Grande omaggio alla Luna
22 Lug 2006 di Jacopo
Amo la Luna tanto da sentire il dovere di cimentarmi in un culto poetico nei suoi confronti. Ho ricercato poesie, poemetti, sonetti, estratti di prosa che hanno come (s)oggetto d’ispirazione proprio lei, la Luna. Ho vagabondato tra versi, rime, righe, parole ma soprattutto sogni: quante volte ho immaginato d’esser illuminato dalla sua luce… Sdraiato su una pietra calda, avvolto dai suoi raggi d’avorio che ti avvolgono in un abbraccio materno. Sempre disponibile a lasciarsi velare da qualche fortunata nuvola, fino a nascondersi timidamente, per poi di nuovo rivelarsi quasi in una disputa a nascondino. Si diverte spesso, ma spesso no. Ci sono notti in cui il suo volto diviene rosso sangue, per celebrare le anime che volano via verso le stelle, per accogliere le lacrime di chi piange d’Amor e Morte.
Lei scruta irremovibile, pensierosa, saggia: il suo sguardo magnetico ammalia, incanta.
Luna compagna di riflessioni, che ascolta paziente e dona con la sua luce e le sue sfumature preziosi consigli: tu le parli e lei risponde, poichè vive da sempre e per sempre vivrà. Dona volentieri la sua eterna esperienza agli infiniti occhi che sempre la guardano con stupore e ammirazione.
Jorge Luis Borges ha amato la Luna e ne ha dato prova venerandola con due poesie: una facente parte della raccolta “La moneta di ferro” (La moneda de hierro, 1976), l’ho riportata nel precedente piccolo omaggio alla Luna.
L’altra, compresa nella raccolta “Il Creatore” (El Hacedor, 1960), non è una banale sintesi di poesie e miti dedicati alla Luna, bensì è una sublime espressione dell’immensità della Luna che sebbene la sua semplicità ha recitato nella storia un importante ruolo nell’immaginario e nei sogni dei Poeti e dell’umanità in generale.
A voi il più grande omaggio alla Luna che abbia mai letto.
La Luna
da “Il Creatore”, Jorge Luis Borges
Dice la storia che un tempo passato,
quello in cui succedevan tante cose,
reali, immaginarie o fantasiose,
un uomo concepì uno sterminato
progetto; scriver tutto l’universo
in un libro e riempì con slancio un fitto,
eccelso, immenso ed arduo manoscritto,
e limò e declamò l’ultimo verso.
Stava per render grazie alla fortuna,
ma, alzando gli occhi, un bel disco d’argento
vide nel cielo e rimase sgomento:
s’era dimenticato della luna.
La storia, anche se falsa, è ben ordita
per dimostrare quale maleficio
grava su noi che usiamo, per ufficio,
trasmutare in parole questa vita.
Si perde sempre l’essenziale. E’ una
legge d’ogni parola, sopra il nume.
Non l’elude il mio scritto, che riassume
una lunga esperienza con la luna.
Chi sa? La vidi prima nell’antico
cielo anteriore, ch’è nella dottrina
del greco, o, nella sera che declina,
sopra il cortil, fra la cisterna e il fico?
Come si sa, questa vita consente
fra l’altre cose, a tratti, anche dei bei
momenti; e certe sere, sì, io e lei
ti contemplammo, o luna compiacente.
Più che la luna della notte, vedo
quella del verso; come la stregata
Dragon moon, che dà orrore alla ballata,
e quella sanguinante di Quevedo.
D’una luna di sangue ebbe a parlare
Giovanni nel suo libro, di feroci
prodigi pieno e di giubili atroci;
ma vi son lune d’argento, più chiare.
Pitagora col sangue (narra una
leggenda) su uno specchio un dì scriveva
e il riflesso di questo si leggeva
dentro quell’altro specchio ch’è la luna.
V’è una selva di ferro ove dimora
il lupo boreale, la cui sorte
strana è abbatter la luna e darle morte,
quando arrosserà il mar l’ultima aurora.
Il profetico Nord questo ben sa ;
e sa che tutti i mari e tutti i porti
la nave fatta con l’unghie dei morti
quel terribile giorno infesterà.
A Ginevra, a Zurigo, la fortuna
volle un giorno che anch’io fossi poeta;
da allora, come gli altri, ho la segreta
prescrizione di scriver sulla luna.
Con una specie di studiosa pena,
le mie modeste variazioni scrivo;
forse ha usato Lugones (questo è il vivo
mio timore) di già l’ambra o la rena.
D’antico avorio, fumo e del rigore
della neve vi fu più d’una luna
ch’accese già poesie; però nessuna
della tipografia ebbe l’onore.
Pensavo che poeta è quel che, come
faceva il rosso Adamo in paradiso,
impone ad ogni cosa il suo preciso
e vero e proprio e misterioso nome.
Ariosto m’insegnò che la dubbiosa
luna ha in sé i sogni, ha in sé l’irraggiungibile,
il tempo che si spreca, l’impossibile
e il possibile, ch’è la stessa cosa.
Della triforme Diana Apollodoro
mi lasciò intravedere l’ombra magica.
Hugo mi suggerì una falce d’oro,
l’irlandese una nera luna tragica.
E intanto che sondavo la miniera
di quelle lune da mitologia,
lei stava lì, alla svolta della via,
la luna celestiale d’ogni sera.
So che fra tutte le parole, una
ce n’è per ricordarla e figurarla.
Il segreto, per me, sta nell’usarla
con umiltà. Quella parola è: luna.
Non oso più macchiarne ora la pura
parvenza, usando un’immagine vana:
la vedo misteriosa e quotidiana
e al di là della mia letteratura.
So che la luna, la parola “luna”
è un segno che qualcun creato ha
per scriver l’arduo di questa realtà
strana che siamo, ed è multipla ed una.
Un dei segni che all’uomo il caso o il fato,
affinché un giorno (giorno d’agonia
o di gloria esaltante) in grado sia
di scrivere il suo vero nome, ha dato.
Grazie per entrambi i commenti. Se interessano le poesie di Borges consiglio questo libro!
Ariosto m'insegnò che la dubbiosa
luna ha in sé i sogni, ha in sé l'irraggiungibile,
il tempo che si spreca, l'impossibile
e il possibile, ch'è la stessa cosa.
Bellissimi questi versi…..
Anch'io sono sempre stata ammagliata dalla Luna:
spesso e volentieri mi “perdo” a confidarmi con lei, a “sentire” di essere ascoltata, e ad immaginare quell'abbraccio di cui tu parli.
La luna, mia fedele compagna di vita e di viaggio:
quelle giornate trascorse in treno o in auto, accompagnate dal suo sguardo; quell'alone di tranquillità e serenità.
Ma anche sensazione di disperazione, di volersi perdere dentro i suoi crateri, dentro la sua anima.
Sono vivi i momenti in cui da bambina, ma anche ora mi capita spesso, di perdermi ad osservarla così a fondo, da vederne una forma come di un viso che cambia, cambia a seconda delle serate e dei momenti. Quel viso che la rende un pò umana, forse per il desiderio di averla un pò più vicina per avere la certezza che sia con noi.
Semplicemente bellissimo.