Archivio mensile per aprile 2007

Stelle

Solamente per quel cielo stellato, vale la pena di vivere. Innumerevoli punti lucenti, brillanti, posano sul mare del cielo notturno; tocchi tenui e precisi di pennino su tela color oblio, descrivono l’ardore dell’infinito. Stelle, tante stelle che giacciono su un’immensa distesa di calma e silenzio.
Ai miei occhi d’umano ignorante figurano rovesciate, sparse senza criterio, come coriandoli in una festa di carnevale. Ma la geometria che c’è dietro è frutto del sommo architetto che ha disegnato l’universo. E ha posizionato le tante gemme, il cui nucleo di fiamma le porta a bramare d’esser raccolte da un cuore innamorato dell’enigma della vita.

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* concepito e scritto il 24 Dicembre 2006 – ore 23.00 – “abbandono all’immenso”
* photo: Big Dipper © by deltaankle


La Notte e l'Eternità

 

Incipit

 

When night falls
She cloaks the world
In impenetrable darkness
A chill rises from the soil
And contaminates the air
Suddenly…
Life has new meaning

 

 

La Notte e l’Eternità

 

È Notte. E scopro l’Eternità. I respiri affannosi si combinano al pulsare lamentoso del vento. La terra è umida di rugiada. Lo so, lo so perchè l’ho accarezzata, come alla ricerca di un abbraccio materno. Ma ho trovato il freddo, il nero. È cupa come la morte. E la brama di conoscere il Senso è talmente avida, incessante e crescente, che la risposta diviene la Notte stessa, i respiri, il vento e la rugiada.
Non so quante volte il mio cuore abbia vibrato. Entusiasmante, come tutto, nello stesso istante, possa aver e non aver senso.
Rantolando nel buio come un fuoco fatuo, mi sdraio. Disorientato, mi abbandono sulla terra bagnata in un lago di dubbio. Prima galleggio, poi lentamente mi immergo, discendo. Trascendo. Negli abissi delle tenebre. Come un lupo che marcia nella foresta. Come quel lupo, che adesso mi sta venendo incontro, come in un rito, per danzare attorno il corpo di un fratello morente. Come una pietra piombata nell’oceano, che non sa se e quando toccherà il fondale.
Mi sfugge il conto dei metri, dei battiti: trovo l’Eternità.
Mi perdo calandomi nelle profondità, ai confini del Nulla. Oppresso come se fossi su una piattaforma a mille metri tra le nuvole, non abbastanza larga per rigirarsi e cambiar posizione, ma libero di volare. I muscoli son torpidi ormai. Il respiro inerte, gli ansimi inghiottiti nel silenzio. Quì dove la frontiera non un miraggio, Non penso più, non spero più. Ahimè, non sogno neanche più: perchè i sogni non servono, quando la dimensione reale sconfina nell’indeterminatezza.
L’Essere è inglobato nella pace nera di un riposo infinito.

 

Mi risveglio, vecchio, morente, finito. La barba è bianca, lunghissima, ma gli occhi brillano gentili come il cielo di un mattino di maggio.

 

 

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* Incipit: “Dunkelheit” – Burzum
* La foto l’ho scattata durante la Mezzanotte del 07 Aprile 2007. Dove, non si sa.



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