: “Magari, il fascismo è brutto ma passa, invece andiamo incontro a forme di vita clericale, anzi ci siamo dentro, perché non abbiamo saputo amministrare il nostro libero esame. Abbiamo liquidato la coscienza, dandola in appalto al clero. Ecco dove nasce il più macroscopico difetto italiano: “la mancanza di coscienza morale”. Noi non siamo religiosi, siamo cattolici per comodità, abitudine, tradizione. Non per coscienza. Il problema di Dio, gli italiani, non se lo pongono. Perciò non siamo mai stati una nazione. L’unico Stato che conosciamo, è quello Pontificio.”
Ecco, ci siamo dentro fino al collo adesso direttore, i cattolici liberali si sono estinti, i liberali, non parliamone. Già tu rimpiangevi De Gasperi, che definivi un democristiano che credeva in Dio e non aveva bisogno di fare il bigotto (forse perché era nato in Austria). In chiesa De Gasperi parlava con Dio, Andreotti, col prete. Oggi con Dio ci parlano in pochi, persino tra i cardinali, in compenso, tutti parlano con i preti e i cardinali. Ma anche con Andreotti, che a 90 anni è sempre un bijou: è vivo e lotta insieme a noi. Il papa invece è cambiato. Wojtyla non c’è più, ora c’è Ratzingher. Quando dice NO alle coppie di fatto, si mettono tutti sull’attenti. Quando invece dice che il capitalismo non è molto meglio del socialismo, quando dice che bisogna salvaguardare l’occupazione, privilegiare i poveri, gli ultimi, difendere l’ambiente da uno sviluppo scriteriato, parlano d’altro e fanno finta di non sentire. Un giorno di recente ha detto addirittura che bisogna cacciare i corrotti dalla politica e anche i politici più bigotti sono diventati anticlericali. Come si permette di impicciarsi di affari che non gli riguardano. Ti parlo dallo studio di Santoro che è tornato dopo 5 anni di riposo, diciamo così. L’ultima volta che in RAI si è sentita la tua voce, fu da Biagi e poi da Santoro: entrambi i programmi furono subito chiusi. Stiamo per trasmettere un reportage della BBC sulla pedofilia nel Clero, già visto su Internet da alcune decine di milioni di persone nel mondo, e da 3-4 milioni di persone in Italia. Mi dirai dov’è il problema, già al mio tempo tutti volevano una RAI modello BBC. Appunto, ora hanno visto cosa fa la BBC e gli è passata la voglia. Persino la CEI, ha detto: “Nessuna censura preventiva, discutiamo pure con equilibrio”. La censura la invocano i politici e alcuni papaveri RAI che sono più papisti del papa. C’è un tale Landolfi, lo stesso capo della vigilanza che nel 2001 ti accusò di linciare Berlusconi e chiese addirittura a Ciampi d’intervenire per la tua intervista a Biagi, a ridare dignità al servizio pubblico, e dieci giorni fa già sapeva che noi avremmo imbastito un processo mediatico contro la chiesa. E’ una specie di Nostradamus. E poi ha aggiunto: “Non sono queste le finalità del servizio pubblico, non è per questo che i cittadini pagano il canone.” Lui li conosce uno per uno, gli telefona proprio tutti i giorni, a quelli che pagano il canone per sapere che cosa vogliono. Poi c’è Fassino, che una volta era comunista però ha studiato dai Gesuiti e ora parla come Don Abbondio, e ci invita “al massimo equilibrio e alla massima prudenza”. Fini l’altra sera ha annunciato a Ballarò, che il nostro programma non sarebbe mai andato in onda. Deve averglielo detto in sogno l’Arcangelo Gabriele, ma era un imitatore, infatti siamo in onda. Casini chiese un programma riparatore che raccontasse tutto il bene che fa la chiesa nel mondo: potrebbe commissionarlo ai suoi uomini alla Rai, che sono un po’ più numerosi di quelli che aveva la DC una volta, però la DC aveva anche il decuplo dei voti. Oppure potrebbe chiederlo a Buttiglione, che ha mezza famiglia in RAI e l’altra mezza in Mediaset, invece chiede a noi. Tu dirai, che c’entrano tutti questi politici nella libera informazione, da quando in qua i giornalisti prendono ordine dai segretari dei partiti. Ecco, il problema è che ormai non se lo domanda più nessuno. Trovano tutti, tutto ciò molto normale. I politici non si accontentano di lottizzare la RAI, vogliono fare i palinsesti e i critici televisivi, prima o poi condurranno direttamente i programmi e s’intervisteranno da soli. Ricordi Giuliano Ferrara? L’avevi lasciato ateo, bene, adesso è rimasto ateo ma è diventato anche clericale, nel frattempo. Dice che il reportage della BBC è una schifezza, e lui… se ne intende. C’è perfino chi pretendeva che mostrassimo in anticipo all’editore una scaletta sicura prima di decidere se mandarci in onda oppure no. Come se l’amministratore della FIAT Marchionne dovesse leggere gli articoli de ‘La Stampa’ o De Benedetti quelli de ‘La Repubblica’ prima di mandare in stampa i giornali. Anche questo, è un po’ strano, però è passato sotto silenzio come una cosa normale. La nostra categoria diciamo non ha brillato molto ma questo per te non è una novità: già trent’anni fa tu scrivevi che “il giornalismo italiano è servo per vecchia abitudine. I potenti vogliono il monumento equestre, e il piedistallo. E noi, glielo diamo.” Non ti dico gli intellettuali sedicenti liberali, tutti zitti, addirittura solidali con i censuratori. Sono quelli che tu definivi una grossa camorra al servizio di ogni potere. L’altro giorno rileggendo i tuoi ultimi articoli mi capitata una lettera a Franco Modigliani, Nobel dell’Economia, in cui tu parlavi della corruzione e dicevi: “dopo tanti secoli che la pratichiamo dietro l’esempio e sotto il magistero di nostra Santa Madre Chiesa, ineguagliabile maestra d’indulgenza e perdoni e condoni, noi italiani siamo riusciti a corrompere anche la corruzione. E a stabilire con essa il rapporto di pacifica convivenza che alcuni popoli africani hanno stabilito con la sifilide, diventata nel loro sangue una flizioncella di ordine genetico senza più gravi controindicazioni. Un popolo italiano consapevole della propria identità e ben deciso a difenderla non c’è, e non c’è perché nei secoli in cui questa coscienza nazionale maturava nel resto dell’Occidente in Italia veniva soffocata da una Chiesa timorosa che il cittadino soppiantasse il fedele e creasse un potere temporale laico contrapposto al suo.” Questo scrivevi nella prima pagina del Corriere della Sera di non 1000 anni fa, di 6 anni fa. Oggi passeresti per un nemico della fede, della famiglia, dell’Occidente, forse per un fiancheggiatore di Al Qaeda: non è che potresti prenderti una libera uscita e tornare giù un po’ da noi, per un paio di giorni e non di più.Ci manchi tanto, e non sai quanto.
Ciao Direttore.

Marco Travaglio

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Maggio 2007 – Anno Zero puntata del 31 Maggio 2007



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