La sensualità delle alghe
Uno sguardo cifrato nell’ombra e quindi giù, in apnea, sotto le lenzuola. Piedi, tibie, ginocchia, fianchi – due mani d’uomo scorrono lente, sui binari della donna. Destinazione: interno coscia, verdi colline d’Africa. Poi: un bacio sfiorato e due gambe si aprono. In un movimento tenue e automatico, come un fiore che schiude i suoi petali, accarezzato dall’alba.
La femminilità è un’ostrica, salata e invitante come il Mediterraneo… aspra e polposa come un agrume siciliano – un’arancia, un bergamotto – un melograno – su cui affondare i denti e succhiare – tanto irresistibile che ahi! mi fai male – devo aver esagerato, scusa – ma una sensazione di totalità gli si barrica nel cranio.
Partono minuti di eccitazione, di amore profuso. Di rivoluzione umida. Un quarantotto di fervori e bestialità. Crollano i confini, le identità. Le due creature si fondono, si mescolano, si combinano per convergere in un corpo nuovo, incubato in un letto sudato. Lingua e dita calano dal cielo come fili di pioggia sul delta di Venere. Gli argini tremano al giogo dei tentacoli che carezzano, lusingano, titillano, massaggiano, roteano, premono, avvolgono, insistono – su lei, dentro lei – fertile e nera come la torba irlandese – misteriosa e oscura come un covone di alghe – sensuale e invitante come la polpa di un corallo – e nel frattempo le mani afferrano i seni. La vulva è carica, rossa di vita. Pronta a secernere la sua linfa. A gorgogliare vita. Colpi di lingua come sciabolate al cuore. E rivoli di mosto colano dalle bocche, scendono sul collo, raggiungono il torace e fanno pozza sulle lenzuola. Saliva, sudore, nettare: fiotti di vino inebriante, sogno dei marinai.
Irrompe l’euforia. Mentre lui continua a vangare, il corpo di lei è un aereo in avarìa. Le mani – frenetiche – finiscono sulla spalliera del letto, ancorate come per non lasciarsi inghiottire in una corrente. Il busto è tarantolato. Le gambe cingono il collo di lui, come spire di boa attorno a una preda. Orde di brividi percorrono zone inesplorate del corpo, ormai cosparso di sudore come benzina. Pulsioni lombari sgretolano gli ultimi residui di razionalità. Le cosce vibrano di elettricità. Sospiri si alternano a risate. Unghie arpionano la carne. La miccia è accesa. Il respiro si fa affanno. Il diavolo ribolle nelle arterie. Il cuore è un braciere. La penombra nella stanza si fa fluida. Il soffitto, stellato. La materia perde consistenza. Uno spazio azzurro le invade la mente. Uno spasmo le spezza la gola. Una bolla di calore le esplode nel ventre. S’incendiano le estremità. Cade l’ultima diga. Si liberano le acque. E’ la luce, è la morte. Gli arti sciolgono la presa. Cavalli di fuoco trottano nella nebbia, poi svaniscono. Le pupille si dilatano. Una stella si spegne nell’universo.
Audio clip: Adobe Flash Player (version 9 or above) is required to play this audio clip. Download the latest version here. You also need to have JavaScript enabled in your browser.
The Cure – A Thousand Hours