
Prozac ai bimbi di 8 anni. Ma con cautela. Cioè, se il bimbo depresso dopo 4-6 sedute di psicoterapia non dovesse guarire, allora giù col pillolone… peccato che anche i muri sanno che qualunque tipo di psicoterapia potrebbe richiedere non giorni, non mesi, ma persino anni per risolvere un problema quale la depressione. Peccato anche che sia stato provato che il Prozac possa indurre chi ne fa uso al suicidio. Peccato, sì. Peccato anche che l’EMEA – l’ente che si occupa della valutazione dei farmaci in Europa – non dipenda dalla Direzione Generale Sanità bensì dalla Direzione Generale Industria. Ma la Chiesa?
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* per info e petizione: GiuLeManiDaiBambini.org
* il diverbio su pressante.com
* photo by: seretuaccidente
Quello che sto per scrivere è un cortese invito al lettore a rivalutare la concezione del giorno dell’8 Marzo, data comunemente nota come “Festa della Donna“.
L’imminente giorno, al contrario della concezione di gran parte del volgo, non è una giornata di festa e spasmi di gioia, bensì un giorno di ricordo e lotta.
Sebbene ci siano molteplici ipotesi sull’origine della ricorrenza, come per esempio il drammatico incendio della fabbrica Triangle nella New York del 1908, una cosa è certa: l’8 marzo è il giorno della memoria per tutte le vittime del sessismo e della società patriarcale che per secoli è stata in vigore.
E’ un giorno in cui fermarsi, tutti, donne e uomini, e pensare, riflettere su quanto anacronistica e incivile sia ogni forma di disparità di diritti tra maschi e femmine. Un giorno in cui dedicare attenzione ai milioni di donne che tuttora subiscono violenze e soprusi nel mondo. Per rimembrare che in alcuni paesi islamici dove gli occhi delle donne sono coperti da una grata (quella del burqa), oppure che in alcuni paesi africani le vagine delle bimbe appena nate vengono ancora mutilate (la cosidetta infibulazione).
Sono solo esempi, e in verità non è neanche necessario volare così lontano. Basta affacciarsi a Roma di sera in qualche quartiere metropolitano. Addirittura basta recarsi a scuola e scovare qualche baby gang di stupratori oppure in discoteca.
Io dico basta all’idea consumistica dell’8 Marzo e propongo dibattiti in tutte le scuole sulla condizione femminile nel mondo (della storia passata e odierna) con visione di documentari sulla storia della lotta femminista.
Basta alle mimose strappate dagli alberi pubblici e regalate con tanta ipocrisia.
Dico basta allo starnazzìo delle donne che la sera dell’8 marzo brindano alla loro bassezza sotto i neon di qualche night club.
E’ una questione di forma mentis, e io sostengo l’emancipazione.
Sempre.