Io sì, sono un cacciatore
sabato, 06 gennaio 2007 di Jacopo
Io sì, sono un cacciatore. La mia arma però non è lo schioppo, ma la macchina fotografica. I proiettili? Gli scatti, ovvio. Come preda agogno anch’io la Natura: seguire furtivamente il vento che carezza gli alberi e solleva le foglie caduche, per catturarlo a tradimento è invece solo un esempio d’ambizione venatoria.
Adoro vagar nelle foreste per ammirare i tesori di Madre Gaia. Con la pazienza e la tenacia di un avido cercatore d’oro raccolgo e colleziono immagini, fotogrammi, momenti che documentano l’infinito pulsare della Terra. Chiudo su carta (o pixel!) il respiro del pianeta. 
Ragni, mantidi, farfalle; cinghiali, tassi, caprioli e fagiani; fili d’erba, funghi, fiori, cuscini di muschio; le cascate, i ruscelli, la rugiada; monti, colline, strapiombi, laghi, mari, oceani e ghiacciai; boccioli verdi, foglie rosse d’autunno; rami vuoti, spogli, rami ricoperti di petali, o abitati da passeri; le piogge, i fulmini, gli arcobaleni che esplodono senza preavviso; i vulcani e la loro violenza, il Sole e la sua potenza; e poi Lei, la Luna compagna, nei suoi mille stati d’animo sintetizzati in quell’inequivocabile espressione; e le aurore di vita e i tramonti di morte; le Tenebre quindi, e la Luce.
Tutto, ma proprio tutto, merita d’esser fermato, fissato: fotografato.
Che c’è di meglio per me, cacciatore di foto, se non guadare un limpido ruscello, ammirar le trote fario, o quegli esserini con le zampe lunghe che riescono a camminare sull’acqua sfruttando la tensione superficiale? Mi diverto come un bambino a spiare il granchio di fiume che titubante si ritira sotto il sasso; o la biscia che, guidata da chissà qual’ecstasi, ondula freneticamente in acqua; od anche la rana che saltella apparentemente spensierata; l’eleganza di una ninfea che prende il Sole, col fiore violaceo che ne sottolinea la naturale raffinatezza; o ancora, il gruppo di funghi che se la spassa alle radici di un faggio, godendo dell’ombra e del silenzio circostante aspettando una lieve pioggia d’agosto per rinfrescare i tessuti e il terreno.
Dal mio canto, tento sempre di nuocere il meno possibile evitando ogni danno superfluo. Già mi accorgo di agitar via la calma degl’innocenti abitanti della Natura, giustamente sospettosi poichè abituati agli ami da pesca o al rombo dei fucili. Son’anche cosciente di spezzare vite ed equilibri già col semplice respirare o camminare. Ciononostante… guidato da curiosità e senso estetico, ricerco luci, prospettive e cornici per inquadrare i miei trofei di caccia. E ricambio del servizio offertomi donando loro l’eternità, incidendo l’istante sulla piastra d’argento del tempo.
Sperando, beninteso, che nessuno si offenda della mia sfacciataggine nello strappar cortesie.
Rispetto e venerazione. Nessun retino, fucile, o malvagità. Niente sete di sangue: giù nell’oblio il perverso accostamento di morte e potere. Soltanto umiltà e profonda devozione al silenzio e alla pace e all’armonia.
Nella calma del bosco, il fruscio del vento sembra disponibile a guidarmi per gli scorci romantici, e a condurmi nelle stanze segrete, arredate, ornate e decorate da Madre Natura in persona.
Io, stolto ospite a cui capita di credersi l’Uno, ad ogni passo comprendo che nulla è fermo o costante, proprio niente è prevedibile. Dove c’è una rosa selvatica, poco dopo può esserci un cratere, o peggio, una colata di cemento. Le leggi e i canoni del sommo pittore che disegnò l’universo non sono così restrittivi da pretendere la stabilità. A partire dal formicaio, dalla buca di una talpa, dalla tana di una serpe, il giaciglio di un puma, fino a volare in alto, muoversi su… in direzione delle stelle e verso Lei, la greggia Luna. Tutto rotea, fluttua, danza al ritmo dell’Universo: note musicali trasposte su pentagramma al momento dello scatto… Un nobile patrimonio sia a livello individuale, in quanto l’ebbrezza nel rivivere un nostro istante risulti unica e fantastica, sia a livello collettivo, dato che l’arte si può condividere col prossimo per lasciar di stucco nonni e bambini ricordando loro quant’è degno di rispetto e preghiera il pianeta che ci ospita.
–
scritto attorno il giorno di Natale 2006

Hai la capacità di scrivere in maniera scorrevole colpendo l'animo delle persone, facendo vivere le tue parole.
Indubbiamente ciò che hai scritto è pura verità, e passando da un momento di “sogno reale” lo colleghi con così tanta semplicità alla vera e cruda realtà.
Ribadisco: hai un “dono“! Saper scrivere così non è da tutti. Ti consiglio di approfondire questo tuo aspetto, e magari, chissà….. leggeremo che avrai pubblicato una tua raccolta di pensieri.
..si, bello, molto bella l'immagine di una foresta…il verde,il ruscello, i pesci, gli alberi..sai quanto ami gli alberi no?
Ma cos'è questo strano vittimismo silenzioso ke leggo fra le righe, jap? Questa quieta paura di stampo vittoriano di rompere la fragilità della natura..non ti permetto di dipingerla in questo modo!
il tuo danno superfluo facendo una scampagnata quale mai potrà essere..quello di arrampicarti su un albero ed uccidere un innocente formichina o di bruciakkiare un rametto secco?fra parentesi, non credi di essere anche te un valido abitante della natura?pensi ke gli abitanti stessi (nel senso stretto,non umani) non si diano da fare per prevalere l'uno sull'altro se ce ne fosse il bisogno(ma anche senza bisogno)? la natura è piu spietata di quanto nn si possa immaginare e sa diffendersi molto bene..nn c'è essere naturale ke possa prevalere su di essa, non un solo essere ke cn solo il suo respiro possa alterare il suo equilibrio xke è lei stessa ke detta l'equilibrio, è autosufficiente..la sfacciataggine sta solo nel pensare tutto ciò e qui concludo il mio estenuante, se nn forse eccessivo commento..un bacio
@Danyli: grazie mille per il commento, lo apprezzo molto
ma sono solo un dilettante!
@Silvia: hai percorso le mie parole attraverso un'ottica strettamente concreta, mentre il mio fine era quello di trascendere, d'abbandonarmi all'immenso piacere che provo grazie alla Natura, intesa nel suo senso idilliaco.
Se però vuoi sapere come la penso dal punto di vista materiale, posso dirti che hai ragione: la Natura sa come difendersi e sa essere estremamente devastante. Sarebbe bene riflettere su questo punto e ricordare ai nostri politici quanto sia importante rispettare il pianeta. Se in Cina come carburante si usa molto ancora il carbone e quindi le metropoli si ritrovano ad essere avvolte da cappe velenose di smog, è solo colpa dell'uomo che ci abita e merita di morire asfissiato. Se Bush è il primo mentecatto a non voler rispettare il patto di Kioto, sarei ben contento di vederlo volare su un uragano (Katrina 2?), assieme a tutti gli avidi petrolieri milionari che fanno solo i propri interessi.
Ma non è necessario andare tanto lontano, stessa cosa vale per chi in Italia (prevalentemente al Sud) costruisce abusivamente in territori proibiti. La Terra non ci mette molto a prender provvedimenti: quando meglio crede, frana.
Purtroppo se con le buone non la capiamo, Madre Natura ci sculaccia ed io sto dalla sua parte. L'unica cosa che mi dispiace è che ci vanno di mezzo anche persone innocenti o inconsapevoli. Ma anche molti di loro, d'altra parte, avrebbero dovuto far sentire la propria voce.
In realtà avevo intuito cio ke volevi dire: il senso di sacralità che imprime un luogo tale, il silenzio, la voglia di far parte di quel tutto, quasi una consapevolezza di poter rovinare quella pace…
Il fatto è ke come al solito nn mi sn spiegata. Tu parli di te cacciatore ke avidamente catturi il pulsare della vita e la imprimi, oltre ke su pixel, anke nella tua mente come ricordo, giusto ma subito dopo cambia del tutto la scena e da cacciatore avido di scoprire quel mondo e ciò ke nasconde,ti trasformi in osservatore timoroso di disturbare la quiete, quasi la preda di quella meraviglia ke ti trovi davanti agli okki e subito dopo, dopo esserti ripreso da cotanta bellezza e mistero ridiventi cacciatore allora io dico: se devi esprimere la vitalità della foresta, cacciando la sua essenza, nn puoi allo stesso tempo tirarti indietro, anke se hai paura di nn catturare linconsapevolezza, il momento inaspettato in cui si leva un respiro e ke è un ricordo memorabile di un attimo di vita vera (quellattimo stesso di vita vera che comprende anke il momento in cui tu disturbi la quiete della foresta; e anzi, è più autentica come immagine). Penso che il senso di quello ke ho precedentemente detto stia nella tua penultima frase, nella quale ritorni cacciatore, non più furtivo spione ma individuo facente parte del tutto.
p.s. scorretto il tuo riferimento alla Cina -.- (che credevi di fare?)
Guarda questo blog è dedicato ad un formicaio artificiale e al suo megalomane creatore http://ildiodeipiccolimondi.blogspot.com/