Quell'umida notte a Varsavia
sabato, 30 dicembre 2006 di Jacopo
Versione seconda, riveduta e corretta la mattina del 29 dicembre 2006.
La prima versione, nonostante di sgradevole lettura, incarna il flusso di coscienza vero e proprio. Fu scritta la sera del 4 dicembre 2006 e pubblicata senza rilettura né raffinazione.
Proprio quando la fase di vita del sottoscritto assume una piega grottesca, ecco che il desiderio di viaggiare si presenta nuovamente e con molta energia. Sebbene l’esaudimento di tal progetto non richieda una lotta estenuante (si, sono un ragazzo fortunato), il sogno prende luce e forma e sfoga via la tensione!
La destinazione è ancora avvolta nel dubbio: forse le terre dell’Est Europa. Lo stile è il medesimo e il periodo cadrebbe di nuovo in agosto, ma questa volta per motivi universitari. Da decidere quindi le tappe, le tempistiche e il resto.
Infinito fervore nasce dall’ipotesi d’andar sulla strada col mio rubino.
Una gemma di vita che per ora, beninteso, è frutto solo d’una caotica idealizzazione. Un nucleo di luce che mi rapisca, mi avvolga. Un brillore che con le sue sfumature si adegui costantemente al mio Essere. Un agglomerato che ricopra contemporaneamente i 4 stati della materia, che col suo sfavillìo mi induca a (sor)ridere. Perchè la risata è l’ambrosia che nutre il seme anarchico ingabbiato nella nostra cassa toracica. E’ il più duttile dei grimaldelli, in grado di scardinare qualsivoglia grata dell’anima, ogni cella che spiritualmente ci imprigiona. L’unico antidoto abile a purificare le scorie del male di vivere. Un mezzo d’inestimabile potenza, la scia sovversiva della natura umana.
La gemma sarà per me un Pirandello personale, un saggio, un oracolo… resterò spiazzato dai suoi aneddoti, dagli esempi assurdi, dalle teorie romantiche che sfociano in idee rivoluzionarie.
Correndo sulle instabili impalcature del raziocinio, mi farà ridere, ancora, sempre… il suo fuoco vitale cederà alle mie membra il tepore più piacevole. E il suo sorriso, una volta raggiunta la vittoria dialettica, fungerà da balsamo rigenerativo per l’abbandonato mio cuor, lacerato e annichilito dal tempo. Tu, misteriosa alchimia che trasforma in oro e allegria il vuoto gelido che sovente mi corrode le interiora. Tu, sale minerale, polvere lunare: scesa quì per svegliarmi, per orientarmi, per salvarmi dalla paranoica previsione d’impatto, di collasso illusorio, che mi grava ciclicamente sulle spalle.
Il luccicare dei tuoi occhi, mio rubino, come stella polare nella nebbia esistenziale. Il profumo di millefiori che inebria i tuoi capelli diverrà sorgente di estasi nei momenti di noia e d’autunno. I tuoi gesti, movimenti in armonia, un debito inestimabile nei confronti delle leggi della fisica. La tua voce, dolce melodia di ruscello, irruzione di refrigerio nei meandri desertificati dell’istinto. La tua pelle, fresca di germogli e liscia di seta d’Oriente, sarà giaciglio, rifugio e teatro per l’Eros che mi possiede e schiavizza…

Trasmigrerai in me i tuoi sogni per osmosi, (soprav)viv(e)remo assieme sulla strada della buia e umida Varsavia. Cammineremo fianco a fianco ridendo, ridendo, ridendo di noi e del Tutto. Ridendo di me. Già immagino la reazione stizzita ai miei dispettosi test di solidità.
Lacererò il crepuscolo, allucinato da cotanta gioia e sfiorerò le stelle: grazie a te, di cui sei la più lucente. Dammi l’onore di farti da stalliere, la possibilità di partir con te dalle foreste dimenticate e raggiungere la Luna e gli Astri. Voglio fluttuare nel nulla materiale, ricambiare e proteggerti: malgrado il mistero dell’Essenza, potrai sempre naufragar con me nei colori che quell’umida notte a Varsavia mi insegnasti a percepire, distinguere e amare.
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Artwork by AngelDem@Deviantart
