Archivio mensile per maggio 2007

Nâzim Hikmet e lo scottex


Amo in te
l’avventura della nave che va verso il polo
amo in te
l’audacia dei giocatori delle grandi scoperte
amo in te le cose lontane
amo in te l’impossibile
entro nei tuoi occhi come in un bosco
pieno di sole
e sudato affamato infuriato
ho la passione del cacciatore
per mordere nella tua carne.
Amo in te l’impossibile
ma non la disperazione
.

Mattina, ore 9.00~. Faccio colazione sul tavolo in cucina.
La tazza di tè tiepido, lo zucchero, gli oro saiwa. Intingo la prima coppietta di biscotti nel tè, quando il mio sguardo ancora assonnato incontra il rotolo di scottex. Sapete quei rotoli che in ogni foglio rappresentano qualcosa… ci capitano stampati i fiori, a volte le ricette, altre volte proverbi o aforismi in chissà qual dialetto… Beh, questa volta ci ho trovato raffigurate attrici degli anni ‘50. Attrici di cui non conosco né nome, né stile, né niente. Non sono un intenditore, anzi, diciamo che non ci capisco proprio niente di cinema. Fatto sta che il mio sguardo è caduto su quell’illustrazione (a lato), e t’ho pensata in un baleno. Per tutti i 10 minuti della colazione ti ho guardata, lì, sullo scottex. Ti ho sollevata con cura, per posarti delicatamente da parte. Poi ho staccato un altro foglio, questo con una bionda insignificante, solamente per asciugare le gocce di tè cadute sul tavolo.
Ti fissavo, ti sognavo ad occhi aperti, oro saiwa dopo oro saiwa ti vivevo. E così è stato per tutti i 10 minuti della colazione. Tornato di là, mi son messo a leggere qualche poesia di Nâzim Hikmet, così, per semplice ispirazione del momento. Ho trovato “Amo in te“, tra le “lettere dal carcere a Münevver“, del 1943: niente s’addice di più alle correnti circostanze. Non esistono altri versi che collimano la realtà con tal precisione.
“Amo in te l’impossibile / ma non la disperazione”. Versi che porterò sempre con me, assieme alla colazione, allo scottex e al sapore e all’odore dei nostri umori. Non dimenticherò mai questo periodo di vita, tanto ricco di Samsara quanto di voglia di riscatto esistenziale: ora la mia unica volizione è il risveglio spirituale.

 

La tenda arancione…


Tasse e cioccolato

Non ci sono soldi per fare niente. Alzano le tasse. Tutti si lamentano.
Hanno racimolato il Tesoretto. Abbassano le tasse. Tutti gioiscono per quei quattro spicci.
Io invece guardo la situazione da un’altra angolazione e m’inquieto, notando l’ennesimo parallelismo tra il nostro mondo e quello descritto da George Orwell in 1984.
Dopo quello delle telecamere nascoste, delle intercettazioni telefoniche nonché telematiche e della censura dell’informazione… ecco questo costante altalenare di tasse e imposte (fra poco anche per l’aria che respiriamo), mi ricorda ciò che succedeva nell’Oceania orwelliana, ai quali il Grande Fratello un giorno diminuiva la razione di cioccolato giornaliera, e il dì seguente la ripristinava, godendo del consenso e della benevolenza del popolo incosciente e senza memoria.

A quanto pareva, vi erano state anche manifestazioni di ringraziamento al Grande Fratello per aver aumentato la razione settimanale di cioccolato, portandola a venti grammi. Ma se appena ieri, pensò Winston, avevano annunciato che la razione di cioccolato doveva essere abbassata a venti grammi! Possibile che potessero mandare giù una balla simile a distanza di sole ventiquattr’ore? Sì, era possibile. Parsons se l’era bevuta tranquillamente, con la stupidità di un animale. Quell’essere senza occhi seduto al tavolo di fronte se l’era bevuta con l’entusiasmo di un fanatico e avrebbe snidato, denunciato, vaporizzato come una furia chiunque avesse fatto notare che fino alla settimana precedente la razione di cioccolato era stata di trenta grammi. E pure Syme, magari in una maniera più complessa, implicante una qualche dose di bipensiero, pure Syme se l’era bevuta. Era quindi solo lui, Winston, a possedere una memoria?

ps. oltre a leggere il libro, consiglio di guardare il film diretto da Michael Radford: è fatto molto bene.



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