LATINOAMERICANA
4 Ott 2006 di Jacopo
E’ fine luglio quando andai alla ricerca di un libro da portarmi in viaggio. Noto con distacco una serie di libri di ogni categoria e spessore, finquando l’occhio non cade su “LATINOAMERICANA: diario di un viaggio in motocicletta“, di Ernesto Guevara de la Serna.
Non avevo mai approfondito né sul film di cui conoscevo solo il titolo, “I diari della motocicletta”, tantomeno sul Che in sé. L’ho sempre tenuto da parte nella mia mente con un certo scetticismo: la mia idea del Che come idolo di massa, come effige da stampare sulle maglie di giovani che si autopercepiscono comunisti ribelli mi scatenava un’irritante allergia.
Sarà stato quindi il desiderio di esorcizzare le mia chiusura, o forse l’ipotesi che la scoperta di un personaggio che ha provocato tanto scalpore possa essere affascinante, che decido di investire 5€ sulle 128 pagine edite da Feltrinelli. Tornato a casa lo chiudo in zaino, per dimenticarlo.Sono seduto su un pulcioso sedile di un treno che percorre le vaste lande scandinave, quando il dolce far niente si tramuta in noia morbosa e mi attiva il meccanismo di ricerca di una possibile attività ludica. La lampadina si accende, ricordo di aver con me il libro chiuso nello zaino.
Lo apro, lo inizio, e lo finisco nel giro di 3 giorni.
Il diario, si sa, è la forma narrativa più intima, più vera, più vicina all’autore. Il quale si cimenta in un dialogo con sé stesso riflettendo la realtà che lo circonda dandone sfumature personali, filtrandone i particolari che lo eccitano o lo rallentano. Il tutto in piena sincerità e senza censure. LATINOAMERICANA consiste proprio negli appunti di viaggio di Ernesto Guevara, rielaborati da sé stesso in forma narrativa di diario.
Detto ciò, che il viaggio è un’esperienza che incide sull’io interiore Ernesto lo prova e lo dimostra non solo attraverso la curiosa cronaca delle avventure trascorse sulle strade e sui mari del Sud America, ma soprattutto con le numerose riflessioni e i brillanti approfondimenti socio-culturali. Nei meandri di popolazioni per lo più dimenticate e calpestate, Ernesto trova la materia prima per soddisfare la sua avida sete di ricerca.
Assieme ad Alberto Granado, suo amico biochimico e anche lui squattrinato, il Che in un anno e mezzo (da dicembre del 1951 a luglio 1952) tocca Argentina, Cile, Perù, Colombia, Venezuela e USA. Un itinerario fantasmagorico, percorso praticamente senza equipaggiamento (l’unica differenza tra ‘abbigliamento da notte e da giorno erano le scarpe: quando dormiva si toglievano), né soldi (i due si ingegnano per trovare stratagemmi per farsi offrire un letto, scroccare un pasto o qualche bicchiere di pisco!). Le passano di tutti i colori, utilizzano ogni mezzo possibile (partono con la mitica moto Poderosa II ma poi si rompe e quindi le provano tutte: a piedi, in zattera, in nave, in autostop…) e vivono la vita alla giornata. All’avventura.
Se infatti l’obiettivo iniziale era quello di visitare il lebbrosario di San Pablo, in Perù, i due giovani sognatori parallelamente viaggiano per vivere le culture indigene, riscoprendo con i popoli le antiche radici. Non manca quindi il monito costante ai governi filo-occidentali, che seguendo le orme dei cosidetti Conquistadores, continuano a denigrare coloro che son rimasti legati alle proprie origini.
Nel protagonista si percepisce il cambiamento, la crescita.
Lui stesso afferma: «Il personaggio che ha scritto questi appunti è morto quando è tornato a posare i piedi sulla terra d’Argentina, e colui che li riordina e li ripulisce, io, non sono più io; per lo meno, non si tratta dello stesso io interiore. Quel vagare senza meta per la nostra “Maiuscola America” mi ha cambiato più quanto credessi».
Un’evoluzione che il Che ha assaporato giorno dopo giorno, grazie alla quale è riuscito a superare i numerosi momenti di dubbio e di difficoltà estrema. Non sono mancati gli istanti in cui Ernesto si sia chiesto: “Ne è valsa la pena di far tutto ciò?”… quando ripensa alla ragazza, scaricata a malincuore in Argentina («Se mi vuole bene mi aspetta»), oppure quando soffre l’escursione termica delle pampas o le zanzare del Rio delle Amazzoni. O quando lo sfruttano in nave per pulire i bagni… Un’infinità di eventi che fungono da rito d’iniziazione per la vita del futuro rivoluzionario.
Detto ciò, credo che sia meglio smetterla di comprare i gadgets più o meno Made in China del Che. Se realmente lo ritenete un eroe, un modello o una divinità, per onorarlo leggete i suoi libri, anche se forse nemmeno questo basta.
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recensione a cura di: Jacopo Ottaviani
benvenuto a bordo
Il mio idolo si chiama Ernesto Che Guevara. Mi dispiace solo che non sono riuscito a trovara ancora una maglietta originale. Mi auguro di trovarla a più presto. Tra le tante canzoni che mi fanno pensare sempre a lui sono le canzoni di Moltheni e Nathalie Cardone come: Yo Yo Mundi, Gli occhi di Mara, Il circuito affascinante e Hasta Siempre comandante. La sua figura di personaggio rivoluzionario mi fa impazzire sempre. In vacanza mi piace tanto andare a Cuba, ma desidero andarci per capire la storia e la cultura di Che Guevara. Tra i tanti personaggi di storia e cultura mi piacciono sia Karl Marx che Fidel Castro. Ma noi siamo stanchi di piangere i nostri compagni uccisi ingiustamente. HASTA LA VICTORIA SIEMPRE.
[...] Latinoamericana (Ernesto Che Guevara) [...]
Ho letto tempo “Latinoamircano”e vidi prima il film…..mi piacque molto libro e film,ma non perchè era una parte della vita del Che,ma perchè era la storia di un uomo che ha voluto vedere co i suoi occhi la sua terra,la realtà della sua terra ed è mirabile ciò che lui fece,come essere umano e nn come guerrigliero,il prodigarsi per gli altri come uomo e come medico consapevole delle difficoltà che i poveri,i veri poveri del suo paese avevano..Ciò che più mi ha colpito è stato l'essere umano Ernesto che si commuoveva dinnanzi alle sofferenze e la sua capapcità comunque di continuare a fare ciò che per lui era giusto e il tentare di fare tutto ciò che era possibile per i suoi limiti…E' vero dobbiamo smettere di pensare all'icona,dobbiamo andare oltre la mistificazione dell'individuo,perchè non ha senso e si perde il senso di ciò in cui egli credeva…..ma mi rendo conto che far diventare un mito un uomo può far comodo a molti per sbandierare le loro false ragioni………Un saluto Mary
Entrambi avete dato una descrizione intensa, accurata e profonda di questa persona, che forse per abitudine, appunto, viene additato come rivoluzionario, ma che in realtà, solo una minuscola parte di suoi sostenitori sa veramente qualcosa di lui.
Io non sono né una che ha suoi gadgets, né tantomeno una sua sostenitrice, ma ammetto che tra i miei prossimi acquisti letterari inserirò anche questa lettura, in quanto mi incuriosisce percepire dalle righe dell'autore quei desideri di partenza, ma anche la consapevolezza di aver vissuto un'esperienza che ti ha profondamente cambiato.
Come è diffile commentare un'analisi, seppur breve, ma appassionata e completa coma la tua.
Lessi questo libro due anni fa. Mi colpirono due cose.
La prima era conoscere questo Ernesto Guevara, che la cultura popolare ci consegna come CHE, un personaggio che crediamo di conoscere ma di cui pochi sanno. E fare la conoscenza di questo giovane medico argentino attraverso i suoi diari è stata un'esperienza stupenda. Capire le ragioni delle sue azioni che sono diventate STORIA, NON MITO… STORIA! il mito appiattisce, fa apparire e non capire. Sapere che il comandante ERNESTO GUEVARA era una persona decisa e ferma, che non esitava a fucilare i traditori venduti alla CIA e che era mosso da un coraggio pieno di paura, perchè solo chi ha paura e la supera può essere coraggioso, altrimenti è incoscienza. Vorrei vedere persone che vestono la maglietta del CHE coscienti della sua forza, dei suoi ideali, della sua lealtà, della sua tenerezza e del suo spirito rivoluzionario. Perchè solo quelle persone potranno carpirne gli insegnamenti, che sono la sua eredità più preziosa.
La seconda cosa che mi colpì fu come un giovane,partito con la voglia di fare esperienze, di “rimorchiare” e di vivere un'avventura prima di laurearsi e vivere definitivamente nella sua Argentina, arrivò a destinazione cambiato nell'essere e nei propositi. La potenza di un viaggio (quindi della conoscenza) che scardina il nostro pensare e ci apre ad una realtà più grande.
Per stessa ammissione di Ernesto Guevara partì una persona e ne arrivò un'altra. Un'altra persona che poco tempo più tardi conobbe in un carcere messicano un'altro giovane :Fidel Castro.
Con cui cambiò la storia dell'america latina. Un continente che allora era dilaniato dalle dittature militari impiantate dalla CIA a Cuba diete la speranza e la prova che cambiare si poteva. E grazie a quell'isola di contadini dove non ci sono risorse naturali all'infuori della canna da zucchero, grazie a quel paese che per 40 anni ha resistito… oggi in america latina abbiamo una ventata nuova di democrazia che ha il coraggio di dire NO agli Stati Uniti e di creare un mercato equo e solidale al suo interno.
Anche questo è Guevara e non conoscendolo non potremo mai giudicare nella di quello che accadde poi nel suo continente