A se stesso
martedì, 11 ottobre 2005 di Jacopo
La poesia fu composta probabilmente a Firenze nella primavera del 1833 e pubblicata nel Canti nel 1835. Metro: endecasillabi e settenari liberamente alternati e legati da tre rime.
Tre è il numero perfetto (NdR).
Or poserai per sempre,
Stanco mio cor. Perì l’inganno estremo,
Ch’eterno io mi credei. Perì. Ben sento,
In noi di cari inganni,
Non che la speme, il desiderio è spento.
Posa per sempre. Assai
Palpitasti. Non val cosa nessuna
I moti tuoi, né di sospiri è degna
La terra. Amaro e noia
La vita, altro mai nulla; e fango è il mondo.
T’acqueta omai. Dispera
L’ultima volta. Al gener nostro il fato
Non donò che il morire. Omai disprezza
Te, la natura, il brutto
Poter che, ascoso, a comun danno impera,
E l’infinita vanità del tutto.
Giacomo Leopardi
Oggi, 12 Gennaio 2007, aggiungo una perla tratta da “Lo Zibaldone“, che mi sono regalato per Natale e che ho iniziato a leggere.
Rendo cioè fruibile ai lettori un pensiero strettamente correlato alla quì riportata originariamente poesia di Leopardi.
Da [72], “Lo Zibaldone” - Giacomo Leopardi:“Tutto è nulla al mondo, anche la mia disperazione, della quale ogni uomo anche savio, ma più tranquillo, ed io stesso certamente in un’ora più quieta conoscerò la vanità e l’irragionevolezza e l’immaginario. Misero me, è vano, è un nulla anche questo mio dolore, che in un certo tempo passerà e s’annullerà, lasciandomi in un vòto universale e in un’indolenza terribile che i farà incapace anche di dolermi.”
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per il ritratto, ringrazio wikipedia.

Leopardi docet. :°(
il maestro dice il vero
nemesi, chi sei? :O
Piacere di conoscerti cmq!